Ladispoli inchiesta TARI, gli stipendi dei lavoratori più bassi di quanto il comune riconosce alla ditta - Terzo Binario News

di Francesco Scialacqua

INCHIESTA TARI, SECONDA PUNTATA

C’eravamo lasciati ieri con un interrogativo: gli addetti alla nettezza urbana di Ladispoli percepiscono un salario lordo come dichiarato dalla ditta al comune nell’offerta?

Oggi dimostreremo, per sfortuna dei lavoratori, che il loro stipendio è più basso rispetto ai soldi che il comune gli destina.

Prima di addentrarci nei calcoli sono necessarie delle precisazioni. Chi ieri ha tentato di strumentalizzare le nostre affermazioni dando lezioni di contabilità o dicendo che il sottoscritto ha inventato i numeri dovrebbe, prima di aprire bocca, documentarsi come fa ogni redattore della nostra redazione prima di scrivere ai nostri lettori.  A scanso di equivoci abbiamo confrontato i numeri che stiamo dando con alcune rappresentanze sindacali giungendo alle medesime considerazioni.

Come anche precisato dal sindacato Failea Falcev, lo stipendio degli addetti all’igiene urbana è ben al di sotto del costo dei lavoratori. Ieri infatti abbiamo parlato di contratti nazionali che tutelano abbastanza i lavoratori, a patto che questi vengano interamente applicati. Nella prima puntata dell’inchiesta abbiamo parlato di costo, vale a dire quanto il comune paga complessivamente un lavoratore alla ditta in funzione delle tabelle retributive stabilite dal Ministero del lavoro e la Failea Falcev ha confermato che un contratto lordo per 24.000 € costa nel nostro paese circa 40.000 euro.

I COSTI SOSTENUTI DAL COMUNE

Forse i lavoratori del servizio igiene urbana non erano al corrente che la ditta per la quale lavorano incassa molti più soldi di quelli che poi gli vengono destinati. Un fatto gravissimo in quanto il loro contratto non dovrebbe scendere al di sotto delle tabelle nazionali, cifra che il comune di Ladispoli gli garantisce. Torniamo quindi a riproporre i costi sostenuti dal comune per gli addetti, cifre che abbiamo estrapolato dall’offerta che la Massimi Eco Soluzioni ha fatto per la gara d’appalto del servizio di raccolta differenziata e igiene urbano.

Oggi questi dati non li elenchiamo, ma li mostriamo ai più scettici riportando il documento ufficiale sottoscritto dalla Massimi al comune di Ladispoli. Questo per dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, che quanto scriviamo è sempre suffragato da documentazione ufficiale.

Questa tabella riporta quanto i cittadini di Ladispoli pagano la Massimi per ciascun lavoratore, numeri che sono addirittura maggiorati rispetto a quanto riportato nelle tabelle ministeriali del contratto nazionale del 2014, anno nel quale si è partiti con l’assunzione dei lavoratori per il nuovo appalto.

Torniamo quindi ad analizzare i numeri, non come qualche buontempone vuole far credere per mortificare i lavoratori, ma per tutelarli e scoprire che alla fine non percepiscono quanto i cittadini di Ladispoli pagano per il loro stipendio.

I LAVORATORI PRENDONO MENO DEI SOLDI GARANTITI DAL CONTRATTO NAZIONALE

Per giungere alla conclusione che i lavoratori prendono solo una quota parte dei soldi che la Massimi incassa dal comune faremo riferimento alle tabelle nazionali del 2014, quelle che la ditta dovrebbe aver applicato al comune e che coincidono con quanto riportato nel documento mostrato sopra. Prenderemo come campione un addetto di livello 2A e verificheremo il suo reddito prendendo i dati dalla sua dichiarazione dei redditi. Tanti lavoratori ci hanno infatti scritto ieri segnalando che il loro stipendio non è quello che il comune, e quindi i cittadini, pagano.

Dalla denuncia dei redditi un operaio 2A (ce ne sono almeno 27 impiegati nell’appalto) percepisce lordo complessivo 26.000 euro. Tolte tasse si tratta di uno stipendio netto poco superiore a 1.200 €.  Secondo le tabelle del Ministero, sottoscritte dai sindacati, il costo del suo contratto che la Massimi dovrebbe rendicontare al comune dovrebbe essere di 40.449,81 €. Dalla tabella sottoscritta dalla Massimi emerge che il comune paga per quel lavoratore 41.113 € quasi 700 € in più rispetto al contratto minimo sindacale. Ma se così fosse, considerando non le 41.113, ma le 40.449 € (la differenza spetterebbe in più al lavoratore)  lo stipendio previsto dal contratto nazionale lordo dovrebbe ammontare a 27.694 €.

Tra le 26.000 € della denuncia dei redditi inviataci da un operaio e le 27.694 € vi sono circa 1.700 € in meno. Se poi il parametro di riferimento non è l’imponibile previdenziale ma il reddito lordo (nel 730 pari a 23.900 euro) la differenza tra quanto dovrebbe prendere e quanto effettivamente prende il lavoratore è di 3.700 euro lorde in meno. Parliamo di circa 200 euro nette in busta paga in meno, che un addetto alla nettezza urbana dovrebbe percepire, in quanto il comune paga per il suo contratto la corrispettiva cifra.

Stando quindi al reddito lordo ciascuno dei 27 lavoratori categoria 2A percepirebbe 3.700 € in meno che cumula totalmente in un anno a 99.900 euro. Questa sarebbe la cifra che la Massimi trattiene dal costo pagato dal comune. I lavoratori dell’appalto originariamente erano 61 oltre 20 stagionali. Il numero dovrebbe essere cresciuto in quanto l’appalto ha incrementato i suoi servizi in questi 3 anni aumentando del 20%. Si tratta di numero medio di addetti di circa 75 dipendenti di cui molti con stipendi ben superiori a quelli di un livello 2A.

Calcolando quindi in 4.000 euro medi di differenza tra reddito lordo effettivo e reddito lordo garantito dal comune ai lavoratori non sarebbero destinati circa 300.000 euro l’anno. Soldi che i cittadini pagano, che dovrebbero finire nelle tasche dei lavoratori, ma che evidentemente restano nelle mani della ditta.

Abbiamo verificato questi conti con alcune sigle sindacali, giungendo alla stessa conclusione. Rifacendo i calcoli manca qualcosa, confermando che i lavoratori percepiscono meno di quanto gli spetta.

LA TUTELA DEI LAVORATORI

L’inchiesta di ieri e completata oggi voleva non attaccare i lavoratori ma tutelarli. Oggi grazie alla nostra testardaggine, loro sanno che la ditta tratterebbe una parte del compenso a loro destinato e garantito dal contratto nazionale. Soldi che in parte potrebbero mancare per il riconoscimento di alcuni benefit come le indennità per le festività, che però la ditta incasserebbe comunque dal comune. Del resto alcuni lavoratori a turno svolgono servizio la domenica, anche se non tutti impiegati perché la raccolta differenziata a Ladispoli non si effettua la domenica nonostante il costo del personale garantirebbe questa opportunità.

I SOLDI DEL COMUNE BASTANO A PAGARE GLI STIPENDI DI TUTTA LA MASSIMI

Ma dai nostri calcoli emergerebbe una grossa discrepanza che fa accendere un campanello d’allarme. I soldi che il comune paga alla ditta non basterebbero a coprire solo il costo dei dipendenti dell’appalto, ma sarebbe sufficiente per coprire il costo di tutto il personale della ditta, anche quello che svolge lavori privati.

La Massimi, come i ladispolani sanno, svolge privatamente numerose attività oltre ad avere altri appalti attivi. Dalla denuncia dei redditi della società, documento pubblico, emerge che il numero complessivo di dipendenti sarebbe di 95 unità, di cui circa 75 mediamente impiegate nell’appalto igiene urbana. Stando come detto al bilancio 2016 il costo omnicomprensivo per i 95 lavoratori ammonterebbe, compresi oneri previdenziali e TFR, a 3,1 milioni di euro. Considerando che l’appalto igiene urbana è passato da 5 milioni lordi l’anno a 6 milioni in virtù dei generosi aumenti del servizio commissionati dal comune, e che il costo della manodopera incide al 60%, la Massimi percepirebbe dal comune per stipendi 3,6 milioni di euro. Solo 3 milioni erano documentati nell’offerta originaria della gara. Una cifra che dovrebbe bastare a pagare soltanto i 75 dipendenti della raccolta differenziata e che invece basta a coprire i costi di tutti i dipendenti della società con addirittura un avanzo di 500.000 euro.

Stando a queste cifre quindi il personale di tutta la Massimi sarebbe coperto dalla TARI che pagano i cittadini, mentre come detto sopra i dipendenti prenderebbero meno rispetto a quanto riconosciuto e dal contratto nazionale e dal comune di Ladispoli.

Ora alcune domande meriterebbero una risposta: i servizi aggiuntivi accordati hanno portato all’impiego di maggiore personale rispetto alle unità iniziali che costavano 3 milioni di euro? Dai conti in bilancio la risposta sembrerebbe di no. E se così fosse perché i cittadini pagano servizi aggiuntivi se poi non viene impiegato un numero maggiore di addetti? Domande che a questo punto dovrebbe porsi anche il comune per comprendere il perché a Ladispoli la TARI con il nuovo appalto è lievitata.

I SINDACATI NON ASCOLTATI

Resta un capitolo a parte riguardo al trattamento dei dipendenti. I sindacati, come accennato con una nota ieri, lamentano da tempo anomalie nello svolgimento dell’appalto e nel trattamento dei dipendenti. Anomalie per le quali hanno chiesto negli anni incontri puntualmente negati. Lasciamo loro l’invito, qualora volessero, a segnalarci ufficialmente quanto ci è stato riferito informalmente. Il nostro giornale darà loro tutto lo spazio e la possibilità proprio in virtù dell’esigenza a Ladispoli, da un lato di tutelare i lavoratori, dall’altro i cittadini ingiustamente aggravati da una tassa 2,4 milioni più alta di quella che dovrebbe pagare un comune con il 70% di raccolta differenziata.

Pubblicato martedì, 13 febbraio 2018 @ 07:09:57     © RIPRODUZIONE RISERVATA