Civitavecchia, i saldi invernali sono un flop - Terzo Binario News

Il commercio civitavecchiese cola a picco e nemmeno più i saldi lo risollevano. La vendita sotto costo ha retto i primissimi giorni poi più il nulla e sugli investimenti degli esercenti il calo si fa sentire. C’è chi parla di un -25% (forse una percentuale troppo severa) ma chi invece fa riferimento a un ventaglio fra il 5 e il 7% forse fotografa più attentamente il momento. Le cause? Diverse, che la categoria prova ad analizzare.

Per alcuni affiliati alla Cna sia nel settore abbigliamento che gioielleria la flessione non è stata possibile da quantificare ma si è avvertita nitidamente: <Difficile dare delle cifre esatte – spiega il presidente degli artigiani di Civitavecchia e vice di quelli di Viterbo Alessio Gismondi – ma la contrazione è stata palpabile fra i nostri affiliati. Il problema però non va ricercato solo nella città ma nelle abitudini di tutti i giorni”. Gismondi chiarisce il suo pensiero: <L’abbigliamento per esempio è un settore uscito dal carniere dei beni di consumo primari. C’è il cibo ovviamente ma ancor più la tecnologia, per la quale si spende senza esitazione qualunque cifra. Non è il saldo ad attirare la gente nei negozi ma il prodotto e il prodotto come il jeans, il maglione o le scarpe non attira. Meglio risparmiare sul capo di abbigliamento, magari vestendosi al mercatino, ma avere capacità di acquisto per altri prodotti. Fermo restando che non si spende affatto, per nessun settore”.

A corso Marconi il negozio di abbigliamento Moda Termini accusa più di altri il segno meno nelle vendite: <I fattori sono diversi – spiega Tiziana, la titolare – che vanno ricercate nella struttura commerciale cittadina e nella congiuntura in generale. Intanto i croceristi che non sono invogliati a spendere e bisognerebbe chiedersi il perché. In fondo se ne vedono sempre tanti in città anche se forse in misura leggermente minore rispetto al passato. Poi la vendita on-line: senza bisogno di muoversi da casa si compra velocemente e a prezzi stracciati. Difficile concorrere in condizioni simili. Fino a 5-6 anni fa la presenza straniera era una voce importante del bilancio che veniva compensata fra ottobre e marzo dalle vendite ai civitavecchiesi. Adesso non è più così. Se poi – l’osservazione finale della commerciante – ci mettiamo pure una congiuntura negativa a livello nazionale, ecco che il quadro diventa più chiaro”.

A questa analisi si lega il presidente dell’Ascom Graziano Luciani: . Il riferimento è appunto al turismo: <Per ora le attività di somministrazione reggono ma per quanto? La paura è sull’outlet perché se aprissero i bar anche lì dentro sarebbe davvero finita. Quella è la vera battaglia da combattere, oltre che sul tenere gli ospiti in città. Anzi, bisogna pensare di tenere i turisti qui, per attrattive concorrenziali con Roma. Si punti con le attività sulla marina, sul lungomare, che possono generare anche un bel volano occupazionale. Non è vero che i commercianti di Civitavecchia non vogliono investire: dall’alto urge un intervento che sostenga il settore e poi sarà la categoria a fare la sua parte” conclude il presidente dell’Ascom locale.

Pubblicato domenica, 10 Febbraio 2019 @ 07:56:30     © RIPRODUZIONE RISERVATA