Grando potrebbe evitare schiaffi e pernacchie (virtuali) con la trasparenza - Terzo Binario News

Si è chiusa una settimana non proprio facilissima per l’amministrazione Grando e per il sindaco in prima persona. Martedì è stato un giorno di consiglio comunale che doveva essere di discussione e si è trasformato in una crisi intestina.

A far scoppiare la grana è stata la consigliera Miriam De Lazzaro che, nel chiedere spiegazioni sulla candidatura vigile di un collega di maggioranza, è stata zittita dalla presidente Caredda. La De Lazzaro è uscita dall’aula di fatto lasciando i colleghi senza numero legale, perché l’opposizione – come già successo nell’assise precedente – ha disertato i banchi della Ceraolo. In soccorso è arrivato De Simone, assente all’inizio ma casualmente arrivato durante la pausa prima del secondo appello, garantendo la prosecuzione del consiglio poi diventato megafono del consigliere Cavaliere. Cosa farà la De Lazzaro rimane l’interrogativo vero, visto che la diretta interessata non ha preso bene il bavaglio impostole dalla Caredda. Così come il seguito sulla vicenda, visto il precedente del Casertano, piuttosto eloquente.

Ma se le conseguenze politiche di questi fatti si vedranno prossimamente, sull’immediato c’è il caso Agresti, dal quale il primo cittadino è uscito con le ossa rotte. Quando si è sparsa la notizia del suo intervento all’Ufficio Scolastico Regionale e alla Ministra Azzolina si è affrettato a smentire bollando la vicenda – come suo costume – definendola fake news. Il consigliere Trani ha tirato fuori la lettera, nella quale Grando chiedeva “provvedimenti” verso il dirigente della Melone. Anzi, Agresti ne ha tirata fuori un’altra risalente già al 2019.

Al di là degli accadimenti, è il modus operandi del sindaco a lasciare perplessi. Perché negare di aver scritto la lettera a Ministra e Ufficio Scolastico, salvo poi lamentarsi per mancato “rispetto istituzionale”? Perché portare fuori dal suo ambito la vicenda e dire ai ladispolani che non era vero? La certezza in questa vicenda è un piagnisteo fine a sé stesso che non palesa certo la voglia di confrontarsi solo ma quello di far pesare il ruolo quando fa comodo, permettendosi al contrario intromissioni che finiscono a pernacchie. Perché è una pernacchia (virtuale) quella che l’Ufficio Scolastico ha rifilato al primo cittadino sul caso Agresti con il quale – passo questo che spetta a Grando – è indispensabile ricucire per il bene dei ragazzi e dei genitori.

Come per quanto successo e succede per i contagi da Covid, in leggero rallentamento, i cittadini-elettori non hanno diritto di sapere cosa succede ma si devono bere le verità del primo cittadino, quando non si trasformano in autosmentite o in silenzi.

Forse per evitare qualche schiaffone virtuale basterebbe essere più trasparenti senza dare l’impressione di avere sempre qualcosa da nascondere o raccontando al massimo mezze verità.

Ps: A dimostrazione del fatto che a Grando non piace far sapere le cose ai ladispolani, va ricordato che per il concerto di Massimo Ranieri a dare i prezzi dei biglietti non fu lui, che lo aveva organizzato, ma TerzoBinario. Rimane sempre da chiedersi perché.

a.v.

Pubblicato domenica, 22 Novembre 2020 @ 12:42:13     © RIPRODUZIONE RISERVATA