Ladispoli, una docente della Melone: "Lezioni on line meglio che stare fermi" - Terzo Binario News

“Forse interessa sapere come sta andando la famosa didattica a distanza, almeno nella mia scuola. Mi è venuto in mente di scrivere una sorta di spiegazione di ciò che facciamo perché ieri ho parlato con un amico a cui pareva che i prof. del figlio facessero troppo poco, oggi con un’amica che si lamentava del fatto che facessero troppo, troppe lezioni online, troppo materiale didattico inviato attraverso il registro elettronico, troppi compiti.
Per contro, e per fortuna, io e i colleghi riceviamo anche spesso messaggi di ringraziamento da parte dei genitori, come quello commovente di una mamma, un vocale che mi è arrivato tramite whatsapp, in cui la signora dice che in un momento emotivamente difficile per lei, che lavora in ospedale, vedere come noi professori siamo vicini ai ragazzi è bello.

Ecco questo (e altri messaggi simili) mi dà l’idea che stiamo facendo qualcosa anche noi, per quello che possiamo, per il Paese.
Questo è tempo di condivisione di mail con gli studenti, per lo scambio di informazioni, la richiesta di spiegazioni, l’invio dei compiti assegnati.
Ieri mi è arrivata una mail da un mio alunno di prima media, senza testo, con questo oggetto: “prof non vedo l’ora di fare la videolezione di domani”.
Io non vedo l’ora di tornare a scuola, lo confesso.
La scuola è un posto in cui sto bene.

Un po’ tutti, tra colleghi, ce lo stiamo dicendo, e da prima che cominciasse la reclusione in casa. Ci stiamo rendendo conto tutti di quanto sia bello il lavoro che facciamo.
Anche mio figlio, che ha tredici anni e fa la terza media e dalla prossima settimana avrà le sue lezioni online, dopo i primi due giorni di contentezza per la chiusura aspetta di rivedere i compagni e il gruppo classe con entusiasmo ( si declini entusiasmo su un adolescente un po’ ribelle e dall’aria un po’ vissuta, come se la sapesse sempre lunga).
In questi giorni, per molti di noi prof. c’è il lavoro di ricerca e invio dei materiali sul registro elettronico, e la correzione dei compiti che i ragazzi ci mandano.
Le video lezioni abbiamo dovuto imparare a farle. Questo è buono, ci siamo dovuti mettere in gioco.
Manca l’energia che c’è quando entri in aula, il modo in cui ti accolgono, le battute (qualcuna c’è, ma siamo costretti a regolare gli interventi quindi non le sentiamo tutte).
C’è più disciplina, questo sì. Ci sono i loro visi bellissimi di adolescenti incorniciati in piccoli quadretti.
C’è uno sforzo molto maggiore da parte nostra per la preparazione, perché hai un tempo limitato e devi essere efficace, non puoi sbrodolare e neanche saltare passaggi importanti.
C’è il dispiacere che alcuni sono timidi e non si fanno vedere, tengono la telecamera spenta (ma sono pochi e pian piano impareranno).
Ci sono del resto tante domande e interventi,  ognuno deve fare un piccolo sforzo per prendere la parola, alcuni la prendono solo per dire “mi vedete? Ci sono anche io”.
C’è lo spirito di adattamento di tutti, la capacità di giocare con regole nuove.
C’è la condivisione degli spazi degli altri, vediamo cucine, camerette, salutiamo genitori di passaggio.
Alcuni genitori ho l’impressione che si tengano fuori dal campo visivo, ma ascoltino la lezione per intero. E mi va bene, mi diverte.
Ogni tanto quando faccio una domanda vedo qualcuno che guarda fuori campo come per chiedere aiuto.
Per me, per citare il Gattopardo, la lezione online è come l’acqua quando sei abituato al Marsala, ma è comunque acqua!
Sono momenti preziosi in questo periodo di rarefazione degli incontri.
Danno l’idea della normalità, della vita che continua.
Buona giornata”.

Patrizia Chelini

Pubblicato sabato, 14 Marzo 2020 @ 18:14:28     © RIPRODUZIONE RISERVATA