Com'è cambiata la Regione Lazio: da Mechelli a Zingaretti, un po' di storia - Terzo Binario News

consiglio regionale lazioDopo l’inno di Mameli ha ufficialmente preso il via, ieri mattina, la X legislatura con l’insediamento del Consiglio Regionale del Lazio presieduto dal “consigliere anziano” Daniele Leodori, poi eletto Presidente. La nuova legislatura è composta da 50 consiglieri, non più da 70 secondo i tagli stabiliti dalla giunta precedente.

Il sistema di governo delle regioni ci sembra oggi familiare, ma la sua definizione è relativamente recente. Le Regioni a Statuto ordinario, come il Lazio, seppure previste dalla Costituzione del 1948, vennero istituite solo nel 1970, ventidue anni dopo quelle a Statuto Speciale, istituite invece nell’immediato dopoguerra.

Anche l’elezione diretta del Presidente della Regione è in vigore solo dal 2000, con l’applicazione della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, che ha modificato l’articolo 122 della Costituzione, lasciando però alle singole regioni la facoltà di optare per una diversa soluzione. Fino ad allora il Presidente veniva eletto dal consiglio regionale e i cittadini votavano solo i partiti e i consiglieri.

Già dal 1995, però, vietando la Costituzione l’elezione diretta dei Presidenti, l’introduzione della quota maggioritaria aveva creato di fatto una sorta di elezione diretta del Presidente della Regione, non espressamente votato dai cittadini come presidente, ma indicato come capolista. La stessa cosa che è avvenuta a livello nazionale dal Mattarellum in poi: i cittadini non possono votare il Presidente del Consiglio, che viene scelto dal Capo dello Stato, ma votando per una coalizione danno una forte indicazione di preferenza al capo della coalizione stessa.  E così nel 1995 Piero Badaloni è stato di fatto scelto dai cittadini, pur non potendolo votare direttamente, come invece è accaduto per Francesco Storace nel 2000.

Il nuovo sistema è stato adottato sul modello dell’elezione diretta dei sindaci prevista dalla legge n. 81 del 1993. Entrambe le novità furono introdotte per porre fine all’instabilità politica e ai continui cambi al vertice della giunta: non a caso prima dell’elezione diretta il mandato dei presidenti non durava oltre i due anni. Per garantire una maggiore stabilità la stessa legge costituzionale del 1999 ha introdotto anche una norma “anti-ribaltone”: in caso di approvazione da parte di un consiglio regionale di una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della giunta regionale eletto direttamente o di sue dimissioni venga sciolto il consiglio regionale e si proceda a nuove elezioni. Proprio come è accaduto con le dimissioni di Renata Polverini.

Ma perché le Regioni a Statuto Ordinario nacquero così tardi? A frenare la loro istituzione furono sia gli stessi Governi che l’apparato burocratico dello Stato in quanto le Regioni godono di poteri più ampi rispetto ai Comuni e alle Province. Il Consiglio regionale infatti può emanare leggi che valgono nella Regione come una legge dello Stato.

La storia del Consiglio regionale del Lazio inizia il 6 luglio del 1970, a Palazzo Valentini sede della Provincia di Roma, dove i 50 consiglieri partecipano alla prima riunione, eleggendo come Presidente dell’Assemblea Girolamo Mechelli (DC), il qual due mesi dopo, il 1 settembre diventerà il primo presidente della Regione Lazio. A Mechelli seguirono altri diciotto presidenti appartenenti a diversi partiti politici – soprattutto PSI e DC – sino ad arrivare all’elezione di Nicola Zingaretti, esponente del Partito Democratico. 

La sede principale della Giunta della Regione Lazio si trova a Roma in via Cristoforo Colombo, mentre la sede del Consiglio regionale si trova in via della Pisana, in aperta campagna fuori dal Raccordo anulare di Roma.

 

Pubblicato martedì, 26 Marzo 2013 @ 15:34:03     © RIPRODUZIONE RISERVATA