Lanucara sul Padre Pio di Bracciano: "Tamponi lumaca e le risposte latitano" - Terzo Binario News

“Gentile direttore generale Asl-rm4, dr. Giuseppe Quintavalle, sono l’ultra-ottuagenario giornalista Amedeo Lanucara, costretto a segnalarle gravi disfunzioni per il tampone coronavirus, qui all’ospedale Padre Pio di Bracciano. E ciò, dr. Quintavalle, malgrado il suo encomiabile e diuturno impegno, anche finanziario, per migliorargli l’efficienza.

I fatti. Sabato 5 settembre, poco dopo le ore 12, il Sottoscritto e la sign.ra M. F., settantasettenne, su prescrizione della dr.ssa M. M., coi numeri d’ordine 67 e 68, effettuammo, nell’apposita tenda dell’Ospedale de quo, il tampone per l’accertamento di eventuali contagi da coronavirus.

Ci consegnarono poi un foglio cadauno: indicava una password che ci avrebbe consentito, insieme al codice fiscale, di ricevere il referto, tramite un portale della Regione Lazio (salutelazio.it/scarica-il-tuo-referto). Ci fu inoltre garantito che tale referto sarebbe stato inserito entro la sera del giorno successivo (domenica 6), o, al massimo, entro la mattina di lunedì 7.

Bene, anzi male. A tutt’oggi son trascorsi ben 10 giorni e il portale continua a rispondere, per entrambi, che “non è presente alcun referto per le credenziali inserite”.

Mercoledì 9, preoccupata, la sign.ra M. F. segnala il disguido al Personale che effettuò il tampone. Risposta: non deve preoccuparsi, se i due referti fossero positivi, v’avrebbero già contattati per l’isolamento. Deve convenirne, dr. Quintavalle. Una tal risposta sembra conforme più alle “strisce” donchisciottesche delle Sturmtruppen, che all’organizzazione sanitaria d’un Paese moderno.

Giovedì 10, per qualche ora, il sito avverte che potevan esserci ritardi per un quiproquò tecnico.

Domenica 13 la dr.ssa M. M., sconcertata, mi chiede le coordinate dei tamponi; e, per scrupolo di coscienza, prova lei a chiedere i due referti col proprio computer. Idem i risultati.

Chiedo un po’ un giro e mi si riferisce che le nostre doglianze non son sole. E riguardan persino chi ha problemi d’urgenza. Sulle cause ecco due scuole di pensiero, fondate sull’inadeguatezza burocratica: a) – i tamponi si son persi per istrada; b) – nel transit ai laboratori si sono sbagliati l’username e/o la password. V’è anche qualche interpretazione più malevola, che non riferisco.

Che dire? Mi si permetta un ricordo istruttivo sulle nostre ataviche carenze burocratiche.

Estate 1973, solita crisi del Paese. Esplosero i prezzi al consumo. Il Governo s’illuse di bloccarli, dando il controllo su di essi al Cip, cui le aziende dovevan inviare i prezzari. Un manifesto incitò il Cittadino a denunciare chi trasgredisse (“Chiama il Governo!”, seguito da un telefono). Io, da inviato di Sole-24 Ore, il 1° settembre, in prima pagina, rivelai che il telefono era una bufala; e che la “gigantesca macchina blocca-prezzi” era un anziano Travet in uno scantinato, sommerso ogni giorno da uno tsunami di migliaia di prezzi, incontrollati e incontrollabili. Per la gioia dei topi…

Passano i secoli e i regimi, ma la “specialità” italiana è far le guerre coi thanks di cartone.

E adesso? Vorrei augurarmi che adesso, col suo autorevole intervento, tutti i “tamponati” di Bracciano sappiano finalmente della propria salute, contribuendo così ad isolare il virus”.

Dr. Amedeo Lanucara

Pubblicato martedì, 15 Settembre 2020 @ 13:48:49     © RIPRODUZIONE RISERVATA