Odissea pendolari. L'appello di Terzobinario: "Ora basta, Trenitalia, Regione e Comuni fate qualcosa" - Terzo Binario News

pendolari“Cose del genere non accadono nemmeno nel Terzo Mondo”. È il mantra quotidiano dei pendolari. Senza scomodare il Terzo Mondo, che, per esperienza diretta, in molti casi ha un servizio di gran lunga migliore al nostro, rimaniamo nel Primo, del quale sulla carta dovremmo far parte. Ieri il treno partito da Ladispoli alle 8 si è bloccato nelle campagne di Casal Lumbroso e lì è rimasto per quasi tre ore. I viaggiatori sono scesi sui binari per non rischiare di morire dal caldo, visto che l’aria condizionata era come di consueto rotta.

“Il treno era talmente vecchio che non si trovava una locomotiva con il gancio adatto a trainarlo”, racconta un passeggero riferendo quanto detto dal macchinista. “Non si può scendere per ragioni di sicurezza, ma il macchinista è stato comprensivo – riferisce un’altra pendolare – la cosa impressionante è che comunque ci passavano accanto sull’altra rotaia i treni diretti a Ladispoli e abbiamo chiesto al capotreno se ci poteva far salire per tornare indietro”. Tutti gli altri treni hanno portato ritardi impressionanti e così è stato al ritorno fino alle 20. Non si tratta di casi eccezionali.

Il nostro servizio ferroviario è da vergogna, grida pietà al cospetto della dignità umana. La nostra linea, la Fl5 (ha di nuovo cambiato il nome come si fa con un copridivano su un sofà putrido), è gravata da un sovraffollamento a cui nessuno vuole porre rimedio. Trenitalia non dà cifre, ma si calcolano circa 80mila passeggeri al giorno da Civitavecchia a Roma. Attorno alle capitali e alle grandi città dei Paesi “sviluppati” si ha tutto l’interesse a creare linee adeguate per il trasporto pendolare.

Sul piano scientifico sono i vasi sanguigni su cui scorre la linfa dell’economia che porta ricchezza alla città, all’hinterland e all’intera nazione. Sul piano umano uno Stato civile qualsiasi dovrebbe garantire il diritto alla mobilità, prima di tutto pubblica e poi privata, in condizioni sane, sicure, dignitose, e, perché no, piacevoli.

Gli attori coinvolti nella gestione del trasporto pubblico locale (tpl) sono tre: RFI, che fornisce la rete sui cui viaggiano i treni, Trenitalia, l’azienda che gestisce i convogli e il servizio, e la Regione Lazio. Quest’ultima stipula ogni cinque anni il cosiddetto “Contratto di servizio” con cui chiede a Trenitalia quali e quanti treni vuole e mette mano al portafogli.

Per quanto riguarda il problema del sovraffollamento la soluzione sarebbe richiedere più treni ma, a sentire il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta, secondo Rfi non ci sono più spazi per altri treni su una linea già frequentata da treni nazionali, internazionali e merci. L’ufficio stampa di Trenitalia spiega invece che tutto dipende dalle richieste che fa la Regione a Trenitalia e anche dalla disponibilità tecnica della rete. “In un Paese normale – è la constatazione di Paliotta – avrebbero già pensato e progettato una linea metropolitana per i pendolari, parallela a quella attuale”. Ma non siamo un Paese normale, appunto.

Stesso discorso riguarda i ritardi: la Regione dovrebbe mandare delle ispezioni per verificare che lo stato del servizio sia conforme a quanto richiesto nel Contratto di servizio. La Direzione regionale del Lazio fa sapere: “Per quanto riguarda la puntualità, il Contratto di Servizio prevede come obiettivo che l’87% dei treni abbia un ritardo massimo in arrivo entro i 5 minuti ed il 95% entro i 15 minuti; nell’anno 2011 il dato medio raggiunto dalla Direzione Regionale Lazio è stato dell’87% per la fascia 0-5 e del 97% per la fascia 0-15”.

Chi viaggia tutti i giorni si starà chiedendo se abbia fatto errori di battitura o se Trenitalia conti il tempo in base ad altre unità di misura”. Non sarà forse che la Regione effettua pochi, scarsi o inaccurati controlli sui treni e nelle stazioni e che Trenitalia fa quadrare i conti per evitare penali? In attesa di saperne di più dalla Regione e dall’azienda, il dubbio rimane. Magari il nostro sospetto è infondato e ci ritroviamo sempre sui treni regionali contati in quel 3% dei ritardatari.

La questione è davvero complessa. L’evasione è alle stelle in Italia. Come ci ha confermato un controllore della nostra tratta in un’intervista, si aggira attorno al 30%. I casi di ieri, come testimoniato anche da alcuni presenti, non fanno che aumentare la rabbia verso il servizio. In molti non vogliono più pagare per un servizio scadente, aggiungendo così un mancato introito alle già poche risorse erogate. Siamo nel solito circolo vizioso che attanaglia diversi settori della società italiana. Di certo le Regioni e lo Stato, che negli ultimi anni ha trasferito sempre meno risorse alle regioni, dovrebbero stanziare più fondi per il tpl.

Se la popolazione di Ladispoli cresce di 1000 unità l’anno non è certo perché una multinazionale ha aperto i suoi stabilimenti nella cittadina. La vicinanza a Roma via treno, i prezzi delle case più bassi e magari la ricerca di un po’ di quiete sono i motivi che spingono molte persone a venire a vivere qui. Sono i nuovi residenti che hanno fatto sì che Ladispoli ottenesse lo status di città, proiettandola in una dimensione più ampia, al di fuori del provincialismo a cui eravamo abituati.

Non sono poche le persone che, dovendo scegliere tra le località del territorio, preferiscono Marina di Cerveteri spinte anche dal fatto di poter trovare posto a sedere salendo nella stazione precedente Ladispoli. Altri per evitare il calvario quotidiano dei pendolari stanno preferendo altre mete della Provincia o tornare a Roma. In molti si sono pentiti di essere venuti a vivere a Ladispoli e il rischio è che l’incremento demografico, tanto sbandierato dall’amministrazione, si inverta. Forse prima di pensare al rilancio del turismo balneare e al porto, dovremmo fare in modo che i 42mila cittadini che vivono Ladispoli tutto l’anno possano recarsi sui luoghi di studio e di lavoro in condizioni dignitose e offrire un servizio adeguato a una popolazione in crescita, con un progetto a lungo termine o non con interventi tampone.

Il problema dei pendolari, come è risultato anche dal sondaggio di Terzobinario, è il tema in cima alle preoccupazioni dei ladispolani. È una questione di civiltà, che come tale non può restare inevasa. Lanciamo un appello alla Regione Lazio, che il prossimo anno dovrà rinnovare il contratto di servizio, a Trenitalia, da cui attendiamo spiegazioni sullo stato del servizio, e ai sindaci del territorio, ai quali chiediamo di unirsi e farsi sentire presso Regione e azienda e di ragionare in una prospettiva più ampia nel tempo e nello spazio. Terzobinario, non solo per il nome che porta, è disposto a farsi portavoce della battaglia dei pendolari e promotore di una tavola rotonda con tutti gli attori coinvolti.

Pubblicato giovedì, 20 Giugno 2013 @ 08:48:02     © RIPRODUZIONE RISERVATA