Omicidio Vannini, i periti: "Una tempestiva attivazione dell'iter diagnostico avrebbe contrastato complicanze" - Terzo Binario News

Marco Vannini si sarebbe potuto salvare.
A dirlo è la super perizia depositata l’altro ieri, 12 novembre.

«In estrema sintesi – si legge nella perizia effettuata dai professori Antonio Oliva, Francesco Alessandrini e Andrea Arcangeli, disposta dalla Corte D’Assise, presidente Anna Argento e giudice a latere, Sandro Di Lorenzo – una tempestiva attivazione del corretto iter diagnostico- terapeutico avrebbe garantito al Vannini l’accesso ad un livello adeguato di cure ed allo stesso tempo contrastato l’insorgenza delle complicanze postoperatorie o delle sequele dello shock ipovolemico potratto, scongiurandone, con elevata probabilità, l’exitus».
In sintesi se Marco fosse stato soccorso tempestivamente i medici lo avrebbero salvato “con elevata probabilità”.

Il processo, che vede imputati per omicidio volontario con dolo eventuale il capofamiglia Antonio Ciontoli, sua moglie Maria Pezzillo, i figli Federico e Martina oltre aViola Giorgini (fidanzata di Federico) imputata solo per omissione di soccorso, ora andrà quindi avanti con una conferma ulteriore che il giovane Marco, se soccorso tempestivamente, si sarebbe potuto salvare.

Stesse conclusioni della perizia medico-legale disposta dal pm Alessandra D’Amore ed eseguita dal professor Luigi Cipolloni ed il professor Carlo Gaudio che affermarono che «in conclusione si può affermare con riferimento al quesito propostoci dal magistrato in merito alla presumibile efficacia di un soccorso tempestivo, che una immediata e corretta attivazione dei soccorsi avrebbe evitato il decesso del paziente con elevata probabilità».

A sostenere la stessa tesi era stato anche il dottor Ulrico Piaggio, medico legale della famiglia Vannini, il quale aveva sostenuto che «se una persona colpita intorno alle 23:30 fino alle 2 di notte vive, evidentemente si poteva intervenire sulla lesione. Se il cuore ha continuato a pulsare per ulteriori 2 ore, non era talmente leso da arrestarsi». «Se in quelle due ore – dichiarò il dottor Piaggio – senza perdere tempo tra ritardi ed indugi qualcuno avesse portato subito all’ospedale il ragazzo e si fossero resi conto del problema, questo dopo un’ora sarebbe stato su un tavolo operatorio cardiochirurgico».

Pubblicato giovedì, 9 novembre 2017 @ 08:30:13     © RIPRODUZIONE RISERVATA