Civitavecchia, +P-P: "Stop a emergenza ambientale e via a modello sviluppo alternativo" - Terzo Binario News

“Civitavecchia può essere definita “città ibrida” per quanto riguarda il suo sviluppo economico. Ha un porto ma non è città porto, ha due milioni di turisti /crocieristi,ma non è una città turistica, non ha sviluppo industriale, né un consistente sistema agricolo. Vive di terziario e servizi ma non ha un sistema commerciale strutturato. Da chi non l’amasse potrebbe essere definita “bastarda”, ma in pratica nel suo passato l’unica scelta strategica fatta è stata quella per uno sviluppo energetico, che l’avrebbe devastata nel territorio e avrebbe impedito uno sviluppo in senso turistico; turismo che era stata la sua vera vocazione naturale nel periodo prebellico”. Così Tullio Nunzi, dell’associazione ‘Meno poltrone più panchine’.

“Con il sistema crociere in aumento nei prossimi anni e con la possibilità di creare una vera marca turistica, un sistema turistico territoriale, un distretto dove troverebbero posto termalismo, crocierismo, archeologia
naturalismo, gastronomia e tanto altro: la data del 2025 e la dismissione del carbone potrebbero determinare finalmente l’uscita dal monotematico e deleterio sviluppo energetico”.

“A ciò si aggiunga che secondo i dati del “gruppo interdisciplinare monitoraggio e controllo energia e ambiente”, oltre a numeri tremendi per quanto riguarda la salute pubblica (vedi media chilowattore per ogni
residente rispetto alla media nazionale) si rischia la creazione di una nuova centrale, con quattro camini alti 90 metri l’uno. Un macigno sulla strada dello sviluppo turistico”.

“La sensazione è che Enel possa permettersi tutto e di tutto su questo territorio, per l’incapacità della politica ad opporsi ad uno dei veri poteri forti di questo paese. Risulta infatti incomprensibile che in un territorio devastato ed in emergenza ambientale, nessuno accenni al fatto gravissimo che a Civitavecchia nell’arco di 70 anni ci siano state, nell’ambito Centrali enel, cinque costruzioni e tre riconversioni”.

“Un record in Europa su cui forse la politica locale dovrebbe intervenire, per la eliminare il dubbio che ad Enel in questa città tutto sia permesso.
Anche se la sensazione è che la politica sembra avere grande capacità di intervento per problemi importanti, ma non determinanti, come gli alberi di via Montanucci o della situazione della raccolta differenziata; così come c‘è stata una levata di scudi sul termovalorizzatore che non si sarebbe mai fatto”.

“Sarebbe bello che la “quasi” completa afasia politica sulla centrale a gas avesse fine e si dicesse senza se e senza ma un NO chiaro e netto alla riconversione a gas. La transizione va fatta e decisa con la gente, i lavoratori, la città, che mai è stata coinvolta in scelte del genere”.

“Anche perché la nuova centrale a gas avrebbe ricadute occupazionali non rilevanti; nel passato questo è stato il vero ricatto per la città, divisa tra chi lottava per la salute e chi per il lavoro. L’Enel ha grandi capacita finanziarie e di convincimento e per evitare ulteriori strazi ad una città già colpita, credo sia necessario un supplemento di responsabilità della amministrazione, della politica, delle organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, per recuperare un vero spirito di comunità che permetta alla città di avere un proprio ruolo di decisone, mettere fine ad una emergenza ambientale e ipotizzare un modello di sviluppo alternativo”.

“A livello nazionale esiste un governo che si dice assai attento all’ambiente e non succube ai poteri forti. Sarebbe assurdo e contraddittorio una riconversione della centrale a gas fatta da un governo di sinistra”.

Pubblicato martedì, 17 Settembre 2019 @ 13:39:23     © RIPRODUZIONE RISERVATA