GOODMORNINGWORLD#3 - Il futuro dell’economia digitale, l’Ucraina si allontana dall’UE, Maduro e la strada verso il socialismo e la svolta storica in Iran - Terzo Binario News

jonathan-bioIl futuro dell’economia digitale – Partiamo da una data: 10 marzo 2000, l’indice dei principali titoli elettronici negli Stati Uniti, il NASDAQ, raggiunge i 5132.52 punti, il suo massimo storico. Tra il 1995 e il 2000 Wall Street fu sconvolta dalla strabiliante ed apparentemente inesorabile crescita della “New Economy”, ovvero quella che fa riferimento al settore informatico ed a tutte le sue mille sfaccettature.

Durante questo periodo si moltiplicarono le aziende che operavano sul Web, in genere di piccole e medie dimensioni, tutte alla ricerca dell’ ”El Dorado” su Internet. La Silicon Valley californiana rappresentava il luogo dove i sogni di piccoli e grandi investitori potevano diventare realtà, dopo quella del 1848 il Golden state si preparava ad una nuova corsa all’oro.

I sogni di molti si infransero proprio il 10 marzo 2000 quando i titoli azionari di molte aziende che operavano nel settore informatico, dopo aver raggiunto il loro picco, cominciarono una rapida ed inesorabile discesa che portò al fallimento di numerose società attive nell’ambito dei servizi riguardanti la New Economy.

Il meccanismo che portò allo scoppio della bolla finanziaria nel biennio 2000-2001 (Dot-com Bubble) trova la sua causa principale nelle modalità distorte che stravolsero le consuete norme del mercato finanziario.

Le società non venivano giudicate per il loro valore reale, ovvero quello rappresentato dalla liquidità, dagli utili, dai beni posseduti, ma bensì, quello che permetteva al prezzo delle azioni di lievitare era il potenziale rappresentato dell’azienda per poter colonizzare Internet, e nel migliore dei casi, monopolizzare interi settori.

A distanza di 13 anni, l’indice Nasdaq ha raggiunto, nei giorni scorsi, nuovamente la soglia dei 4000 punti, un traguardo importante, ma che nasconde luci ed ombre per tutti coloro che hanno deciso di investire nei nuovi colossi della Rete.

Come scrive il Wall Street Journal, però, ci sono notevoli differenze tra il boom di fine anni Novanta e quello che stiamo vivendo oggi. Infatti se 15 anni fa erano le aziende di prodotti hi-tech a costituire la maggioranza della capitalizzazione del Nasdaq (66%), oggi queste rappresentano meno del 45%, scalzate da aziende specializzate che offrono servizi tramite Internet come Amazon.com.

Pioniere fu il social network Facebook.com di Mark Zuckerberg  che nel maggio 2012 decise di lanciare la sua creatura a Wall Street con risultati, soprattutto nel primo anno, piuttosto deludenti.

Il 7 novembre di quest’anno è toccato invece al sito di microblogging Twitter fare il suo esordio in borsa.

Il titolo in pochi minuti raggiunge quota 50 dollari (la quotazione si attestava sui 26), registrando un incredibile +92% venendo venduto ad una capitalizzazione superiore ai 2 miliardi. Cifre impressionanti quelle riguardanti il sito lanciato da Jack Dorsey nel luglio 2006: il valore della società si aggira sui 20 miliardi di dollari a fronte dei 535 milioni di dollari di introiti. Tutto il valore si pesa attraverso le aspettative future; la banca d’investimento statunitense Goldman Sachs stima che nel 2015 i ricavi aumenteranno del 32%. Ciò che impressiona sta nel fatto che si parla di un servizio totalmente gratuito.

E allora, a fronte di questo, come si misura il valore creato da Internet? Come ci si può arricchire con l’economia digitale? Semplice, col tempo trascorso online dagli utenti. Uno studio del 2011 portato avanti da Brynjolfsson e Joo Hee Oh ha rilevato come il valore dei prodotti gratuiti offerti dalla Rete cresceva di oltre 40 miliardi di dollari all’anno.

I risvolti negativi sono dietro l’angolo come scrive il giornalista James Surowiecki in un articolo uscito sul New Yorker “Purtroppo, però c’è un problema. A fare le spese di questi enormi guadagni per chi consuma sono spesso i lavoratori”, prosegue poi l’autore “Anche se genera nuovi modi per far soldi, l’economia digitale non dà lavoro a molte persone”.

Nel 1999 Alan Greespane, ex Presidente della Federal Reserve dichiarò: “Generalmente le bolle vengono percepite solo a fatti accaduti. Individuare una bolla in anticipo implica ritenere sbagliato il giudizio di centinaia di migliaia di investitori ben informati». Quindi, per sapere se il boom dell’economia digitale si rivelerà l’ennesima bolla di Wall Street, non ci resta che aspettare.

 

EUROPA

UCRAINAKiev guarda ad Oriente. No all’accordo d’associazione con l’UE – Ucraina stretta tra due fuochi: da una parte c’è chi spinge per l’accordo di associazione con l’Unione Europea, la zona occidentale del paese appoggiata da numerosi giovani e borghesi. Dall’altra parte troviamo gli ucraini che risiedono ad est, per lo più contadini e operai, che prediligono rapporti più solidi con Mosca.

Il premier Viktor Yanukovic, lo scorso 28 novembre nel summit di Vilnius sul partenariato dell’est dell’UE, ha deciso di non siglare l’accordo con Bruxelles, scatenando numerose polemiche.

I leader europei hanno parlato di “pressioni inaccettabili da parte del Cremlino”, mentre il 2 dicembre circa mezzo milione di ucraini sono scesi in piazza dell’Indipendenza per ribadire la loro ferma volontà di intraprendere il cammino verso l’Europa.

Vitalij Klitschko, ex fenomeno della boxe mondiale ed ora alla guida dell’Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma, partito di opposizione, ha accusato il premier dichiarando: “Ci ha rubato il nostro sogno”.

Nonostante nel paese sia sempre più diffuso un forte sentimento europeista, le pressioni di Mosca hanno sortito l’effetto sperato a Kiev, allontanando il paese dall’Europa.

Igor Shuvalov, vicepremier russo, ha spiegato perché l’Ucraina avrà maggiori benefici accettando di siglare l’accordo per l’Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan:“Nessuno, se non la Russia, può offrire all’Ucraina i fondi necessari in tempi brevi, e in queste dimensioni”.

Intanto Yanukovic dovrà gestire un paese in tumulto e in vista delle prossime elezioni Presidenziali del 2015 dovrà scontrarsi con un’opposizione agguerrita che, attestandosi su posizioni filo-europee, potrà contare sul sostegno di una buona parte degli ucraini. Resta aperto anche il caso Timosenko. La leader dell’opposizione, in carcere dal 2011, potrebbe ottenere l’autorizzazione ad essere curata in Germania, come richiesto dall’UE e potrebbe, proprio lei, fare da portavoce per tutti gli ucraini che tendono la mano verso Bruxelles.

 

SUD AMERICA

VENEZUELAPieni poteri a Maduro – Lo scorso 19 novembre il Parlamento venezuelano ha approvato la cosiddetta Ley Habilitante (legge abilitante) che permetterà al Presidente Nicolas Maduro di poter legiferare attraverso decreti, per un anno, senza l’approvazione dell’Assemblea Nazionale. Un provvedimento, questo, già utilizzato dal suo predecessore Hugo Chavez per ben quattro volte, nel  1999, nel 2000, nel 2007 e nel 2010.

La richiesta di maggiori poteri è stata giustificata dalla maggioranza con la volontà da parte dell’esecutivo di combattere la corruzione dilagante nel paese (il Venezuela è lo Stato più corrotto del Sud America), ma soprattutto per  adottare misure urgenti in campo economico per contrastare l’inflazione che ha toccato ormai quota 54%.

Maduro in precedenza aveva parlato, con toni battaglieri, di una vera e propria “guerra economica” dichiarata il 9 novembre alla “borghesia parassitaria” del paese, guerra che il leader venezuelano vuole vincere per imporre il modello socialista nel paese.

In realtà molti temono che il Presidente possa utilizzare i maggiori poteri personali per contrastare l’opposizione, cercando di limitare il dissenso politico.

Nel suo discorso all’Assemblea Nazionale Maduro ha ribadito la sua volontà di “rendere irreversibile la strada venezuelana al socialismo”.

Intanto il governo ha deciso di prendere il controllo delle grandi catene di distribuzione del paese, ree di vendere i loro prodotti con un sovraprezzo del mille per cento, ed ha deciso di deprezzare numerosi prodotti, soprattutto elettrodomestici. File chilometriche davanti i negozi per accaparrarsi un televisore al plasma o una Playstation, in un clima confusionario che il giornalista della testata venezuelana “El Nacional”, Alberto Barrera, ha definito un vero e proprio “Festival del capitalismo”.

La legge abilitante approvata il 19 novembre fisserà il limite massimo di profitto sui prodotti provocando la chiusura di molti esercizi commerciali, aggravando ancor di più la crisi occupazionale in una nazione in cui l’inflazione rischia di toccare l’80% nel 2014.

 

ASIA

IRANSvolta storica: si di Teheran all’accordo sul nucleare – Dopo cinque intensi giorni di trattative, finalmente il 24 novembre, a Ginevra, è stato concluso l’accordo sul nucleare tra Iran e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu a cui si è aggiunta la Germania.

L’intesa siglata dal governo di Hassan Rohani prevede lo stop per Teheran all’arricchimento dell’uranio al di sopra del 5% e inoltre dovranno essere autorizzate visite quotidiane degli ispettori Aiea agli impianti di Fordo e Natanz, mentre il sito di Arak non potrà essere ampliato. In cambio di queste misure l’Iran riceverà un sostanzioso alleggerimento delle sanzioni economiche da parte della Comunità Internazionale.

Il neo Presidente Rohani, eletto la scorsa estate, è il maggior artefice della svolta moderata iraniana nel campo della politica estera. Un barlume di speranza per il Medio Oriente dopo le numerose tensioni intercorse tra il mondo Occidentale e l’ex Presidente  Ahmadinejad negli scorsi anni.

Ma l’accordo non ha accontentato tutti. Dure le critiche arrivate da Israele, dove il Premier Benjamin Netanyahu ha sottolineato come l’accordo di Ginevra rappresenti un “errore storico” che gioverà esclusivamente al governo di Teheran. Timori aleggiano anche tra i conservatori oppositori politici di Rohani certamente non contenti di un’apertura così importante verso le potenze Occidentali.

Grande soddisfazione invece trapela da Washington. Obama infatti, durante la conferenza stampa del 24 novembre ha dichiarato:”Oggi la diplomazia ha aperto una nuova strada per rendere più sicuro il mondo”.

Aleggia un vento nuovo per le strade di Teheran e l’ultima teocrazia del mondo ha la grande opportunità, oggi, di liberarsi di una cultura ultraconservatrice che per tanto, troppo tempo, ha frenato lo sviluppo economico e culturale del paese.

Pubblicato giovedì, 5 Dicembre 2013 @ 11:06:56     © RIPRODUZIONE RISERVATA