Cerveteri, proposta dall'estero per la tariffa puntuale - Terzo Binario News

“Sono cittadino italiano iscritto alla AIRE.

Lavoro con lo sviluppo di processi aziendali all’ufficio di sviluppo al comune della cittá di Borlänge nel centro della Svezia.

Una cittá di circa 55000 abitanti con un’area comunale simile per superficie a quella del comune di Cerveteri

Pur vivendo all’estero cerco di seguire le vicende della mia cittá.

Ho letto l’articolo relativo all’adozione della ”tariffa puntuale” per la raccolta dei rifiuti e vorrei esprimere un mio pensiero.

Forse esso va oltre quello che é il tema specifico trattato nell’articolo ma dal momento che il problema é molto piú complesso credo che sia necessario ampiare il campo di analisi rimanendo comunque nell’ambito della gestione della raccolta differenziata e dei rifiuti in generale.

Non chiedo che questo mio pensiero sia necessariamente pubblicato ma se possibile inoltrato agli ammministratori locali.

Ho cercato in passato di incontrare qualche rappresentante del comune durante le mie sporadiche visite in loco ma non é stato possibile.

Quindi speravo in voi come punto di collegamento.

Voglio subito chiarire che questa non vuole essere una critica all’operato dell’amministrazione ma un suggerimento ed una richiesta per un analisi ed una valutazione che tengano conto di piú aspetti oggettivi.

Sono proprietario da alcuni anni di un piccolo immobile a Cerveteri e devo dire che, pur apprezzando il desiderio dell’amministrazione di curare maggiormente l’ambiente anche attraverso la raccolta differenziata, rimango perplesso su alcune delle soluzioni adottate.

Premetto che una tassazione proporzionata all’utilizzo del servizio per me, che lo utilizzo solo in parte e solo per alcune settimane all’anno, sarebbe un vantaggio non indifferente ed inoltre una soluzione piú equa visto che ad oggi pago una somma sproporzionata rispetto al reale utilizzo. Ma le strade per raggiungere questo ed altri obiettivi possono essere tante.

Qui dove vivo giá da tantissimi anni si effettua la raccolta differenziata e le soluzioni adotate sono molteplici ed adattate al territorio e alla popolazione.

Porto qui alcuni esempi:

La plastica, soprattutto quella delle bottiglie per bevande, viene sotoposta ad una sorta di ”vuoto a rendere” e puó essere rilasciata a qualsiasi supermercato (anche di piccole dimensioni) provvisto di macchinario per la riscossione ed il compattamento del materiale. Lo stesso macchinario emette dei scontrini utilizzabili come buono per effettuare la spesa. Ovvio che questa soluzione prevede l’implementazione di un circuito che non é sempre possibile istituire solo a livello comunale ma le alternative che potrebbero essere adottate a livello locale potrebbe essere quella di macchinari del comune che emetterebbe buoni da usare per ridurre la TARI visto che la plastica potrebbe essere rivenduta ad aziende che si occupano del riciclaggio della stessa.
Effetti oltre che quelli sull’impatto ambientale?

   Pensiamo a quante persone si adopererebbero alla raccolta volontaria solo per avere una tassazione inferiore. Qui in Svezia molti adolescenti lo fanno per raccogliere qualche soldo per acquistare ad esempio qualcosa o per finanziare il club sportivo di cui fanno parte. In un paese dove il consumo di acqua minerale se non sbaglio supera abbondantemente la media europea é assurdo che non si pensi ad un sistema piú avanzato per la gestione del problema.

Vi sono piccole isole ecologiche sparse sul territorio dovre sono presenti diversi container/raccoglitori di maggiori dimensioni (alcuni metri cubi) ed in acciaio (quindi meno sensibili al vandalismo) a disposizione dei cittadini per la raccolta degli altri rifiuti quali metallo, plastica generica, carta e vetro. Tali container oltre ad essere piú robusti permettono la raccolta di quantitativi enormemente maggiori e permettono di evitare che un numero rilevante di piccoli mezzi girino per la citta e raccolgano ogni specifico materiale solo una volta a settimana visto che la raccolta sarebbe piú rapida ed effettuata con mezzi piú grandi che sostituiscono i container pieni con quelli vuoti.
Effetti? Risparmi di tempo, semplificazione logistica, risparmio energetico e servizio piú frequente con rischio di overflow minimo. Se si volessero proprio adottare soluzioni digitali i container potrebbero essere dotati di lettori di carta di identitá o di tessera sanitaria o di una targhetta elettronica apposita che abilitino l’apertura dello sportello.

Il punto di raccolta centrale invece é a disposizione dei cittadini ogni giorno della settimana e costruito in modo tale da consentire a chiunque in modo semplice e senza fatica di gettare la cosa giusta nel posto giusto, dagli elttrodomestici ai giocattoli, dal metallo al non riciclabile, dai mobili alle lampadine e alle batterie per auto.
Non c’é bisogno di una miriade di cassonetti in metallo o in plastica ad ogni strada e non c’é bisogno di avere in ogni abitazione 5 o 6 diversi contenitori che in molti casi rimangono colmi all’interno dell’abitazione per una settimana occupando spazio vitale.

Se si parla di sostenibilitá non si puó pensare ad un sistema di raccolta differenziata in cui i costi economici ed ambientali dovuti alla complessitá della logistica alla fine annullino gli effetti positivi eventualmente generati all’inizio della catena.

Ovvio che il problema che si cerca di risolvere forse é un altro, ed é legato alla cultura dell’ambiente che in alcune persone é completamente assente.

Purtroppo alcuni getterebbero la plastica nella carta, il metallo nella plastica ed il vetro nel metallo.

Cosí come molti ancora lasciano i propri cani fare i propri bisogni sui marciapedi o nei parchi gioco.

Io credo comunque che la maggior parte dei cittadini si guarderebbe dal farlo, penso che la collettivitá stia prendendo coscienza dei problemi dell’ambiente e stia maturando.

Inoltre l’essere umano per sua natura non vuole appartenere ad una sorta di minoranza ed avere gli occhi degli altri su di se.

È vero, i ”sabotatori” e quelli che comunque non vogliono civilizzarsi e se ne infischiano del prossimo ci saranno sempre peró non li si combatte creando difficoltá al resto della comunitá ma fornendo ad essa i mezzi per individuarli, contrastarli ed isolarli.

Una campagna di sensibilizzazione partendo dagli amministratori condominiali, dalle scuole dalle associazioni sportive e ricreative per raggiungere tutti i cittadini credo sia la strategia migliore da adottare.

Bisogna far vedere e far conoscere i vantaggi a breve e lungo termine del sistema, il cittadino deve fare sua la scelta e diventarne il primo ambasciatore.

Se ci si convince che la cosa viene fatta a favore di se stessi, di chi si ama (non per ultimi la propria cittá ed i propri figli) e non per imposizione la cosa avrá piú possibilitá di successo.

Per venire quindi al vostro articolo, credo che dotare decine di migliaia di cassonetti di un chip e continuare con il sistema attuale non risolve il problema ambientale ma solo, e forse non del tutto, il problema della ripartizione delle spese.

Andrebbero poi adottate misure di giustizia sociale per evitare di ”punire” coloro che hanno piú figli (in Italia se ne fanno sempre di meno) o anziani in casa (visto che la collettivitá non se ne puó curare).

Al costo di investimento non credo corrisponderanno benefici eguali.

Probabilmente coloro che oggi gettano i rifiuti di ogni genere sule strade (basta vedere quella per Bracciano) continuerebbero a farlo e quanto costa rimediare a ció?

Il punto di partenza di ogni provvedimento é che esso deve puntare ad agevolare la comunitá e farne i suoi interessi e non a “sparare allo stormo” per colpire un numero limitato di incivili, pur se questo fenomeno va assolutamente contrastato e combattuto.

I cittadini devono rispettare le regole ma questo non si puó ottenere complicando la vita anche a coloro che non hanno altro desiderio che farlo.

Non vanno dati alibi inutili a chi invece non cerca altro che una regola non ottimale a cui appigliarsi.

Parlando con le persone ho percepito a volte che gli incivili grazie a questi alibi riescono addirittura a guadagnare consensi. Una cosa che fá rabbrividire.

Un altro aspetto che dovrebbe essere considerato é se il comune é in grado di sapere quanti e quali siano i cittadini tenuti a pagare la TARI.

Se non sbaglio vi sono registri che non sempre sono aggiornati e quello di provvedere affinché nessun immobile possa eludere la tassazione dovrebbe essere il primo e fondamentale passo verso una ripartizione equa e corretta.

Forse il problema é giá stato risolto ma sarei felice di poterne avere conferma.

Io sarei disposto ad adoperarmi per organizzare una visita di studio per uno scambio di esperienze e conoscenze fra rappresentanti ed esperti del comune nel quale lavoro qui in Svezia e quello di Cerveteri per verificare l’applicabilitá delle rispettive soluzioni in materia di gestione dei rifiuti.

In ultimo vorrei spezzare una lancia a favore di coloro che, come me, pur risiedendo all’estero sono parte integrante della collettivitá.

La legge stabilisce l’esenzione totale (IMU) o parziale (TASI e TARI) per i soggetti riportati ai comma 1 e 2 della legge n. 80 del 2014.

In poche parole si deve essere pensionati con pensione non italiana e residenti all’estero.

Questo non é il mio caso.

Allo stesso tempo i comuni sono invitati a considerare i termini di utilizzo dell’abitazione per applicare riduzioni anche a coloro che non posseggano in toto i requisiti di cui al comma 1.

Piú precisamente in virtù del comma 659 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, il comune può prevedere, con regolamento, riduzioni tariffarie ed esenzioni di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero.

Comprendo che l’applicazione sia facoltativa ma l’invito ai comuni a farlo é stato rivolto piu volte ed in diversi sedi.

Non ultimo sussiste un principio stabilito dalla direttiva UE n. 2008/98/CE, secondo cui “chi inquina paga”: in tal senso è immediata la conclusione che chi ha una seconda casa utilizzata soltanto per le vacanze non produce la stessa quantità di rifiuti di un residente che vive la propria abitazione quotidianamente.

Secondo questo principio, quindi, la Tari sulla casa di un non residente utilizzata soltanto durante le vacanze dovrà essere ridotta tenuto conto della quantità di rifiuti prodotta per i mesi di permanenza nell’immobile.
A tale principio fanno riferimento anche diverse sentenze di diverse commissioni tributarie alle quali molti cittadini si sono rivolti per avere ascolto e ottenere riduzioni poi applicate.
Mi preme far presente tutto ció perché auspico un trattamento equo e proporzionato dei cittadini, soprattutto pensando al fatto che noi dall’estero investiamo capitali che vanno ad arricchire la collettivitá locale non solo al momento del’acquisto dell’immobile ma anche quando soggiorniamo lí visto che acquistiamo beni di consumo e servizi sul posto.
In passato ho chiesto un incontro con il Sindaco Dott. Pascucci proprio per far presente una serie di argomenti che dovrebbero far riflettere l’amministrazione comunale sul concetto proprio di equitá fiscale.
Come residente all’estero contribuisco anche con una IMU applicata ad aliquota massima mentre moltissimi altri comuni adottano delle riduzioni consentite anche per legge.
Infatti il comune può, comunque, stabilire, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, un’aliquota agevolata, purché non inferiore allo 0,46 per cento, atteso che il comma 6 dell’ art. 13 del D. L. n. 201 del 2011 consente al comune di modificare l’aliquota di base, in aumento o in diminuzione, entro il limite di 0,3 punti percentuali.

Non escludo la possibilitá che ia incappato in qualche errore di interpretazione ma vi invito a verificare.
Spero che questa mia esposizione venga presa in considerazione e inoltrata a chi di competenza per una analisi ed una valutazione piú approfondite.
Ovviamente non discuto (e non lo mette in discussione neanche la normativa) l’utilizzabilitá dell’immobile come criterio di assoggettibilitá alla tassazione, ma qui si parla di adeguamento in base al grado di utilizzo.

La decisione é di carattere politico e non amministrativo.

Il problema dei cittadini AIRE non é qualcosa a cui la politica presta particolare attenzione se non in sede di elezioni nazionali quando stranamente ci si ricorda di noi e si viene bombardati da fascicoli e volantini di campagna elettorale.

Il fatto é che facendo cosí si perde ancora una volta la possibilitá di attingere ad un “parco clienti” (e non parlo solo di italiani) che con i suoi investimenti puó aiutare un economia che non naviga certamente in buone acque.
Se non sbaglio il mercato immobiliare in Italia e forse ancor di piú in cittá come Cerveteri soffre da molti anni di un calo della richiesta rilevante ed un calo dei prezzi senza paragoni nella storia degli ultimi 60 anni.
Se a questo si aggiunge il calo demografico e la diminuzione del potere di acquisto c’é poco da essere ottimisti.

Perdonate la disserzione socio-politica ma essa era doverosa.

Un direttiva europea c’é, delle sentenze ci sono, quindi dovrebbe esser un dovere istituzionale e morale valutare l’applicazione di una tassazione equa e proporzionata all’utilizzo del servizio.

Alberto Ferrante

Pubblicato venerdì, 17 Gennaio 2020 @ 08:40:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA