Grande successo per l’ultimo Trovatore dall’anima mistica, con standing ovation finale

Appalusi a non finire e standing ovation finale per Angelo Branduardi, che ieri ha incantato il Castello di Santa Severa.
“Camminando, camminando” insieme a Fabio Valdemarin – noto pianista di formazione classica e polistrumentista – il Maestro ha rivisitato alcune tappe del percorso artistico che lo ha reso una delle figure chiave della musica e del cantautorato italiano, con una esibizione in chiave acustica che ha rapito i presenti, compreso il sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei.


Molti dei diciotto brani in scaletta sono stati infatti presi dagli otto dischi di “Futuro antico”, un originale viaggio attraverso pagine sacre e profane del Medioevo e di altri periodi che hanno fatto la storia della musica e della letteratura italiana.
“Quello di stasera sarà un concerto atipico, anomalo – ha sottolineato Branduardi – Ho scelto per voi dei brani tratti dagli otto dischi che ho fatto di musica antica, che si chiamano tutti “Futuro Antico”. Li ho chiamati in questo modo paradossale per un motivo: perché, data la crisi della musica occidentale, molti musicisti anche classici e contemporanei sono tornati indietro sui loro passi cercando di riprendere il cammino proprio dalle origini”.
Dopo “Populorum Regina”, l’ultimo dei Trovatori, come ama definirsi, ha proseguito con “Cara Nina”, una canzone per centinaia d’anni attribuita erroneamente a Mozart ma che in realtà è una canzone popolare veneziana del 1500.e “Now, oh now”, per poi passare a “Damigella tutta bella”, uno scherzo musicale del poeta manierista Gabriello Chiabrera, e “Sì dolce è il tormento”, un madrigale di Claudio Monteverdi.

Dopo il concerto, il Maestro si è affacciato per salutare i fans rimasti


A seguire la “La luna”, uno dei suoi brani più celebri, e l’immancabile omaggio al poeta irlandese e premio Nobel William Butler Yeats, di cui ha declamato “Il violinista di Dooney” e cantato “Aengus il vagabondo”. Nel corso della serata Branduardi ha voluto inserire in scaletta anche “Il dono del cervo” e “1 aprile 1965”, il cui testo è tratto dall’ultima lettera di Ernesto Che Guevara ai genitori, nonché la struggente “Barbrie Allen”, seguita da “La favola degli aironi”, “Rosa di Galilea”, “Lord Franklin” e “Geordie”, in ricordo del compianto Fabrizio De Andrè.
Tra i cavalli di battaglia non potevano poi mancare “La fitta sassaiola dell’ingiuria”, “Alla fiera dell’Est”, il cui ritornello iniziale e finale è stato cantato in lingua ucraina in segno di solidarietà verso un popolo che soffre, “La pulce d’acqua” e “Vanità di vanità”, con cui ha chiuso al concerto, non prima di ringraziare, oltre a Valdemarin, il suo prezioso team: l’ingegnere del suono, Emiliano di Marco, l’ingegnere delle luci, Giuseppe Scutti, i back liners di palco e la tour manager, Alessandra Bolchini.

Pubblicato mercoledì, 17 Agosto 2022 @ 17:21:18     © RIPRODUZIONE RISERVATA