Bracciano, ciclo di conferenze della Humanae Vitae a Grottaferrata - Terzo Binario News

Il ciclo di conferenze che avremo il piacere di presentare presso Villa Grazioli si concentrerà su alcune delle pubblicazioni curate da Edizioni Archeoares le quali, sebbene facciano parte diverse collane editoriali, sono accomunate da un fil rouge: l’indagine antropologica e le tradizioni folkloriche, passando dalle tradizioni popolari agli studi colti sul tema.

Sei appuntamenti, sei giornate dedicate alla letteratura, alla condivisione, allo studio delle tradizioni popolari alle quali siete tutti invitati!
Si parte domenica 12 gennaio con i saggi scritti da Maria Savi – Lopez, che sarà protagonista di ben tre incontri. Dai suoi lavori emerge che l’autrice, vissuta a cavallo della Rivoluzione Industriale, risulta grandemente preoccupata dall’avanzata del progresso che sta riempiendo le città a discapito dei villaggi. Maria sente l’esigenza di raccogliere tutte quelle tradizioni che oggi noi definiamo folkloriche e che rischiano di scomparire con l’abbandono degli insediamenti: ecco allora che in“Leggende del mare” (domenica 16 febbraio) ed in “Leggende delle Alpi” (domenica 29 marzo) ci viene presentato un caleidoscopico mosaico di racconti che avevano accompagnato la vita di milioni di persone scandita da esigenze di carattere pratico come, ad esempio, un buon raccolto, scongiurare catastrofi naturali o una navigazione serena. A queste manifestazioni di carattere “popolare” si affiancano anche necessità di carattere spirituale come è evidente nelle molte storie che vedono protagonisti santi uomini che, sostituendosi agli eroi di tradizione pagana, sconfiggono le forze del male che minacciano il quieto vivere. Di tono senz’altro più colto è invece il volume “Nani e folletti” (domenica 12 gennaio): in esso la Lopez raccoglie tutte le leggende relative al popolo dei boschi e delle profondità della terra che provengono però da una tradizione mitologica e letteraria ben definita (miti nordici, folklore irlandese e inglese etc.) e fonte di ispirazione per molte opere di carattere “aulico”. A tal proposito pensate allo shakespeariano “Sogno di una notte di mezza estate” opera in cui uno dei protagonisti è Oberon, re delle fate che compare nella letteratura di carattere colto già nel XIII secolo.
Domenica 26 gennaio faremo la conoscenza de “Il Diavolo” di Arturo Graf. In questo saggio di carattere colto il grande storico ha l’intuizione di narrare la nascita e lo sviluppo dell’antagonista del bene per antonomasia: Satana, l’Avversario. Rifacendosi alle fonti storiche e patristiche, l’autore ci accompagna in un viaggio che dalla Mesopotamia arriva fino agli inizi del Novecento, secolo nel quale la figura del Diavolo si plasma e si disfa davanti gli occhi del lettore. L’operazione letteraria che viene proposta in questo saggio non fu ben accolta in Italia perché considerata non rispettosa dei canoni della ricerca storica ma la sua eco travalicò le Alpi e la scuola francese, per mano di Le Goff (ancora oggi considerato uno dei massimi studiosi del Medioevo di tutti i tempi) lo definì il “Grande Arturo”.
Domenica 8 marzo parleremo de “La Danza nell’antichità” il quale, oltre ad essere un saggio dedicato alla ricerca archeologica, ci presenta una puntuale ricostruzione di come la danza non sia mai stata un mero e semplice svago, ma è portatrice di una lunga tradizione che affonda le proprie radici in manifestazioni di carattere culturale e rituale. Dalla ricostruzione scientifica affrontata nel testo emergono punti di incontro fra le danze dell’antichità e quelle moderne che, per meri scopi commerciali e turistici, sono state depauperate dalla loro aurea sociale, rituale e sacrale.
Domenica 4 aprile si terrà l’ultimo appuntamento di questo ciclo dedicato alla letteratura e alle tradizioni folkloriche. “La cronaca di Fra’ Michele”, che in apparenza si allontana dalle precedenti pubblicazioni, rientra in un’atmosfera che intreccia alte disquisizioni teologiche ad un sentimento religioso di matrice pauperistica portate avanti dalla “setta dei Fraticelli” e ci restituisce un affresco a tinte fosche di un periodo storico (la fine del Trecento) sconvolto da dispute religiose che scossero le principali città europee. Le vicende narrate nella Cronaca ispirò Umberto Eco per il suo celeberrimo “Il nome della rosa”.
Speriamo con questa nostra breve presentazione di aver stuzzicato la vostra curiosità quel tanto che basta per indurvi a seguirci sulle nostre pagine per scoprire ulteriori dettagli!”

Monia Guredda, Responsabile Comunicazione Associazione Culturale Humanae Vitae

Pubblicato sabato, 28 Dicembre 2019 @ 19:05:46     © RIPRODUZIONE RISERVATA