Lavori Pnrr a Santa Marinella, le osservazioni di Braccio da Montone • Terzo Binario News

Lavori Pnrr a Santa Marinella, le osservazioni di Braccio da Montone

Mag 17, 2026 | Politica, Santa Marinella

C’è un nuovo sport cittadino: il “dissesto preventivo”. Non quello finanziario, che ancora non c’è, ma quello narrativo. Ogni tre giorni parte la sirena: “Arriva il default! I cantieri PNRR ci seppelliranno! Bruxelles ci manda Equitalia con l’elmetto!”.

E giù conferenze, post, allarmi, necrologi amministrativi anticipati. I più attivi nel genere catastrofico sono Minghella e il suo eco-portatile Tidei, il ventriloquo col megafono incorporato: uno parla, l’altro amplifica.

La tesi è semplice: se i progetti PNRR non vengono completati entro le famose milestone — parola inglese che in italiano significa “scadenze”, ma detta così fa più Davos — l’Europa chiude il rubinetto e il conto resta al Comune. Tradotto: quasi due milioni per la ciclopedonale di via delle Colonie, più l’album completo dei “fantasmagorici” progetti prenotati dall’ex sindaco, una cifra oscillante tra i 30 e i 40 milioni a seconda dell’umore, della pressione atmosferica e del santo del giorno.

Ora, il rischio esiste? Certo. Ma qui la domanda è un’altra: chi l’ha creato?

Perché non stiamo parlando di un meteorite caduto su Palazzo comunale. Le note del segretario generale Schirmenti c’erano. I richiami pure. Il parere della Prefettura anche. Persino il Dipartimento della Funzione Pubblica aveva scritto nero su bianco che quella situazione puzzava più di una delibera lasciata al sole d’agosto. Eppure niente. Avanti tutta. Con la determinazione eroica del capitano che vede l’iceberg e ordina “più velocità”.

Così il ruolo di RUP — Responsabile Unico del Procedimento, non “Re Umbro Permanente” — è stato affidato sempre allo stesso architetto in pensione. Sempre lui. Un uomo solo al comando. Mancava soltanto che facesse anche il taglio del nastro, il collaudo e il buffet inaugurale.

Poi arriva l’altolà della Prefettura. E lì scatta il capolavoro burocratico degno dell’Azzeccagarbugli: cambiamogli nome al ruolo! Non più RUP, ma qualcos’altro.

Peccato che quel nuovo incarico, dettaglio trascurabile, non esistesse nemmeno nella pianta organica del Comune. Un po’ come nominare uno “Ammiraglio della Flotta” in un paese senza mare.

A quel punto la commissaria prefettizia — che, piccolo particolare, di mestiere fa rispettare la legge e non il karaoke politico — ha chiesto un ulteriore parere al Ministero e poi ha fatto la cosa più scandalosa di tutte: ha applicato la norma. Apriti cielo.

Via il professionista, pensione meritata e pratica chiusa. O almeno avrebbe dovuto. Perché nel frattempo l’ex RUP si era nominato direttore dei lavori praticamente ovunque: cantieri PNRR, appalti, opere pubbliche. Un uomo così ubiquo che al confronto il prezzemolo sembra schivo.

Risultato: ora i cantieri rallentano, le procedure si inceppano e gli stessi che per anni hanno ignorato pareri, incompatibilità e richiami istituzionali scoprono improvvisamente il senso della legalità… ma al contrario. Cioè: la legge va bene solo quando conviene.

E allora la domanda finale è quella che anche un cittadino distratto dovrebbe porsi: se parcheggi l’auto davanti alla rampa di un garage e arriva il carro attrezzi, la colpa è del proprietario che chiama i vigili? Dell’agente che fa il verbale? O dell’autista che ha lasciato la macchina dove non poteva?

Perché qui sembra di assistere alla classica scena del pirata della strada che, dopo aver preso il muro in pieno, denuncia il muro per eccesso di durezza.

Poi magari il dissesto non arriverà. Ce lo auguriamo tutti. Ma se dovesse succedere, la Corte dei Conti difficilmente andrà a interrogare chi ha applicato la legge. Più probabile che chieda conto a chi, per anni, ha fatto finta che la legge fosse un optional. Tipo il climatizzatore. O la freccia in rotonda.

Braccio da Montone