Cupinoro avrebbe retto economicamente interrando all'infinito rifiuti - Terzo Binario News

cupinoro-allevamentiEmergono ulteriori elementi di valutazione sulla vicenda della gestione della discarica di Cupinoro. L’allarme lanciato solo il 9 febbraio 2015 dal sindaco Giuliano Sala era stato sollevato già da diverso tempo dall’Amministratore della società Avv. Marcello Marchesi, ma nessun provvedimento era stato nel frattempo preso.

Si legge infatti in una lettera del marzo 2014 che, per garantire la sicurezza dell’invaso riempito dal 1991 al 2004 dalla precedente società, sono stati utilizzati:

  • parte della quota post mortem incassata dal 2004 sulle volumetrie autorizzate
  • parte del tributo speciale (ecotassa) escusso dai Comuni per conto dell Regione Lazio
  • parte dei ricavi derivanti dall’attività di smaltimento alle medesime volumetrie

Sempre nella lettera, l’Avv. Marchesi non usa mezze misure e dice “In sostanza, la Bracciano Ambiente ha assicurato, per un decennio, la gestione post operativa del vecchio invasi, pari a circa 1.600.000 mc, utilizzando i proventi derivanti dalla gestione del nuovo invaso, pari a circa 825.000 mc”.

Ma l’operazione ha una copertura legale? Sempre dalla lettera emerge chiaramente che, nonostante le richieste fatte alla Regione, nessuna autorizzazione a procedere in questa direzione era stata concessa.

Sulla vicenda indagava nel frattempo la Procura di Civitavecchia a seguito dell’esposto di un cittadino. La denuncia, poi stralciata, avrebbe portato qualche giorno dopo il PM Gentile a scrivere al Procuratore Amendola ipotizzando il profilarsi di ben più gravi reati di natura ambientale“. Si ipotizzava forse a danni dal punto di vista erariale?

Anche in consiglio comunale sono state spesso sollevate perplessità su quanto nel frattempo accadeva a Cupinoro. Numerose le interpellanze del consigliere Tondinelli, che si sono trasformate poi in denunce alla Procura della Repubblica di Civitavecchia e alla Corte dei Conti.

L’associazione Salviamo Bracciano, che da tempo si occupa da vicino della vicenda di Cupinoro, ha inoltre più volte richiamato l’attenzione della Procura. Secondo l’associazione se non si fossero stralciate alcune delle denunce partite negli anni scorsi non si sarebbe arrivati a questa paradossale situazione.

Va detto però che la Procura di Civitavecchia ha di recente aperto un nuovo fascicolo, per capire dove fossero finiti 12,5 milioni di euro che dovevano risultare in bilancio in forma di fondi vincolati e destinati alla gestione Post Mortem. Si tratta di un’inchiesta a questo punto retorica, in quanto basta leggere la corrispondenza tra Bracciano Ambiente e comune di Bracciano per capire che i soldi non vennero mai accantonati, ma spesi nonostante non arrivò alcuna autorizzazione da parte della Regione.

La gestione di Cupinoro, così come è stata improntata dal management della società, aveva solo una possibilità: continuare a ricevere all’infinito rifiuti per incassare post mortem da spendere piuttosto che da accantonare. Un piano fallimentare ed inspiegabilmente avallato per anni.

L’ampliamento richiesto nel 2013 per ulteriori 450.000 mc va proprio in questa direzione. L’esaurirsi dell’invaso aveva messo in crisi la Bracciano Ambiente. Niente rifiuti niente post mortem.

Quindi l’idea di ampliare per ulteriori 450.000 mc sarebbe servito per continuare a rimandare un problema nato nel 2004, anno in cui la Bracciano Ambiente ha preso in mano la discarica.

C’è un altro elemento che emerge nella documentazione allegata a questa lettera. Il Comune di Bracciano, con l’ordinanza n.23 del 15/04/2004, diffidava la S.E.L Servizi Ecologici Laziali proseguire la gestione della discarica, ma non chiedeva ad essa alcuna garanzia dell’accantonamento del fondo post mortem. Addirittura nell’ordinanza si legge che “Al fine di consentire il corretto svolgimento dell’attività della discarica il Comune potrà anche avvalerti temporaneamente di strutture e uffici di proprietà di terzi, che al termine della gestione effetto della presente ordinanza, verranno equamente indennizzati.”

In sostanza il comune, in assenza di garanzie sul fondo post mortem, invece di far disporre il sequestro del patrimonio, mezzi ed attrezzature della società a scopo cautelativo, si dichiarava disponibile a dare un’indennità per le strutture utilizzate.

Nella prima ispezione effettuata dall’Ing. Di Matteo risultò addirittura che il percolato scorreva liberamente sul terreno ed aveva formato veri e propri rigagnoli nel territorio confinante con la discarica.

Nel frattempo la Bracciano Ambiente dal dicembre 2014 ha mollato la gestione della discarica, ma non ci sono atti o dichiarazioni che attestino che qualcun altro sta nel frattempo gestendo l’impianto.

Pubblicato venerdì, 13 Febbraio 2015 @ 08:30:41     © RIPRODUZIONE RISERVATA