24072017Headline:

Vistamar, presidente dell’Avis di Ladispoli: “Palazzine finite, ma 1500 donatori ancora aspettano la sede”

La parte pubblica del programma integrato Vistamar continua a far discutere. Il progetto, dal valore totale di 11,9 milioni di euro, ha portato alla realizzazione di 14776 metri cubi di costruzioni a carattere residenziale. Le due palazzine, di cui una già completa e sul mercato, si stagliano su Via Vilnius propria di fronte alla caserma della Guardia di Finanza.

Gli appartamenti si possono  già trovare in vendita presso alcune agenzie immobiliari di Ladispoli. Eppure nell’area individuata poco più in là per realizzarvi, come contropartita, un edificio pubblico da destinare a centro trasfusionale e sede dell’Avis ancora non è sorto nulla. Nel frattempo i moltissimi donatori dell’Avis comunale di Ladispoli, fondata nel 1976, sono costretti ad appoggiarsi ad altre strutture sanitarie della zona, mentre i volontari svolgono le loro riunioni nella casa della presidente o chiedendo di volta in volta l’autorizzazione ad utilizzare lo spazio di Via Pisa. Ricordiamo che l’Avis è “un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS) costituita tra coloro che donano volontariamente, gratuitamente, periodicamente e anonimamente il proprio sangue”. Il Lazio è una delle regioni italiane affette da una cronica carenza di sengue, tanto che a inizio anno il Centro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità fece un appello ai donatori su tutto il territorio nazionale, vista la mancanza di 2600 unità rispetto al fabbisogno complessivo.

L’assegnazione di un luogo fisico all’Avis per consentirgli di poter garantire e potenziare le proprie attività si poneva, dunque, come il riconoscimento della preziosa funzione sociale svolta dall’organizzazione.

Già a febbraio 2015 il sindaco Crescenzo Paliotta avrebbe garantito la disponibilità dell’amministrazione a concedere all’Avis circa 150 metri della struttura di 180 metri da costruire in Via Vilnius, specificando che l’intervento, acquisiti i necessari pareri della Soprintendenza dei beni archeologici, era stato programmato dalla società Vistamar entro il 2015.

“Dal 2015 abbiamo presentato tutto ciò che ci è stato richiesto dal comune – spiega Fiorella Fumini, 84 anni, presidente dell’Avis di Ladispoli e una vita dedicata a donare e far donare il sangue – ma c’è sempre qualche altro intoppo burocratico. E’ mai possibile che le palazzine private siano andate avanti, mentre di qua ancora aspettiamo, noi insieme a 1500 donatori che finora sono stati ospitati dalla Salus o dall’Irmed? Mi chiedo come mai tutte le difficoltà tecniche incontrate sulla parte pubblica non ci siano state invece per la costruzione dei due palazzi tirati su dal privato.”

A fine luglio 2015 l’amministrazione, stavolta attraverso l’allora vicesindaco Giorgio Lauria, ribadì la volontà di assegnare in comodato d’uso all’Avis parte della struttura, confermando che la società titolare della convenzione aveva programmato l’inizio dell’intervento entro il 2015, considerato che sulla pratica edilizia era in corso il nulla osta paesaggistico della Regione Lazio. Il nulla osta risulta essere stato rilasciato dalla Direzione Regionale Urbanistica, Territorio, Mobilità e Rifiuti il primo dicembre 2015, ma ad oltre 2 anni di distanza la nuova sede dell’Avis non c’è e non ci sono nemmeno i nuovi uffici per la polizia locale che sarebbero dovuti sorgere sempre nell’ambito dello stesso programma integrato, consentendo all’ente di risparmiare decine di migliaia di euro di affitto degli attuali locali. 

Neanche due settimane fa la giunta comunale, con la delibera n. 74, ha riapprovato e variato il progetto definitivo e il quadro economico della parte pubblica, abbassando l’importo totale dei lavori per l’area pubblica da 1 e 65 mila euro circa a 980 mila euro, mentre le somme a disposizione per le spese tecniche e l’Iva aumentano da 88 mila euro a circa 182 mila. In modo assai curioso anche gli oneri per la sicurezza non soggetti a ribassi d’asta diminuiscono da circa 66 mila euro a circa 26 mila. 

Non si conoscono ancora i tempi per l’affidamento e l’avvio dei lavori. 

“Prima di concedere al privato di iniziare l’opera si doveva ottenere ciò che spettava ai cittadini”, incalza la presidente Fumini, che guarda poi al futuro, “sono veramente rammaricata e ora spero solo che il nuovo sindaco, la sua giunta e il nuovo consiglio sentano la necessità di fare ciò che non è stato fatto in due anni e mezzo di false promesse”. 

 

22 maggio 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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