La Regione Lazio sposa creatività e cultura, 800mila euro destinati alle startup - Terzo Binario News

Lunedì 18 febbraio, alle 18 all’Oratorio del Gonfalone di Roma, l’assessore allo Sviluppo Economico, Gian Paolo Manzella, presenta il Fondo per la Creatività 2019, quarta edizione del bando regionale pensato per sostenere la nascita e lo sviluppo di imprese nel settore delle attività culturali e creative – in particolare nei settori dell’audiovisivo, delle tecnologie applicate ai beni culturali, dell’artigianato artistico, del design, dell’architettura e della musica – cofinanziandone i costi di avvio e di primo investimento.

Saranno presenti anche il presidente di Unioncamere Lazio, Lorenzo Tagliavanti, e tre creative i cui progetti sono stati tra i vincitori delle precedenti edizioni del bando: Chiara di Cillo, di Portatelovunque, una startup romana attiva nel campo degli accessori di abbigliamento in chiave di economia circolare, Angelica Pierri, di Liutertec, un’impresa anch’essa romana che offre servizi di avanguardia per i possessori di strumenti musicali rari e di alta fattura, e Luisa Tibaldi, di Terra Mia, realtà di Santi Cosma e Damiano che ha rilanciato l’utilizzo della stramma, una pianta tradizionale del territorio aurunco, a fini tessili. Alla fine dell’evento Alberto Castelvecchi terrà una lectio magistralis sul tema: “Siamo tutti Millennials: creatività e innovazione nell’impresa”.

Il bando presentato, che aprirà il 25 febbraio prossimo, ha un importo complessivo di 796.000 euro e concederà contributi a fondo perduto fino a un massimo di 30.000 euro.

Le 3 precedenti edizioni (2014, 2016 e 2018) hanno concesso contributi per circa 3 milioni di euro sostenendo i progetti di 84 imprese culturali e creative, 36 nel primo caso, 32 nel secondo e 16 nel terzo.

Bando FONDO PER LA CREATIVITÀ

Quattro case history di progetti vincitori delle passate edizioni

·        1a edizione, 2014

MUSICANTICA

Tutto inizia intorno al 2011, quando Emanuele Dal Verme partecipa a Roma, nel quartiere San Paolo, a un corso (finanziato dal Fondo Sociale Europeo) per la rivalutazione degli antichi mestieri: e sceglie quello di liutaio.

La cosa funziona e quella che era sostanzialmente una passione lentamente diventare un lavoro: prima un tirocinio presso uno dei liutai che insegnavano al corso e poi, dopo qualche anno, la scelta di mettersi in proprio. E qui arriva il bando creatività del 2014 della Regione Lazio che lo aiuta a fare il salto e gli permette di “aprire bottega” a Lanuvio, alle pendici sud dei Castelli Romani.

Dal Verme è un artigiano di “supernicchia”, specializzato nella costruzione di viole da gamba, strumenti per la musica antica – quella dal 1400 al 1700, per intenderci – un tempo molto diffusi e che oggi ricominciano ad avere un mercato. Non solo in Italia. Buona parte della produzione della bottega prende, infatti, la via dell’estero e sono numerosi i musicisti di tutto il mondo che contattano Emanuele. Oltre alla produzione vi è la riparazione degli strumenti, e lì si spazia su tutto lo scibile degli strumenti a corda. Ma cosa c’entra un’attività così “antica” con un bando dedicato alla creatività e, quindi, all’innovazione?

L’elemento caratterizzante della mia attività – spiega – è che è un mestiere antico, utilizziamo le stesse colle di Stradivari tanto per dire, nel quale si fa tutto a mano ma nel quale ho inserito una robusta dose di innovazione per la parte di progettazione, per la quale utilizzo macchine utensili, programmi di disegno in Cad e altre attrezzature d’avanguardia.” Un misto vincente di mani e silicio insomma.

Fino a ora ha lavorato con il passaparola ma “la sfida adesso – dice Dal Verme, che alla Sapienza sta conseguendo un dottorato di ricerca sulla viola da gamba rinascimentale – è aumentare l’offerta dei prodotti e investire seriamente sull’estero. Parteciperei volentieri, ad esempio, proprio a uno dei bandi regionali per l’internazionalizzazione. Mi permetterebbe di andare alle fiere di settore”.

Ma il bando del 2014 che ha vinto, a cosa gli è servito? “Vincere il bando mi ha aiutato inizialmente a razionalizzare, a fare chiarezza nelle mie idee. Il business plan che ho dovuto presentare in quell’occasione, infatti, per questo è stato fondamentale… E poi mi ha dato un importante contributo per partire, per l’acquisto dei materiali, dei macchinari e anche per iniziare a promuovermi. Con quei fondi infatti ho anche realizzato un promo”, un elemento essenziale per farsi conoscere in un mercato come il suo, “di supernicchia”.

PORTATELOVUNQUE

Portatelovunque: più che un brand sembra uno scioglilingua. E invece è prima di tutto un’idea di Chiara di Cillo e, grazie al bando del 2014 del Fondo Creatività della Regione Lazio, un’impresa che è oggi una bella realtà. Il prodotto “di bandiera”, quello da cui è iniziato tutto, è la borsa della dimensione di un 33 giri, prodotta in vari materiali e colori e ispirata alle canzoni che hanno fatto la storia del rock. Fin qui, si potrebbe dire, niente di speciale. E invece qualcosa di speciale c’è. Prima di tutto il suo aspetto green: tutto è realizzato infatti in materiali di recupero, spesso scarti di grandi imprese tessili; materiali come mute da sub, tele di ombrelli, tessuti e materiali nautici di scarto, campionari, anche di pelletteria e molto altro. Ma la “specialità” delle borse non finisce qui. Questo materiale è sottoposto, infatti, a una lavorazione artigianale curata direttamente da Chiara Di Cillo, mentre le cuciture finali sono fatte da una sartoria romana – “La Kruna” – in cui lavorano donne provenienti da percorsi di fragilità.

Ecco dunque che in questa esperienza l’aspetto artigianale si associa al consumo sostenibile e all’acquisto etico e responsabile.

I prodotti oggi sono tantissimi e tutti realizzati con la stessa filosofia (e, per inciso, tutti nickel free, una caratteristica dovuta all’allergia della fondatrice).

E la bella notizia è che la crescita di Portatelovunque non si arresta e i progetti sono a getto continuo. Tra i tanti ce n’è uno che a Chiara Di Cillo interessa più di altri. È quello di “iniziare una collaborazione con uno stilista africano, dell’Uganda, che sfilerà alla prossima Milano Fashion Week, dedicata all’Africa. Ai suoi vestiti che sfileranno saranno associati gli accessori di Portatelovunque”.

Ma il bando regionale di cinque anni fa a cosa è servito? “A far partire tutto, passando dall’idea alla startup e a brevettare il primo prodotto”. Dalla teoria alla pratica.

·        3a edizione, 2018

TERRA MIA

Terra mia si trova nel centro storico di Santi Cosma e Damiano, l’“ultimo paese” della Regione prima del confine con la Campania, in un ambiente circondato dai Monti Aurunci. E la sua storia è legata al territorio a doppio filo, è proprio il caso di dirlo. Lisa, infatti, dopo gli studi a Roma e anni di lavoro nel settore degli abiti da sposa, è tornata alle sue radici. Complice un concorso di Altaroma ha scoperto la stramma, termine dialettale per indicare una pianta spontanea dei Monti Aurunci, una specie molto resistente e diffusa nella zona, dal cui intreccio gli artigiani locali ricavavano stuoie, sporte e addirittura materassi.

Prima c’è stata una mostra di grande successo al Museo delle arti e tradizioni di Roma e poi – grazie al Fondo della Creatività – l’avvio dell’impresa di stilista in pianta stabile. Lisa, a oggi, ha due linee di produzione strettamente legate al territorio: la prima punta alla realizzazione di accessori – dalle borse alle collane agli orecchini e ai bracciali – arricchendo la stramma con inserti in tessuto, pietre semipreziose e materiali originali. La seconda sfida è Capsule Collection, una piccola collezione prêt-à-porter per donna, con materiali di qualità, lavorazioni e modelli ripresi dagli abiti popolari e locali.

Il bando mi ha permesso di costituire l’azienda ed è quello con cui sto realizzando il sito, attività di comunicazione e tutto quello che mi permetterà di affrontare il mercato del lusso e la sfida dell’internazionalizzazione. Sto puntando, infatti, ai mercati italiani più sofisticati – cominciando con le location di mare più esclusive – e poi a lavorare con le migliori piattaforme dedicate al lusso a livello internazionale. E non lo faccio da sola: sto mettendo in rete tantissimi artigiani del territorio: dalla pelletteria agli stampatori in stampa serigrafica, dai disegnatori agli orafi. Alle volte la sperimentazione li spaventa un po’, ma sono convinta che alla fine questo metodo di coinvolgere darà i suoi frutti: e poi è un bel modo per ‘fare’ territorio e promuoverlo. Non per niente l’hastag che preferisco è #amolamiaterra.”

OTTAVIA

Ottavia è un progetto che è divenuto impresa a ottobre e che dal primo febbraio è presso lo Spazio Attivo di Latina.

Nasce dall’idea di Silvio Scena, l’amministratore unico e musicista del gruppo, che oggi guida un team con altre due persone, Catello Esposito e Alessio Riccioni. Il punto in comune è che sono tutti e tre informatici e colleghi a Poste Italiane. Colleghi con una passione in comune se a un certo punto hanno deciso di mettere le loro capacità al servizio della musica. E l’inizio è stato a Maker Faire del 2017, quando presentarono il primo prototipo di Ottavia, un pianoforte modulare componibile. Ogni singolo modulo di Ottavia (1 ottava, 12 tasti dinamici) può essere, infatti, usato singolarmente in modalità stand-alone oppure insieme ad altri, andando a comporre una tastiera di pianoforte completa sino a quelle da 5 o 7 ottave (o da 88 tasti).

Quali sono i vantaggi? Beh, il primo è che è molto trasportabile e un nuovo strumento didattico per chi si avvicina per la prima volta alla musica e poi che si può comprare “a rate”.

Il modulo si può attaccare al computer oppure può funzionare da solo. L’oggetto è stato concepito da Silvio Scena per essere utilizzato sia per il lavoro in studio, in cui il musicista utilizza 1 o 2 ottave, sia per le esibizioni dal vivo, in cui si utilizzano da 5 a 8 ottave, a seconda del repertorio proposto.

Noi – dice Scena – scommettiamo su un mercato internazionale, di prodotti così non ci sono. Sì ci sono dei giocattoli, ma non è comparabile il tutto con Ottavia. Dal punto di vista dei costi, stiamo pensando a un prodotto a 50 euro a modulo. E il bando ci serve proprio a questo: a passare all’industrializzazione di questa idea. In questo stare in un FabLab come quello di Latina ci è stato utilissimo: sia per avere strumenti per prototipare le nostre idee, sia per l’ambiente che abbiamo avuto attorno. Ci ha dato una grossa mano in questa fase di partenza.”

MANZELLA: AL VIA LA 4a EDIZIONE DEL FONDO PER LA CREATIVITÀ; QUEST’ANNO CON IMPORTANTI NOVITÀ

L’azione della Regione per la creatività continua. Con le azioni specifiche a favore dei singoli settori – a partire dal cinema in cui siamo leader a livello italiano e non solo – e con l’azione che facciamo con il Fondo per la Creatività. Uno strumento con cui concediamo contributi sino a 30mila euro per nuovi progetti d’impresa nei settori delle industrie creative: dal design alla moda, dalla tecnologia per i beni culturali al software per citarne solo alcuni. Tra le novità introdotte quest’anno vi è prima di tutto l’apertura al settore dei videogames, uno dei campi più dinamici ed in cui ci sono realtà importanti nel territorio. Vi è poi il favore verso progetti frutto della collaborazione tra creativi di discipline diverse per quelli legati alla sostenibilità ambientale e all’innovazione sociale. Sono sicuro che anche quest’anno il bando sarà un successo e promuoverlo il più possibile sarà un impegno dell’assessorato. A cominciare dall’incontro previsto per lunedì prossimo alle 18 presso l’oratorio del Gonfalone a Roma, in cui oltre a presentare il bando ascolteremo alcuni dei vincitori dei bandi precedenti e una lezione di un creativo a tutto tondo: Alberto Castelvecchi”.

Così l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Gian Paolo Manzella.

Pubblicato venerdì, 15 Febbraio 2019 @ 17:54:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA