Civitavecchia, domani Asl Roma 4 e Komen nel carcere femminile per la prevenzione - Terzo Binario News

Il giorno 18 ottobre la Asl Roma 4 torna a fare prevenzione in carcere insieme alla Komen Italia.

Anche questa volta le protagoniste sono le donne, che nel carcere di Civitavecchia sono recluse nella sezione femminile. Questo di venerdì è già il secondo appuntamento di prevenzione al femminile nel carcere, un modo di dimostrare come l’azienda sanitaria abbia a cuore tutte le donne, in questo mese dell’Ottobre Rosa dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Abbiamo chiesto al Dott.Zaccagnino, radiologo della Asl Roma 4, di raccontarci la sua esperienza con lo screening mammografico in carcere e il significato che questa campagna di prevenzione ha per lui, come uomo e come medico.

Il Dott.Zaccagnino si dichiara orgoglioso di poter tornare a fare prevenzione grazie alla Komen e alla Asl Roma 4. Il carcere, e in particolare l’ambiente chiuso, è un problema serio di salute pubblica, nel carcere abbiamo fumo, sedentarietà, non c’è lavoro, e ci sono circostanze ambientali che non possono produrre salute. Per questo la sanità deve avere un ruolo importante nel sostegno della salute del carcerato, soprattutto per le donne. Le donne vivono in aree “ristrette” dove tentano di condividere la vita in un’ambiente molto chiuso, spesso sono donne che vengono da paesi extraeuropei che hanno abitudini di vita e prevenzione diverse dalle nostre. E’ importante prendersi cura della salute delle donne, attraverso non solo la cura delle patologie, ma anche con la prevenzione, per far si che possano attuare delle buone abitudini di vita nei confronti della loro salute, per poterle mantenere al momento dell’uscita dal carcere. Per una donna, l’uscita dal carcere è un momento delicatissimo, perché si è riacquistata la libertà, ma spesso sulle donne ricadono le responsabilità famigliari, ed è molto difficile per loro pensare a se stesse e alla propria salute. Per questo favorire buone abitudini di prevenzione e salute è così importante, soprattutto quando si parla di donne recluse. Ricordando l’esperienza della scorsa volta, il dott. Zaccagnino ci dice che è stata emozionante, sia detenute che agenti penitenziarie hanno fatto domande e informazioni relative all’esame diagnostico e alla prevenzione, hanno pensato a se stesse e forse per la prima volta, si sono sentite semplicemente “donne”

Pubblicato giovedì, 17 20 Ottobre19 @ 17:52:49     © RIPRODUZIONE RISERVATA