Ladispoli: la scuola Corrado Melone in visita al carcere - Terzo Binario News

WP_20150519_006Il 19 Maggio 2015, noi ragazzi della 3M e della 3A dell’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” di Ladispoli, dopo la lezione introduttiva svolta il mese scorso dalla direttrice dott.ssa Anna Angeletti e dalla dott.ssa Alessia Giuliani, siamo andati in visita alla Casa di reclusione di Civitavecchia “Giuseppe Passerini”, per concludere un progetto organizzato tra la nostra scuola, l’Unicef e la Direzione del Carcere. Scopo della scuola era quello di aumentare le conoscenze di noi ragazzi, mostrandoci realtà che spesso non conosciamo, ma che fanno parte della nostra società.
Le procedure di sicurezza sono state molto strette: arrivati all’ingresso, siamo entrati in una stanza dove abbiamo dovuto posare tutti gli zaini, portandoci dietro solo una penna ed un foglio di carta, e abbiamo consegnato le carte di identità e le autorizzazioni. Siamo poi passati sotto un metal detector per entrare infine in un grande giardino, molto ben curato da alcuni detenuti. In questo giardino ci è stato alla fine permesso di scattare una foto tutti insieme.
Il percorso, spiegatoci dall’educatrice, la psicologa dottoressa Giuliani, ci ha portati a vedere la falegnameria, dove abbiamo incontrato tre detenuti che stavano lavorando, e che ci hanno spiegato che si trattava di un lavoro su commissione esterna, cioè vendono i mobili realizzati da loro al di fuori del carcere. Quindi ci hanno mostrato la lavanderia per poi portarci in un’area dove i detenuti possono liberamente muoversi. Siamo poi entrati nella biblioteca dove, oltre a leggere e prendere libri in prestito, si gioca a scacchi, a carte, si svolgono delle riunioni per realizzare un progetto chiamato “Volta la pagina”, che consiste nella pubblicazione su un giornale di articoli, poesie e storie elaborate dalle persone detenute; c’è anche un computer per scrivere gli articoli. Abbiamo visitato il campetto di calcio dove i detenuti, che hanno una squadra di calcio, si allenano e quindi siamo andati a vedere il campo da tennis e pallavolo, con accanto la palestra con tutte le attrezzature per fare pesi, l’aula di pittura dove vengono creati disegni molto belli, la chiesa dove i cristiani si riuniscono per pregare, ma c’è anche un luogo dove i detenuti di religione musulmana hanno la possibilità di professare la propria fede. Abbiamo in seguito visitato l’orto con le serre curate dai detenuti (si tratta di un progetto che sta per iniziare con l’aiuto di biologi esterni) e abbiamo visitato la scuola dove i detenuti studiano. Lì abbiamo incontrato la loro professoressa di italiano, la quale ha affermato che per lei è importante poter aiutare chi soffre, anche se in conseguenza di colpe proprie. In un’aula, chiamata “sala glicine”, alle pareti erano attaccate moltissime foto scattate da fotografi molto famosi di fama internazionale. Su richiesta degli psicologi, i detenuti, osservando le immagini, raccontano attraverso storie ciò che provano e che sentono dentro, in modo da ottenere un confronto e poter far capire all’educatore ancora più profondamente la persona. In questa sala vi era un libro nel quale vengono raccolti tutti i pensieri di chi osserva quelle foto. Oggi anche i nostri pensieri fanno parte di quella raccolta, infatti anche noi abbiamo lasciato le nostre frasi riguardo a questa esperienza, su quel libro.
La visita si è conclusa nella sala colloqui dove i detenuti ricevono visite. In un angolo c’è un piccolo e decoratissimo “parco giochi” per i bambini che vengono in visita ai loro genitori, uno spazio per i bambini piccoli in modo da poter dare la possibilità alle persone detenute di giocare con i propri figli. In questa grande sala c’è anche un palcoscenico, un piccolo teatro intitolato “Nati Liberi” dove i detenuti mettono in scena degli spettacoli teatrali. All’interno di questa sala abbiamo avuto modo di conoscere maggiormente i detenuti. Lì ci siano divisi in quattro gruppi, cui si sono aggiunte le nostre professoresse, i detenuti e alcune guardie carcerarie e tutti insieme abbiamo chiacchierato della vita in carcere. Tutti sono stati disponibili e hanno risposto a tutte le nostre domande. Alcuni di loro erano in prigione da 15 anni e più. In particolare, parlando con uno di loro, mi ha colpito una frase che egli ha detto prestando molta importanza e serietà: “La libertà ha un valore inestimabile, non vale la pena perderla per nessuna cosa al mondo”. Abbiamo domandato cosa avesse acquisito attraverso questa esperienza, la risposta è stata molto importante: “Questo percorso riesce a farti apprezzare le piccole cose che prima ritenevi scontate, anche una passeggiata con i tuoi genitori, acquista un valore altissimo. Da questa esperienza si impara ad essere più responsabili, maturi, rispettosi, ma soprattutto ad avere un senso critico per poter giudicare con i nostri occhi e non seguendo la massa. Oggi è la società in cui viviamo a farti perdere di vista e a sottovalutare i beni ed i valori più importanti, come la famiglia e gli affetti; ma proprio per questo bisogna essere forti e compiere azioni seguendo i valori che per noi stessi assumono importanza”.
Sono contenta di aver fatto questa esperienza perché è stato un modo per conoscere una realtà diversa, per capire come può essere la vita, per comprendere che non dobbiamo rincorrere beni materiali… perciò è importante essere sempre maturi, responsabili e razionali.
Gli “ospiti”, così vengono chiamati qui i detenuti, ci hanno accolto molto bene e sono stati gentili e divertenti. Alcuni miei compagni hanno definito questo luogo un “paradiso”; quasi la stessa cosa hanno detto molti detenuti che provengono da carceri come quello di Rebibbia, che sono molto più duri. Infatti si diventa “ospiti” di questo carcere solo a particolari condizioni di buona condotta e con certi specifici requisiti. Ma sappiamo bene che di carceri come questo ce ne sono solo due in Italia, anche se dovrebbero essere tutti così. Qui gli ambienti non sono un susseguirsi di sbarre e lo scopo di questo carcere è quello di far sì che gli ospiti rientrino nella società senza odio e senza desiderio di fare ancora del male.
Molti, quando parlano dei detenuti, dicono che sono persone cattive, che non si fanno scrupoli, ma grazie a questa esperienza mi sono fatto una mia opinione: non tutti i detenuti sono uguali, ci sono quelli buoni e quelli cattivi e comunque ritengo che bisogna dare sempre una seconda possibilità a tutti perché sbagliare è umano ed i carcerati soni uomini come noi.
Un ringraziamento particolare ai nostri docenti e al Preside, alla Responsabile dell’Unicef di Civitavecchia, Pina Tarantino, alla direttrice del carcere dott.ssa Anna Angeletti e alla nostra guida, la psicologa dott.ssa Alessia Giuliani.
Sara Agnelli e Federico Cucullo 3M

Pubblicato sabato, 6 Giugno 2015 @ 16:02:02     © RIPRODUZIONE RISERVATA