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19082017Headline:

Truffa in campo tecnologico: tra gli indagati della Finanza persone di Ladispoli, Civitavecchia, Oriolo, Tarquinia e Montalto

Una vera e propria truffa carosello quella scoperta in una maxi inchiesta della Finanza di Frascati. Una truffa in campo tecnologico che ha visto venir sequestrato anche un tesoro di 130 reperti etruschi e romani, ora esposti in un museo pubblico.

La maxi indagine è sfociata in 5 denunce a piede libero e sedici misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

Al centro della frode un giro di tablet, i-pad, console di gioco commercializzati a prezzi stracciati.
21 Gli indagati: uno di Ladispoli; quattro di Civitavecchia; quattro di Oriolo Romano, tra cui due donne; tre di Tarquinia; uno di Montalto di Castro e uno di Viterbo. Tre di Roma e infine altre quattro donne: due di Modena e Reggio Emilia, una romena e un’argentina.

A Civitavecchia la base logistica della frode fiscale da circa 18 milioni, finalizzata all’evasione dell’Iva nel commercio di prodotti informatici e ad assicurare ingenti, e indebiti guadagni agli autori della frode, nel cui ambito sono stati anche sequestrati beni per oltre 1,5 milioni di euro.

Nel corso delle perquisizioni, le fiamme gialle hanno recuperato sul litorale anche 130 reperti archeologici, tutti preziosi reperti di età etrusca, romano-imperiale e repubblicana, custoditi in una sorta di piccolo museo privato, che sono ora in mostra al museo Tuscolano di Frascati.

Una girandola di società fittizie è stata individuata dalla finanza: “Imprese aventi le caratteristiche del ‘soggetto interposto’ – si legge nell’ordinanza – aventi tutte quale denominatore comune il fatto di esistere solo da un punto di vista formale, ma non sostanziale”. L’amministrazione sarebbe stata affidata a “soggetti prestanome e nullatenenti – scrivono gli investigatori – privi di qualsivoglia esperienza nel settore merceologico specifico”.

Nella stessa ordinanza, si sottolinea come: “Queste ‘società cuscinetto’, la cui presenza è eventuale e comunque non indispensabile alla perpetrazione della frode, possono essere consapevoli della frode, ma possono anche esserne del tutto all’oscuro”. Di sicuro, nessuna ha svolto attività d’impresa, il fine sarebbe stato solo il perfezionarsi della frode.

Sulla base degli elementi raccolti dai militari, il gip Gisberto Muscolo del tribunale di Velletri ha disposto il sequestro preventivo di 5 immobili, di denaro contante, automezzi e quote societarie, finalizzato alla confisca “per equivalente” in relazione alle imposte evase, agli interessi e alle sanzioni.

Quattro degli arrestati residenti nella Tuscia sono stati sentiti lo scorso 31 luglio a Viterbo dal gip del tribunale Savina Poli: tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, il quarto, un prestanome, ha rilasciato spontanee dichiarazioni dicendosi estraneo e depositando una memoria difensiva.

Si sarebbe limitato ad accettare la carica di amministratore di una presunta società cartiera, in cambio di un compenso di 1600 euro al mese, dimettendosi già l’anno scorso, avendo subodorato che qualcosa non funzionava.

Proprio al 2016 risalgono le indagini della finanza di Frascati sfociate in 21 richieste di misure di custodia cautelare, da parte del pm Giuseppe Travaglini, 16 delle quali accolte dal giudice per le indagini preliminari Gisberto Muscolo, mentre cinque persone restano indagate a piede libero.

Poderose le ordinanze, di 300 pagine, in cui vengono ricostruiti i ruoli di ciascuno. Il via libera alle misure, richieste già il 27 gennaio con un’integrazione dello scorso 11 luglio, è arrivato il 18 luglio. Il 28 luglio l’applicazione, con la notifica agli interessati, assieme a una raffica di sequestri e perquisizioni.

11 agosto 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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