Ladispoli, la Corrado Melone incontra il maestro Ermanno Dodaro - Terzo Binario News

di Ballarini, Boccacci, Bozzelli, Imbrea, Paolesse e Peluso classe 2M

Venerdì 21 settembre, nel nostro istituto, ha preso avvio il progetto “La Corrado Melone incontra…”, attività che ormai da molti anni vede la presenza a Scuola di personalità provenienti da vari ambiti della cultura che offrono un po’ del loro tempo per incontrare noi bambini e ragazzi della “Melone” e farci avere un contatto diretto con la realtà che ci circonda.

Ci siamo così recati nella nostra sala teatro per intraprendere un viaggio nel mondo della musica e incontrare il maestro Ermanno Dodaro, contrabbassista, musicista e compositore, diplomato a soli 18 anni al conservatorio di Frosinone. L’aula era gremita di ragazzi in attesa di conoscere questo personaggio del mondo della musica. La nostra prima impressione è stata che Ermanno fosse molto severo (forse per il modo in cui era vestito, giacca e cravatta…), ma con la sua simpatia disponibilità e pazienza, quell’impressione iniziale si è trasformata subito e completamente in interesse e partecipazione.
Una delle prime cose che Ermanno ci ha detto, e che ci ha colpiti, è che la musica andrebbe ascoltata dal vivo (o con un impianto stereo che permetta di percepirne tutte le sfumature) e non sul telefonino che non è in grado di riprodurre bene molti dei suoni e le loro tonalità. Ci ha invitato a riflettere sul fatto che il silenzio non si riesce mai ad ottenere (se non dove non ci sia aria ma noi moriremmo), che ci sarà sempre qualcuno o qualcosa a fare rumore, ma che le pause, il silenzio, fanno parte della musica, sono una forma di musica.

Il nostro ospite ha poi iniziato a parlare delle origini della musica, che è andata di pari passo con l’evoluzione dell’uomo. Ha spiegato che la musica nasce dalla parola, cioè dai suoni che si emettono con la bocca, e che la danza scaturisce dalla musica in quanto con il corpo l’uomo ne asseconda il ritmo. Quando finisce la musica inizia il ballo e quando finisce il ballo inizia il canto…

Per farci comprendere meglio questi concetti, si è aiutato con brevi filmati, cominciando con quello che riproduceva una ricostruzione della musica degli uomini primitivi. Ci ha spiegato che la musica è sempre esistita, fin dalla preistoria. I suoni primitivi erano prodotti da un flauto di osso e da un sasso legato ad una corda, che agitato produceva un suono, dal battito su un tronco.

Ma come e perché è nata la musica? L’uomo inizialmente credeva che tutto ciò che accadeva in natura avesse come causa una divinità invisibile di cui doveva avere paura; poi, iniziando a sentire i rumori che questi fenomeni naturali causavano, pensò che per ricevere i favori delle divinità dovesse riprodurre quegli stessi suoni. Ed è così che probabilmente fu inventata la musica.

Il nostro ospite ci ha spiegato come, pian piano, la musica abbia assunto un significato diverso e che l’uomo cominciava a produrla per esprimere i propri sentimenti o lo stato d’animo in cui si trovava ed altri significati più profondi e riusciva a “trasmettere” questi sentimenti senza parole. Poi cominciò a voler esprimere qualcosa in più e non bastava più solo la musica e furono inserite anche le parole.

In questo meraviglioso racconto, Dodaro ci ha parlato della trasformazione della cultura e della musica, in particolare italiana ed europea; abbiamo così ascoltato il suono dei flauti etruschi (ci ha fatto notare che molti di noi probabilmente discendono da quell’antico popolo), la tarantella del Gargano (ispirate al morso della taranta, un ragno in realtà inoffensivo) e poi le “work songs” spostandosi verso l’America affrontando la storia dei neri d’Africa, i quali, quando sono stati portati in America dagli Spagnoli e dai Portoghesi, per lavorare nelle piantagioni, hanno dovuto imparare la lingua del posto e spesso l’hanno imparata cantando, mentre lavoravano duramente come schiavi. Durante il lavoro forzato, per fare meno fatica, si aiutavano infatti con la voce, cantando canzoni che a quel punto erano diventate un misto fra le culture africana e americana. Infatti i neri avevano portato con loro la propria musica che, con il tempo, ha influenzato quella americana derivazione di quella europea. Gli Africani, in America, costruivano strumenti musicali con quello che trovavano o avevano a disposizione. Questi strumenti, come ad es. il banjo, sono stati poi “ereditati” dagli Americani. Con l’espressione “musica afroamericana” si intende oggi una varietà di generi musicali: Spiritual, Gospel, Blues, Jazz, Swing, Rhythm and blues, Rock, Soul, Funk, Rap, Reggae.
In passato, le persone povere che non avevano soldi con cui farsi un’istruzione e comprare strumenti musicali si arrangiavano e usavano ciò che avevano a disposizione, cioè il corpo. La musica, che essi producevano, oggi prende il nome di “Beat box” e consiste nella capacità di riprodurre tutti i suoni della batteria e di altri strumenti attraverso l’utilizzo della bocca e della voce.

Riferendosi ai giorni nostri, Ermanno Dodaro ha detto che la musica contemporanea che amiamo noi ragazzi è molto influenzata dal rap americano; ci ha fatto quindi ascoltare un brano di “Black music”, tratto dalla colonna sonora del film “Men in black” e tutti, spontaneamente, abbiamo tenuto il ritmo coinvolgente.
Il suo discorso è stato molto illuminante perché abbiamo potuto comprendere la differenza tra musica popolare e d’élite. La musica, linguaggio universale, si divide in realtà in moltissimi generi: dal rock al pop, dal jazz alla trap, dalla musica folkloristica alla classica … Al di là del gusto personale, tutti questi generi sono interessanti e degni di considerazione e “nascondono” dei capolavori.

Dodaro ci ha mostrato poi un video di Luciano Pavarotti, un cantate lirico italiano, conosciuto in tutto il mondo, mentre si esibiva nel brano “Largo al factotum” tratto da “Il barbiere di Siviglia” di Rossini e ci ha spiegato che la musica lirica, molto apprezzata all’estero, purtroppo in Italia è poco conosciuta dai giovani perché non viene mai trasmessa dalle radio. Altro brano molto bello, che il musicista ci ha proposto, è stato “Lucean le stelle”, tratto dalla “Tosca” di Puccini, interpretato ancora una volta da Pavarotti. Quando poi ci ha fatto ascoltare “Vorrei ma non posto” di J-Ax e Fedez, tutti abbiamo cantato a squarciagola, alcuni di noi hanno addirittura accennato a qualche movimento, sul ritmo cadenzato della canzone.

Questi video sono stati tutti prelevati da Youtube ed il nostro ospite ha voluto sottolineare come Internet sia una miniera inesauribile che contiene al suo interno un inestimabile tesoro che però possiamo trovare solo con una guida esperta. Senza riferimenti, c’è il rischio di non riuscire nell’intento e di imbattersi, invece, in contenuti sbagliati, per cui ci ha suggerito di farci aiutare dai nostri genitori o dai nostri docenti in questa ricerca di tesori “perduti”.
Per concludere la prof.ssa Pascucci ha proiettato un dolcissimo brano, in lingua portoghese, intitolato “Il porto (a mesma musica)” scritto proprio da Ermanno Dodaro e Massimo Venturiello e interpretato dalla cantante Tosca; nel video si vede anche lui che suona il contrabbasso.
Non importa quanto i paesi siano lontani, le melodie possono essere molto simili tra loro. La musica va oltre le differenze di lingua e cultura, oltre le barriere e i confini.
Dopo due piacevoli ore, eccoci giunti alla fine dell’incontro: una foto di gruppo e i complimenti del nostro ospite hanno suggellato l’evento.
Questo incontro è stato molto interessante e lo abbiamo apprezzato tanto perché abbiamo conosciuto per la prima volta un musicista di successo e simpaticissimo. Ad alcuni di noi è piaciuto, in particolare, ascoltare la voce di Pavarotti e, anche se la lirica non è un genere che normalmente noi ragazzi prediligiamo, dobbiamo ammettere che il cantante era davvero molto bravo e la musica coinvolgente.
L’incontro è stato stupendo perché per noi adolescenti la musica è il nostro posto felice dove potersi ricreare e sentirsi in armonia con se stessi.
Grazie!

Pubblicato martedì, 2 20 Ottobre18 @ 12:12:42     © RIPRODUZIONE RISERVATA