Antonio Di Pietro ospite a Ladispoli incontra 400 ragazzi della città • Terzo Binario News

antonio-di-pietro1Uno dei simboli della storia recente d’Italia, l’uomo che ha indotto una rivoluzione politica semplicemente svolgendo il proprio lavoro, la persona che ha tolto il velo che nascondeva il marciume della “Prima Repubblica” è stato ospite il 13 gennaio dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” presso la sala consiliare del Comune di Ladispoli.

Antonio di Pietro è giunto in treno nella nostra città ed ha incontrato i circa 400 ragazzi cui ha raccontato la propria vita e le proprie vicissitudini affinché i ragazzi non dimentichino che le rivoluzioni si fanno lavorando duramente e con impegno, non dimenticando mai i propri doveri, i propri valori ed il proprio impegno verso lo Stato.

Il senatore, due volte ministro della Repubblica, due volte europarlamentare, ha iniziato esortando i ragazzi a comprendere chi oggi viene in Italia come immigrato, ricordano quando lui emigrò in Germania, lavorando umilmente da operaio, in condizioni rigide e trattato con disprezzo e senza salvaguardie sindacali. Come operaio immigrato, aveva tempi contingentati anche per andare in bagno e il suo gruppo di lavoro era composto da operai tutti di lingua diversa per impedire loro di parlare durante il lavoro. Rientrato in Italia si iscrive all’Università di Milano come studente lavoratore e si laurea in giurisprudenza. Lavora quindi come “segretario comunale” a Como e dintorni. Vince poi un concorso pubblico ed entra in Polizia come Commissario. In quel periodo, ha detto ai ragazzi, fu “eroe obbligato”, infatti durante una rapina, dei banditi presero fra gli ostaggi una bambina e lui si offrì di sostituirla facendo uno scambio fra la bimba e la sua persona. Quel gesto eroico, ha detto, non avrebbe certo voluto farlo perché non si sentiva e non si sente un eroe, ma essendo il comandante dei suoi uomini, toccava a lui assumersi la responsabilità del proprio ruolo per non rischiare la vita di uno dei suoi. Non neghiamo che oggi faccia un certo effetto ricordare quel gesto di Di Pietro in confronto ad un certo Schettino. Se non si crede e non si vuole essere eroi, indubbiamente eroi sono quei servitori dello Stato che svolgono bene il proprio lavoro e agiscono altruisticamente, come vuole la logica di chi lavora per il Paese e non per se stesso. Di Pietro non ha nascosto che aveva paura offrendosi ai banditi, ma era suo obbligo morale difendere quella bambina, sostituendosi a lei. Non ha nascosto nemmeno la paura che ha provato durante i due conflitti a fuoco avuti durante il suo lavoro in Polizia. “Non è come nei film” ha detto “in quei momenti hai una paura terribile perché sai che puoi morire o può morire un tuo compagno”, ha poi continuato dicendo che la realtà la si è vista in TV durante il blitz della polizia francese nel ristorante kosher: gli uomini si facevano forza uno con l’altro, la realtà è molto meno elegante di quello che si vede nelle fiction ed è paura di essere uccisi. Con la laurea, però, Di Pietro non smette di studiare e vince quindi un altro concorso diventando Sostituto Procuratore della Repubblica. In quel tempo si comincia a comprendere che la magistratura, per fare bene il suo lavoro, deve specializzarsi. Così mentre in Sicilia nascono i pool antimafia, lui viene inserito in un pool che si dedica ad indagare la corruzione nel mondo dell’imprenditoria e si specializza nell’uso dei mezzi informatici che velocizzano e moltiplicano il suo lavoro rendendolo la punta del pool. Se era chiaro a tutti che la corruzione era diffusissima, non era però facile alzare quel lenzuolo di silenzio che copriva tutto e non permetteva alla giustizia di fare il suo corso fino a quando, con una brillante operazione di appostamento, utilizzando mezzi di comunicazione antiquati rispetto ai moderni mezzi di intercettazione, fu colto in flagrante un certo Mario Chiesa mentre riceveva dei soldi da un imprenditore affinché questi potesse lavorare. Di Pietro ha ricordato che i nomi in codice suo e del suo collaboratore durante l’operazione erano “Papa” e “Mike” che nelle trascrizioni erano riportati puntati per semplicità. Quando un giornalista di “Repubblica” vide quelle “M” e quelle “P” decise che significassero “Mani Pulite” e da lì nacque il nome di quella inchiesta che rivelò un marciume incredibile fino allora solo sospettato che travolse segretari di partito e capi di governo svelando che era prassi il pagamento di tangenti per vedere assegnati dei lavori per la Pubblica Amministrazione. Per avere un’idea, ha raccontato un interrogatorio di un imprenditore ottantenne durato una decina di ore, ma che non aveva portato a nessuna ammissione di colpa nonostante le evidenti prove; sconfitto da quel vecchietto, porse il verbale all’anziano signore invitandolo a firmare la sua “non ammissione” di colpa ed allora avvenne il miracolo. Quell’imprenditore gli disse “Giovanotto, vedo che tu ci credi e fai sul serio” visto che non aveva nulla da perdere ed era anche malato, strappò quel verbale e disse: “ricominciamo daccapo” e svelò che erano 40 anni che lavorava e che in quei 40 anni solo 3 volte non aveva dovuto pagare alcuna tangente a politici o amministratori per ottenere il lavoro, era la regola ormai accettata da tutti in Italia che occorreva “ungere” per poter lavorare, tanto quelle tangenti la avrebbe poi “rimborsate” lo Stato che pagava in seguito i lavori! Pagare tangenti, ha chiarito ai ragazzi l’on. Di Pietro, significa fare in modo che chi lavorerebbe a minor prezzo non riesce a lavorare, mentre ottiene il lavoro chi offre di nascosto più soldi dando potere e guadagni a chi è stato invece eletto per far funzionare bene lo Stato, ma tutto a spese di chi paga le tasse perché il costo di quei lavori aumenta perché viene considerato anche il “costo” della tangente: in pratica il politico “ruba” i nostri soldi. Se oggi l’Italia è in crisi e lo Stato non ha soldi, la colpa è di quei politici che in quegli anni hanno sprecato i soldi, togliendoli in fin dei conti proprio ai ragazzi ora presenti in sala. Soldi che avrebbero potuto servire per offrire oggi strutture migliori e più sicure, e che invece servirono ad arricchire quei politici a spese dei costi esorbitanti di opere che sarebbero costate dieci volte di meno.

Il lavoro suo e del pool di magistrati gli portò molti nemici e cominciarono a colpirlo con centinaia di denunce (oltre 800, una più assurda dell’altra, come quella che lo accusava di non essere laureato, ma di essere un infiltrato della CIA) che lo costrinsero, per potersi difendere, a dimettersi da magistrato, proprio pochi giorni prima di interrogare Berlusconi coinvolto anch’egli nell’inchiesta.

Per continuare a lavorare per il Paese, andando alla fonte, cioè dove le Leggi vengono scritte, entrò pochi anni dopo in politica. Rifiutò di essere ministro nel governo Berlusconi, ma accettò di far parte del governo Prodi e fu ministro per due volte. Ma ancora una volta, colpito da denunce assurde, per non danneggiare l’immagine del governo e potersi difendere da cittadino e non da onorevole, si dimise. Aveva anche fondato un partito (Italia dei valori), ma ormai ritiene che l’unica cosa che possa fare, sia (novello Cincinnato) dedicarsi alla sua vigna, abbandonando per sempre la vita politica diretta. Quello che però desidera fare è parlare ai giovani, affinché nessuno si faccia imbambolare da sciocchi programmi televisivi, ciascuno impari invece a ragionare  con la propria testa e non dimentichi che la corruzione non è stata debellata. Infatti le persone coinvolte negli ultimi scandali sono persone che lui stesso aveva già fatto arrestare anni fa, ma alle quali sono state date incredibilmente ancora nuovamente in mano appalti e soldi.

Terminato fra scrosci di applausi il racconto della sua vita (a breve sulla storia di “Mani pulite” sarà tratta una fiction) il senatore Di Pietro è stato sottoposto ad una raffica di domande. Fra queste: “cosa suggerirebbe al Sindaco di Ladispoli per migliorare la città?” Di Pietro ha confessato di non avere il piacere di conoscere Ladispoli, ma di avere ben visto la situazione dei marciapiedi davanti la scuola, per cui l’unico suggerimento che offre al sindaco è di far rimettere a posto quel pericoloso marciapiedi. Di Pietro si è poi avvalso “della facoltà di non rispondere” alla domanda di una ragazza la quale, ben conoscendo la sua fede juventina, gli ha chiesto chi vincerà il campionato. Non ha avuto invece remore a parlare del futuro Presidente della Repubblica che è convinto sarà una brava persona, ma risultato di una mediazione fra i vari partiti in parlamento e quindi “debole”, spera tuttavia che il futuro Presidente sappia essere forte e non cada nella trappola del dover essere riconoscente a qualcuno e dimostri fin dal giorno successivo alla sua elezione la propria indipendenza. Alla domanda su cosa pensi del futuro politico dell’Italia ha affermato che davanti a tanti giovani in gamba, come quelli presenti, non è possibile essere pessimisti, anche perché la politica non è “sporca” e se lo sono certamente alcuni politici, tanti altri parlamentari sono persone eccellenti, preparate, pulite ed in quelle confida per un futuro positivo per l’Italia. Per Di Pietro, a seguito di una domanda dei ragazzi, una utile Legge potrebbe essere quella che vieta ai condannati o a chi sia indagato di essere parlamentare, lui stesso, ben sapendo di essere innocente (come poi è stato dimostrato) non ha esitato a dimettersi quando fu colpito da denunce. Alla ragazza che ha chiesto se la sua famiglia abbia rischiato a causa del suo lavoro, Di Pietro ha confermato che ci fu una chiara minaccia e che per protezione tutta la sua famiglia fu, per un periodo, portata sotto falso nome in sud America. L’episodio divertente fu che portato in tutta segretezza in America, con continui cambi di mezzi e dopo oltre 24 ore di viaggio, stremato dalla fatica, mentre riposava per un momento su una spiaggia si senti chiamare allegramente a voce alta con il suo vero nome da un turista che lo aveva riconosciuto!

Le due ore di Storia dell’Italia moderna sono scorse in fretta fra gli applausi e i ricordi di quei giorni di 20/30 anni fa che hanno cambiato l’Italia, migliorandola un po’.

Dispiace oggi vedere in Parlamento, fra varie persone degne, alcuni vigliacchi, incapaci, malfattori o venduti mentre altri, che hanno sempre lavorato per il Paese, si dedicano ora al giardinaggio. Ma forse questo è quello che ci meritiamo con il nostro disimpegno e la nostra debolezza davanti ai “potenti” la cui potenza, non dimentichiamolo, proviene solo dalla nostra delega. Non ci resta che sperare nel futuro grazie a questi ragazzi che per due ore non hanno nemmeno fiatato per non perdere una parola di questo “eroe controvoglia”.

Pubblicato mercoledì, 14 Gennaio 2015 @ 10:23:57     © RIPRODUZIONE RISERVATA