Ladispoli, alberghiero: accorata lettera di un genitore - Terzo Binario News

genitori-figliSono mamma di tre ragazze di 18, 15 e 12 anni; una delle tre frequenta l’Istituto Alberghiero di Ladispoli.

Sì, sì, proprio quello di Alberghiero! Quello dove una ragazza ha ferito un suo compagno con un coltello; quello che ha gli studenti armati (così ho sentito dire) come se fosse la scuola ad armarli! Quello con un bacino di utenza pari a ottocento studenti; quello che raccoglie centinaia di domande di iscrizione ad anno scolastico senza lasciare nessuno scontento. Quello che agli Open-Day accoglie con professionalità, nei giorni festivi, centinaia di futuri studenti con le proprie famiglie. Quello che ha studenti arroganti (come se fosse la scuola ad educarli all’arroganza), che non li perquisisce è vero (la legge lo proibisce), ma applica provvedimenti disciplinari agli stessi. Quello che ha costruito una terza cucina per garantire le ore di laboratorio. Quello composto da docenti che vanno incontro alle esigenze degli studenti, soprattutto a fronte di situazioni complicate! Quello che scende in campo contro la dispersione scolastica. Quello che vede alcune classi con le finestre che non si chiudono bene e quindi gli spifferi fanno scendere la temperatura dai diciannove gradi, previsti dalla legge, a diciassette! Ma anche quello che ha classi dove la temperatura arriva a ventidue gradi!

Quello che ha chiesto l’intervento dell’Assessore, per risolvere magagne delle quali non è responsabile, e si è sentito dire dall’Assessore stesso: “Parliamo di cose serie, suvvia!” (giuro, io c’ero!). Quello rimasto ostaggio di meccanismi burocratici; un classico del nostro strano Paese e, questo, non è serio!

L’episodio accaduto giovedì è, sì, un episodio grave, ma come prevederlo? La scuola, il docente, potevano prevedere? Non voglio giustificare nessuno e non voglio prendere le distanze da nessuno e da niente, perché, come genitore, sento il dovere di fermarmi a riflettere. Non voglio prendere le distanze perché, le mie figlie, anche se non sono le protagoniste principali della vicenda, sono comunque coinvolte e lo siamo tutti perché si vive in una società malata; sarebbero potute essere al posto del ferito, ma anche al posto di chi feriva. Voglio mettere le mani in pasta e sporcarmi. Non voglio giudicare sommariamente, ma voglio capire! Li abbiamo visti i nostri adolescenti? Sono solo ragazzi vivaci? La risposta è no!

Sono adolescenti senza la capacità di autocritica, senza consapevolezza, senza il senso della misura. Per alcuni giocare alla play station o deridere un compagno è la stessa identica cosa! Provocano fino a far perdere la testa al provocato! Chi è provocato non ha la capacità di gestire se stesso e comprendere che forse è il caso di far intervenire un adulto capace di mediare e portare la situazione alla normalità senza gravi strascichi. Se un genitore attento interviene, viene tacciato, dai bulli, di essere un ficcanaso. Chiediamoci che tipo di adolescenti sono i nostri figli! Come genitore sono in grado di educare nel senso più proprio di questo termine?

Siamo genitori problematici! Genitori che non hanno risolto le proprie conflittualità, genitori incompetenti. Essere genitore è tosta! Decodificare il comportamento di un figlio, decodificare un suo sorriso, un suo silenzio è dura, difficile ed impegnativo, ma è un dovere!

La famiglia di oggi fa acqua da tutte le parti: ha fallito come riferimento educativo. Gli obiettivi devono essere condivisi; se non c’è condivisione con il secondo riferimento educativo, ossia la scuola, si avranno dei branchi di cani sciolti. La scuola può poco nei confronti di adolescenti emotivamente analfabeti. Non lasciamola sola! E voi giornalisti, che avete il potere della divulgazione, analizzate in modo lucido vi prego! Non buttate lì notizie tanto per fare del sensazionalismo.

Da che parte sto? Dalla parte di chi lavora sodo e con il cuore anche se commette degli scivoloni. Dalla parte di chi è stato ferito, ma anche dalla parte di chi ha commesso un errore; dalla parte di chi ha bisogno di essere recuperato. Non sto dalla parte di chi si sente al di sopra di ogni sospetto perché nessuno è al di sopra di ogni sospetto. Noi genitori siamo le ultime persone a conoscere bene i propri figli.

C’è una via d’uscita? Sì, mettiamo il naso nella loro vita, guardiamo in faccia il loro ospite inquietante chiamato “Nichilismo”; aiutiamoli a metterlo alla porta e insegniamo loro l’ ”arte del vivere” poiché ne vale la pena!

Alessandra Foglietti Pellegrini

Pubblicato domenica, 6 Marzo 2016 @ 09:48:57     © RIPRODUZIONE RISERVATA