L'attesa • Terzo Binario News

L’attesa

Mar 28, 2013 | Blog, Valerio Valentini

Come ogni mattina Maria si sveglia e maledice il suo signore di non averla portata via qualche tempo fa.

Non quando era nel fiore degli anni ma qualche tempo dopo quando, a suo dire, il corpo cominciava a mutare sotto i suoi occhi.

Ogni mattina Maria si alza, si guarda allo specchio schifata ma decide ugualmente di modificare il suo aspetto tramite trucco e parrucco, un’operazione che costa a Maria fra i venti e i quaranta minuti a seconda del modo in cui si è svegliata.

Potrebbe impiegare questo tempo per fare cose molto più costruttive, lo sa Maria, ma comunque ogni mattina si alza e si trucca per quaranta minuti.

Si reca al bar ogni mattina Maria ed io la osservo. Maria è biondo cenere, tinta, capelli cotonati e vaporosi, credo si faccia i bigodini, ha le mani rugose ma curate e le unghie lunghe, ogni giorno di un colore diverso, probabilmente nel tempo che impiega al mattino c’è anche dello spazio per passarsi dello smalto.

E’ sempre ben vestita Maria, magari un po’ troppo appariscente ma comunque ben vestita, pantaloni attillati e grandi pellicce color crema, marrone e nere, orecchini tondi e grandi anch’essi e collane di oro spesso.

Ogni mattina la vedo al bar, sola.

Qualcuno mi ha detto che tempo fa il marito è andato via, non è morto è semplicemente scappato.

Ogni mattina ordina un caffè al vetro ristretto e un bicchiere d’acqua minerale, si siede al tavolo di fuori anche se fra freddo, versa mezza bustina di zucchero di canna e gira lentamente.

Era ricca Maria, per questo è sempre ben vestita e curata, una volta poteva permetterselo, poi il marito è scappato e lei è rimasta sola, vive di pensione, minima ma almeno casa è sua, tutta sua, il mutuo l’ha finito di pagare qualche anno prima.

Quarant’anni, una vita intera.

Ogni mattina Maria è seduta, sulla sedia blu di plastica fuori al bar, gira il suo caffè al vetro macchiato ed osserva dalla parte opposta della strada, verso casa sua.

Prende dalla tasca un pacchetto di sigarette bianco, sono fine e lunghe, ne sfila una e la poggia sulle labbra attenta a non sbafarsi il rossetto, la accende e prende delle grandi boccate.

Fa uscire il fumo dal naso Maria che continua ad osservare con lo sguardo perso dalla parte opposta della strada, verso casa sua.

Come ogni mattina.

Spegne la sigaretta nel posacenere e si alza. Tremano le gambe a Maria che lentamente attraversa la strada si ferma al centro di essa ed allarga le braccia al cielo, guarda in aria Maria e chiude gli occhi aspettando.