Istruzioni utili per un forestiero alla sua prima ‘Sagra del Carciofo’ - Terzo Binario News

di Gianfranco Marcucci

Caro forestiero alla tua prima Sagra del Carciofo, vorrei dirti da cittadino di Ladispoli che quella che da oggi potrai visitare non è una normale festa di paese, ma una vera e propria liturgia che segna la rinascita stagionale della città.

Dopo il lungo inverno la città si spoglia e rimette nei cassetti il mare grigio, gli stabilimenti sbarrati e la solitudine degli innamorati sulla spiaggia.

Un occhio attento potrà notare in questi giorni un’operosità nuova tra la gente che – come se si svegliasse da un letargo – torna ad abbellir case, negozi e giardini. È la primavera che irrompe alla porta preannunciando la bella estate. Si torna a vivere e sorridere. È la Pasqua laica di questa città.

Il carciofo è solo il pretesto per chi è nato e cresciuto qui per rinnovare il patto sociale, il legame d’appartenenza che lo lega alla comunità, quasi fosse un vincolo di sangue.

Tutta la città scende in strada e si confonde tra un fitto nugolo di teste che avanza lento mentre un palloncino vola in cielo inseguito dallo sguardo smarrito di un bimbo. Ci si rincontra e ci si riabbraccia. Si bisboccia e si tracanna.

Oltre il ponte di Palo i romani ritornano e avanzano con i loro portafogli mai troppo pieni. Si coglie ‘un’allegrezza piena’ da sabato del villaggio di leopardiana memoria.

Per questi motivi – caro forestiero – quello a cui assisterai da oggi è forse una delle ultime fortunate rappresentazioni di quella cultura popolare che sta sparendo ovunque, sostituita da feste con nomi anglofoni e cafonaggini dal retrogusto borghese.

La sagra è per definizione naïf, “mercatara” e caciarona. Rassomiglia all’anima stracciona ma autentica dei pescatori e pastori che fondarono questa città. Nulla a che vedere coi nobili imbellettati e fasulli e men che mai a quel principe barbuto che diede il proprio nome alla città; la Sagra è figlia del popolo delle baracche sotto al castello.

È la vera festa di Ladispoli e dei ladispolani che da 69 anni si addormentano in inverno per rinascere come fiori con i fuochi d’aprile.

Pubblicato venerdì, 12 Aprile 2019 @ 09:48:32     © RIPRODUZIONE RISERVATA