Omicidio Ladispoli, la criminologa Immacolata Giuliani sulla morte di Marco Vannini: "Non si tratta di omissione di soccorso, ma volontà di rallentare i soccorsi" - Terzo Binario News

marco-vanniniAncora molti dubbi e domande intorno alla morte di Marco Vannini, avvenuta in circostanze ancora da chiarire. Sulla vicenda interviene la criminologa Immacolata Giuliani la quale, sebbene non sia nè perito nè consulente della famiglia Vannini, ha espresso la propria opinione in merito all’ipotetica situazione in cui si è sviluppata la tragica vicenda.

Punto di partenza per la dottoressa è la relazione tra Marco e Martina, un rapporto definito da molti morboso.
“C’è sempre una coerenza comportamentale in una relazione che mantiene un equilibrio – afferma la criminologa – finchè non succede qualcosa che diventa la scintilla che accende una miccia. In questo caso, secondo la mia opinione, la scintilla è la volontà di Marco di fare il Carabiniere.“.
E’ noto infatti che il sogno di Marco fosse quello di entrare nell’arma, e che lo scorso anno avesse già provato a fare domanda, trovandosi costretto a rinunciare al concorso per un errore burocratico.
“Pochi giorni prima del fatto – continua la dottoressa – Marco era andato dallo zio perchè ci voleva riprovare. Pare che Marco abbia ricevuto un messaggio da Martina con scritto “Ma tu sei stato da tuo zio?” come a dire “ma tu ci stai riprovando?”.
Una situazione che sembrerebbe fosse divenuta pesante anche per Marco.

In riferimento a quello che è accaduto quella sera, non possiamo parlare di incidente – continua la criminologa – perchè 4 persone adulte, vaccinate e lucide avrebbero messo in atto soccorsi più tempestivi. Senza scordarci il mestiere di Ciontoli.“.
“Qui non si tratta di omissione di soccorso – afferma Giuliani – ma proprio di volontà di rallentare i soccorsi. Le telefonate, prendere Marco, lavarlo, vestirlo. Non si può parlare di incidente perchè sennò non avrebbero perso tempo. Sono i loro comportamenti che ce lo dicono. Non mi venissero a dire che erano presi dal panico. Si tratta di un atteggiamento costruito, pensato, quindi la loro volontà era quella di salvare il ragazzo o di ritardare i soccorsi che poi hanno portato alla morte di Marco?”.
“Il profilo di Ciontoli – prosegue la criminologa – è quello di una persona che è abituato allo stress e comunque in una situazione di panico sarebbe stato più naturale chiamare i soccorsi. Si chiama comportamento automatizzato.”.

La dottoressa aggiunge anche alcune sue considerazioni in merito alla tempistica di quella sera.
“Marco intorno alle 23 ha chiamato a casa e il colpo sappiamo che presumibilmente è partito intorno alle 23.20. Escludendo l’incidente, molto probabilmente quando Marco ha chiamato era in atto qualcosa perchè in 20 minuti non nasce una discussione così accesa.”.

Si attendono quindi risposte più certe da parte degli inquirenti, dallo stub e dalla autopsia sul corpo che giungeranno probabilmente prima della fine di luglio.

Pubblicato venerdì, 10 Luglio 2015 @ 12:05:32     © RIPRODUZIONE RISERVATA