Fiumicino: Alitalia, Etihad ed i lavoratori (di troppo) in agitazione - Terzo Binario News

etihad_1391429423302212Arrivano gli arabi di Etihad e se ne vanno gli israeliani di Bedek.E duecento operai che Alitalia licenzierà potranno tornare a Fiumicino perché la manutenzione per gli aerei impiegati sul lungo raggio, Boeing 777 e Airbus 330, traslocherà da Tel Aviv a Roma. Ma questo si sapeva sin da luglio. Come si sapeva anche che questa manovra non sarebbe bastata.

Nel dettaglio ad essere licenziati sono 879 dipendenti di terra, 61 piloti e 54 assistenti di volo. Il totale fa, appunto, 994 persone. Fanno seguito ai ”fuoriusciti” della prima fase, quella volontaria di luglio scorso, che aveva coinvolto 713 lavoratori, di cui 143 pensionabili e 570 volontari.

Stando all’intesa sottoscritta dai sindacati, tranne la Cgil, per circa quattrocento persone di quelle poste in mobilità dovrebbe prendere corpo il piano di ricollocazione che verrà attuato nei prossimi mesi dai vertici della nuova compagnia tra cui, appunto, quella dei lavoratori per la manutenzione. Qualche pilota invece, secondo il piano di ricollocazione, potrebbe finire in Etihad anche se su questo punto nei giorni scorsi sono esplose roventi polemiche da parte di alcune sigle sindacali.

Secondo alcuni esponenti dell’Usb «Etihad in varie città italiane ha dato il via alle selezioni per il personale che intende assumere in vari ruoli». Per contro, il sindacato fa notare come «Alitalia abbia considerato la maggior parte del personale in esubero senza aprire le porte delle selezioni e del ricollocamento presso Etihad, dato che sono stati posti dei requisiti che precluderebbero l’accesso di tanti lavoratori».

Ma intanto a Fiumicino già nei giorni scorsi è iniziata l’agitazione tra i lavoratori che ha portato al blocco totale dello smistamento bagagli. Una situazione paragonabile a quella dello scorso agosto in cui si accumularono quasi 20mila bagagli da dover riavviare a destinazione.

A provocare i disagi, ieri mattina, invece, la protesta di alcuni addetti Alitalia al Net, il sistema automatizzato di smistamento bagagli, scattata dopo aver appreso che 15 colleghi, pur avendo timbrato l’ingresso in aeroporto per iniziare il turno di lavoro, avevano alle 7 il proprio account aziendale bloccato.  Alitalia ha fatto sapere che le postazioni dei lavoratori «che, soltanto domani, sarebbero dovute essere disattivate in coincidenza con la consegna a questi lavoratori delle lettere di messa in mobilità», sono state disattivate in anticipo «per un disguido» e che «questo disguido ha creato un pò di agitazione tra i lavoratori provocando qualche ritardo nella consegna o nel riavvio di alcune centinaia di bagagli in transito, che saranno prontamente riconsegnati dalla Compagnia nel minor tempo possibile».

Un episodio che testimonia la tensione che è alla base dei lavoratori Alitalia. Una situazione che va ad aggiungersi al panorama della compgania già di per sé complicato.

Una riduzione di flotta che ha fatto scendere a 126 gli aerei effettivamente impiegati dalla compagnia. Questo numero di aerei dimostra il ridimensionamento di Alitalia alla taglia di un vettore regionale, una piccola compagnia insomma. Una riduzione alla quale va a sommarsi la vendita di una decina di jet, A321 e A320, per l’emergenza finanziaria. Dopo la perdita netta consolidata di 569 milioni nel 2013, infatti, i conti sono in profondo rosso anche quest’anno. La compagnia presieduta da Roberto Colaninno cerca di racimolare soldi, in attesa del perfezionamento dell’accordo, firmato l’8 agosto, per la cessione a Etihad del 49% della «nuova Alitalia» (senza debiti).

Etihad, da parte sua, verserà complessivamente 560 milioni di euro. Questo potrà avvenire dopo l’autorizzazione Antitrust della Commissione Ue, se Bruxelles giudicherà che l’intesa con gli emiratini non viola la concorrenza. Un percorso, quello di Bruxelles, che si è rivelato più ripido del previsto. Alitalia ha sottoposto i suoi «impegni» solo il 27 ottobre e l’Antitrust Ue ha rinviato la decisione al 17 novembre, rispetto alla data prevista del 3 novembre. 

Alitalia però ha bisogno di risorse economiche, e ne ha bisogno subito. In questi giorni le banche e i soci maggiori stanno esaminando la richiesta di Alitalia di anticipare una parte dei soldi dell’aumento di capitale.
In sordina si è dimesso dal cda di Alitalia uno dei due rappresentanti del socio Poste Italiane, Paolo Luca Stanzani Ghedini. Le dimissioni sono del primo ottobre, ma il cda è ridotto da 11 a 10 componenti perché il dimissionario non risulta sia stato sostituito.

Pubblicato lunedì, 3 Novembre 2014 @ 16:04:36     © RIPRODUZIONE RISERVATA