Cna Civitavecchia preoccupata: "Pmi poco considerate" - Terzo Binario News

Cna furiosa con il Governo per l’attenzione focalizzata tutta sulla ripresa del commercio mentre le piccole e medie imprese sono state trascurate. Il presidente degli artigiani civitavecchiesi, e vice della Confederazione di Viterbo, Alessio Gismondi interviene sulla questione cercando di delineare un focus su quelle che sono le attività che si svolgono sul territorio. E a una prima occhiata ci si accorge che sono tante e variegate, con una presenza fortissima nei settori dell’edilizia e della ristorazione tipica non solo a Civitavecchia ma anche nei comuni del comprensorio come Santa Marinella, Tolfa ed Allumiere.

“Le pmi – afferma Gismondi – sono state messe in secondo piano rispetto al settore commercio. Sono settori che si occupano della produzione che, nei momenti del fermo causati dal Covid, hanno potuto smaltire il lavoro precedente, ma adesso? Nel frattempo non sono certo arrivate nuove commesse e sono stati due mesi difficili da gestire”.

Il riferimento è a falegnami, fabbri o cuochi. Dalla fotografia scattata dalla Cna a fine 2019, a Civitavecchia sono confederate circa 3500 imprese dove a farla da padrone è il settore bar-ristorazione con 350 attività; a seguire il mondo dell’edilizia e del commercio quest’ultimo frammentato in diversi settori. A Santa Marinella il totale è di poco inferiore alle 1.200 con la differenza che, rispetto a Civitavecchia, spiccano due settori specifici: quello immobiliare (30 imprese) e quello florovivaistico (35). Salendo in collina, a Tolfa le carte si mescolano. Se è vero che il settore edile è ben presente, la componente dell’allevamento (54 aziende su un totale di 376) risulta tutt’altro che marginale, così come quello delle coltivazioni. Infine anche nella vicina Allumiere su 254 imprese la percentuale di associati è altissima nell’ambito dell’allevamento.

“Ho sentito parlare di compensazioni del fatturato. Se questo tipo di sostegno andasse in porto bisogna fare attenzione: non si può guardare il singolo mese del 2019 per parametrare l’aiuto ma sarebbe più intelligente guardare al trimestrale o meglio ancora al fatturato semestrale. Questo permetterebbe di inquadrare meglio le situazioni elargendo fondi più mirati. Il rischio è che un’azienda “fortunata” che l’anno scorso ha avuto un fatturato corposo verrà premiata; una che invece ha visto slittare gli introiti di un paio di mesi sarà penalizzata e non è affatto giusto. Questo è un settore delicato su cui si regge l’economia del territorio: ecco perché – aggiunge ancora l’esponente della Cna – non si possono sbagliare le mosse” conclude Alessio Gismondi.

Pubblicato sabato, 23 Maggio 2020 @ 08:11:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA