Ladispoli, genitori si mobilitano per la Melone: il comune un pò meno... - Terzo Binario News

Il “preside” della Melone Riccardo Agresti torna a scrivere circa le condizioni delle scuole che si appresta a dirigere anche questo anno.

Nei giorni scorsi Agresti aveva sottolineato lo stato penoso in cui versavano i giardini della scuola oggetto di lavori approssimativi svolti dal comune.

Tanti genitori però hanno accolto il suo appello a rimboccarsi le maniche. Molti di loro sono intervenuti in prima persona secondo le loro inclinazioni. Chi ha pulito e chi ha svolto lavori di sistemazione.

Non manca però l’insoddisfazione di Agresti per l’assenza di un intervento decisivo del comune. Nel ringraziare per il taglio dell’erba l’assessora De Santis nessun cenno viene fatto all’assessora Cordeschi che ha la delega alla scuola. Ci sarebbero infatti molti lavori ancora da svolgere per i quali il comune è latitante da tempo perché “preso da altre priorità” come togliere il polifunzionale alla scuola. Di seguito la lettera pubblicata sui social dal dirigente Agresti.

Nelle foto potete vedere i risultati dell’appello lanciato solo pochi giorni fa.

Approfitto di queste foto per ringraziare profondamente quanti si sono offerti e stanno operando o lo faranno per rendere la nostra Scuola degna di accogliere i figli di Ladispoli.

Anche il Comune ha raccolto l’appello e, dopo oltre 5 mesi di attesa, sono stati inviati alcuni operai che finalmente hanno tagliato le erbacce che, grazie al dolce clima ladispolano, erano diventate più alte di me (sono alto 1,85 metri). Certo non si poteva pretendere che potassero anche gli alberi, forse in Comune sono più attenti ad altre priorità (cito a memoria, ad esempio, togliere la sala polifunzionale o togliere i panini ai bambini della Melone) che curare le proprietà comunali quali sono i giardini (compresi gli alberi) o le scuole.

Grazie quindi alla assessora ai lavori pubblici che ha letto il mio post, grazie poi a Marco Biscontini, Massimo Duca, Francesco Gervasio, Sandra Magagnini, Carmine Norelli, Andrea Pergola, Gladys Rosado, i genitori della 3A primaria … sono solo i primi che hanno inviato la loro disponibilità a rendere Ladispoli una città civile dotata di una Scuola degna dei nostri figli.

Coloro che hanno accolto il mio accorato appello, mettendosi a disposizione della Scuola per rendere sicura l’aula verde, per imbiancare le pareti delle aule, per contattare degli street artist che decorino le pareti interne ed esterne della Scuola o hanno donato qualcosa, hanno dimostrato, con la loro estrema collaborazione e gentilezza, amore profondo verso i bambini che ospitiamo. Si tratta di persone che credono la Scuola sia una Istituzione da difendere perché permette la crescita culturale dei giovani e quindi tenda a realizzare una società migliore.

Nessuno di loro ha polemizzato in alcun modo l’invito ad abbellire la Scuola per consentire ai propri figli ed ai figli di tutti i genitori della varie classi di usufruire di locali degni di persone civili, dimostrando con il loro operato la propria cultura ed il senso civico di appartenenza ad una comunità educante che con l’esempio indica la corretta strada da percorrere ai nostri giovani: l’impegno personale indirizzato al miglioramento delle condizioni dei propri figli, invece della attesa dell’intervento di chi dovrebbe istituzionalmente, ma non agisce (vuoi per mancanza di volontà, vuoi per ripicca verso una Scuola che forse li ha delusi a suo tempo, vuoi per mancanza di fondi).

Al di là dell’alto valore didattico dell’intervento dei genitori, che ha inteso insegnare ai giovanissimi cittadini che esiste la possibilità di migliorare il nostro ambiente, mobilitandosi personalmente, vale la pena fare una ulteriore considerazione. Se a livello generale la Nazione soffre economicamente (ma il Comune riceve fondi per gestire le Scuola del suo territorio) e non possono essere realizzati lavori per la Scuola o per risolvere i problemi dei cittadini più deboli di Ladispoli, questi sono invece ora in fase di realizzazione da parte di genitori, cittadini sensibili, responsabili e consapevoli che il bene dei propri figli vada messo al di sopra di tutto. Un conto è protestare per ottenere il rispetto dei propri diritti (o meglio quello di bambini che frequentano la nostra Scuola), altro conto è protestare, ma contemporaneamente agire per fare in modo che per essi si abbia il massimo possibile e subito.

L’operosità di questi genitori mostra a tutti la loro intelligenza e la loro volontà di aiutare la Scuola nella sua perenne difficoltà in cui è gettata da chi, a differenza di loro, desidera che essa non possa lavorare al meglio delle sue capacità. Di questo tutti noi lavoratori della Scuola siamo grati.
Questo impegno, è un dato evidente che rappresenta un valore significativo della collaborazione offerta dai genitori alla Scuola. Non sono gesti fini a se stessi, ma sono il segno di come dalla Scuola e dai genitori non partano solo polemiche, ma tutti siano pronti in un sereno clima di collaborazione a fare più della propria parte. Naturalmente ci attendiamo che anche altri facciano rapidamente ciò che è di loro competenza.

A causa di una erronea visione civica, troppo spesso ciò che è proprietà di tutti è ritenuta proprietà di nessuno e quindi senza valore o comunque violabile senza ritegno. Viceversa ciò che è sentito proprio viene difeso ad oltranza. Nella fattispecie, la Scuola e le sue aule imbiancate dal Comune, che sono proprietà privata ma di uso pubblico, vengono deturpate senza riguardi, mentre abbiamo “toccato con mano” che se l’imbiancatura, ed ancor più la decorazione, sono effettuate da genitori e studenti, le aule restano decorose per anni. La “Melone” ha aule che da oltre 9 anni non vengono imbiancate perché non ne hanno alcuna necessità in quanto i ragazzi rispettano i lavori eseguiti per loro da persone che li amano, che conoscono o che possono riconoscere. Al mio rientro alla “Don Milani” di Cerveteri, ho potuto rivedere intonse addirittura decorazioni stupende effettuate da ragazzi 20 anni fa!

Conviene non dimenticare mai quanto affermato da Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)”.

Genitori all'opera per sistemare la scuola dei figli
Genitori all’opera per sistemare la scuola dei figli
Pubblicato domenica, 8 Settembre 2019 @ 08:34:19     © RIPRODUZIONE RISERVATA