Cerveteri, Pascucci sul 25 Aprile: "Esserci oggi diventa sempre più importante" - Terzo Binario News

Il discorso del sindaco Alessio Pascucci per la cerimonia del 25 Aprile.

“Buongiorno a tutti. Vi ringrazio per essere qui. Ringrazio le istituzioni civili e religiose presenti, le associazioni combattentistiche e d’arma, i rioni, le associazioni di volontariato, l’ANPI sezione di Cerveteri-Ladispoli che ha contribuito in maniera determinante alla definizione del programma di oggi, il Gruppo Bandistico Caerite che per la prima volta ci ha accompagnato in questo percorso per le vie della città e che ci auguriamo diventi una tradizione, la Parrocchia di Santa Maria Maggiore che come ogni anno ha celebrato con noi la Santa Messa e tutti i cittadini e le cittadine convenuti qui oggi. Che mi sia consentito anche un ringraziamento speciale ai ragazzi dell’ufficio di staff, Simone, William, Ivan e Stefano che si sono preoccupati della organizzazione delle giornate di ieri e di oggi. Ricordo che dopo questo momento, la Festa della Liberazione si sposterà sulle nostre spiagge, a Campo di Mare, dove l’AUSER, come da tradizione, ha organizzato la Festa degli Aquiloni dedicata ai più piccoli. Grazie a tutti.

Quanto è importante essere qui oggi? Lo è sempre, è vero, ma forse mai lo è stato come in questo 2019. Il 25 Aprile è l’anniversario della Liberazione della nostra Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista. È la festa che ci ricorda la fine del periodo più buio della nostra storia. Quello della soppressione della democrazia, delle leggi razziali, delle deportazioni, dell’omicidio Matteotti, delle persecuzioni e degli assassini contro i dissidenti politici, dei manganelli e dell’olio di ricino. Il 25 Aprile del 1945 nasceva la nostra Repubblica. Iniziava la nostra libertà.

In questa Italia che sembra aver dimenticato la propria storia, le proprie origini e la propria identità, è fondamentale essere qui.

Proprio ieri infatti a Milano in Piazzale Loreto alcuni neofascisti, inneggiando al Duce hanno esposto uno striscione con la scritta “Onore a Benito Mussolini” e l’hanno accompagnato con saluti romani. Il 12 gennaio scorso nella nostra Cerveteri un altro gruppo di neofascisti ha indetto una manifestazione contro la bandiera della pace che garrisce dalle mura del nostro Municipio. Quella bandiera che richiama esplicitamente i valori della nostra Costituzione. E tanti sarebbero ahimè i tristi episodi della stessa natura che potremo ricordare dell’anno appena trascorso.

Uno in particolare però mi ha molto colpito. Il 29 luglio 2018, in occasione dell’anniversario della nascita del Duce, un Ministro delle Repubblica italiana, anche vicepremier, ha citato pubblicamente e senza nessuna vergogna una frase di Benito Mussolini facendola propria. Quello stesso Ministro che oggi diserta, di fatto ignorandole, le celebrazioni ufficiali della Festa della Liberazione, derubricandola come se fosse una ricorrenza non più attuale. Qualcosa di nostalgico, dal significato sbiadito.

Come possiamo vivere in una nazione in cui uno dei massimi rappresentanti delle Istituzioni insulta così il sacrificio che molti giovani italiani hanno fatto per regalarci la libertà? Come possiamo vivere in una nazione in cui uno dei massimi rappresentanti delle Istituzioni cita Benito Mussolini? E noi, cosa abbiamo fatto il giorno successivo? Come abbiamo difeso la memoria? Dove eravamo come Italiani e Italiane per onorare i nostri Partigiani?

È grazie a loro, infatti, ai Partigiani e alle Partigiane che diedero il sangue e la vita per noi, è grazie a loro, al loro estremo sacrificio, che oggi il Ministro dell’Interno può dire quello che pensa. Se può farlo democraticamente, è grazie alla Resistenza.

Sì, anche a lui, anche a quelli come lui, la Liberazione ha regalato la libertà.

Proprio per questo, la Festa della Liberazione è quanto mai attuale oggi, in un Paese in cui in una grande città come Trieste il sindaco ha vietato all’Anpi di intervenire sul palco delle celebrazioni alla Risiera di San Sabba. In un Paese in cui a Lentate sul Seveso in provincia di Monza la sindaca non ha autorizzato il corteo e le celebrazioni per il 25 aprile, consentendo soltanto la deposizione di una corona al monumento ai Caduti. Nella nostra Italia in cui, anche solo pochi mesi fa e non lontano da qui, venivano orgogliosamente dedicate piazze alla memoria di chi fu tra i firmatari del Manifesto della razza e, da convinto fascista , aderì alla costituzione della Repubblica Sociale italiana.

Questo significa che, nonostante siano passati soltanto settant’anni, stiamo dimenticando la nostra storia. Perdere la memoria, non sapere da dove veniamo, non tenere a mente ogni giorno gli errori commessi, soprattutto quelli più tremendi, sono azioni pericolosissime. Non aver imparato la lezione ci condanna infatti a ripetere gli stessi sbagli. In eterno.

Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per non dimenticare.

È necessario ricordare che i valori di democrazia e di libertà sono insiti nella nostra Costituzione. Sono e devono essere valori di tutti. Non possiamo distorcerli, non possiamo sottovalutarli. L’antifascismo non è e non può essere un valore esclusivo di una parte politica: esso è un pilastro della nostra democrazia e appartiene a tutti i cittadini. Nessuno escluso. Dirò di più: coloro che non si ritrovano in questi valori non sono Italiani.

Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per ritrovarci insieme nei nostri valori.

È la democrazia a essere in crisi oggi. Uno studio della ONG Freedom House, ci dice che alcuni valori democratici fondamentali sono sempre più minacciati quando non addirittura cancellati. Come il diritto di poter scegliere i propri leader attraverso giuste e libere elezioni. O la possibilità di avere una stampa libera e indipendente. I paesi che vedono peggiorare la loro condizione democratica sono più numerosi rispetto a quelli che hanno guadagnato diritti. E non si tratta solo di paesi tradizionalmente percepiti come autoritari. Molte democrazie di vecchia data sono state scosse dalle forze politiche populiste, nazionaliste e sovraniste che respingono principi basilari come la separazione dei poteri e propongono ideali discriminatori nei confronti delle minoranze.

In Europa, in particolare oggi vediamo la crescita di movimenti che pensano di tornare agli antichi nazionalismi e che vedono l’integrazione tra i popoli europei come una sovrastruttura inutile.

Ma l’Europa è nata proprio affinché non si ripetessero più i nazionalismi che hanno generato il fascismo e il nazismo. Questa Europa, per quanto migliorabile, ci ha garantito il più lungo periodo di pace mai conosciuto dal nostro continente: settant’anni. Metterla in discussione con un ritorno agli egoismi e alle divisioni tra Stati nazionali rappresenta un enorme pericolo.

Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per continuare a lottare insieme per l’unione e per la democrazia.

Piero Calamandrei, uno dei padri fondatori della nostra Repubblica diceva: “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso d’asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso d’angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso d’angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.”

Per questo siamo qui oggi. Siamo qui per vigilare quotidianamente sulla libertà.

La nostra Costituzione all’articolo 11 recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma il mondo non è in pace. E anche ora, in questo istante, mentre stiamo parlando, la nostra nazione è impegnata su numerosi fronti, con operazioni che definiamo di “esportazione della democrazia”.

Ecco, per questo siamo qui oggi. Siamo qui per essere costruttori di pace.

In quegli anni, anni terribili, anni in cui non scegliere, non fare niente, sarebbe stata l’opzione più sicura, quella meno rischiosa, uomini e donne, spesso giovanissimi, hanno dato la vita per noi, per la nostra libertà. Gesti eroici di giovani come Salvo D’Acquisto, a cui è intitolata una nostra scuola. Un carabiniere che ha offerto la propria vita spontaneamente per salvare quella di altri innocenti. Ma se non ricordiamo questi gesti esemplari, se non li prendiamo a esempio, che società potremo disegnare? A che sarà valso quel loro sacrificio?

Oggi siamo qui per questo. Siamo qui per onorare la memoria di quegli eroi.

Spesso mi rimproverano di occuparmi di questioni che non dovrebbero riguardare un sindaco. Parlare di pace, di accoglienza, di libertà e di democrazia invece di pensare soltanto alle questioni ordinarie di semplice amministrazione. Siamo Istituzioni della Repubblica italiana e abbiamo un dovere quotidiano. Sia chiaro: è importantissimo sistemare le strade. Ma dobbiamo sognare, pensare e lottare per una società diversa. Altrimenti quelle strade non porterebbero da nessuna parte o, peggio, come è accaduto solo settant’anni fa, porterebbero in luoghi in cui la democrazia è stata soppressa. La bandiera della pace che abbiamo voluto su ogni palazzo comunale, la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, la Costituzione distribuita nelle scuole, sono tutte iniziative che abbiamo portato avanti con orgoglio, ma non sono sufficienti. La strada da percorrere insieme è ancora lunga e per ogni passo che muoviamo ci rendiamo conto di quanto lavoro ci sia ancora da fare.

Anche per questo siamo qui. Siamo qui per continuare a impegnarci insieme.

Siamo qui per essere Resistenza.

Dove ci saranno striscioni inneggianti a Benito Mussolini. Lì sarà Resistenza

Dove ci saranno i saluti romani. Lì sarà Resistenza.

Dove si intitoleranno le piazze e le strade ai sostenitori delle leggi razziali. Lì sarà Resistenza.

Dove il Ministro dell’Interno citerà le frasi del Duce. Lì sarà Resistenza.

Dove saranno impedite le celebrazioni per il 25 Aprile. Lì sarà Resistenza.

Dove ci sarà l’odio e l’innalzamento dei muri. Lì sarà Resistenza.

Dove proveranno a modificare la storia. Lì sarà Resistenza.

Dove non verranno celebrati da eroi i Partigiani e le Partigiane italiane. Lì sarà Resistenza.

Vediamo dei segnali preoccupanti, è vero. Dei ritorni nostalgici. Dei tentativi di alterare il ricordo di ciò che è stato. Ma non sono preoccupato. Per niente. Perché so che dovunque sventolerà un tricolore, dovunque ci sarà qualcuno che legge la nostra Costituzione, dovunque ci sarà un Italiano o un’Italiana, lì, su quelle strade, ai nostri posti ci ritroveranno, morti e vivi collo stesso impegno, popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre Resistenza.

Che lo sappiano. Che lo sappiano tutti: noi siamo ancora Resistenza. E lo saremo sempre.

Viva Cerveteri. Viva l’Italia. Viva tutti i Partigiani.

Buon 25 Aprile.

Pubblicato giovedì, 25 Aprile 2019 @ 13:27:32     © RIPRODUZIONE RISERVATA