Neoplasia, Galante: "Sorveglianza clinica periodica ai sopravvisuti" - Terzo Binario News

“Dopo una diagnosi di neoplasia, l’insieme dei trattamenti adottati e l’assenza di malattia consente dopo 5 anni a sempre più persone di pensare al futuro con tranquillità, senza dimenticare quanto sofferto e gli effetti dei trattamenti subiti – spiega Emanuele Galante, già docente a contratto dell’Università di Roma “La Sapienza” , Oncologo ed Ematologo e Medico di medicina generale in pensione – In Italia si sono superati il milione di sopravvissuti cioè oltre il 50% di guariti da neoplasia. Ma le paure sono tante come le domande: “Ricomincerà? Come sarà la mia vita adesso e che rapporti avrò con gli altri? Cosa altro potrà succedermi?”

In termini scientifici si parla di “Rischio di recidiva, di secondo tumore, di effetti a lungo termine delle terapie, di qualità di vita e di reinserimento sociale”

Per fare alcuni esempi in ambito medico e non sociale, i tumori della Mammella in stadio precoce (quelli che si presentano senza metastasi a distanza) hanno un tasso di recidiva entro i 20 anni, condizionato dalle loro dimensioni iniziali e dal numero di linfonodi coinvolti, che varia tra il 10% ed il 41%. I tumori del Colon ricadono entro i primi 3 anni dalla chirurgia nell’80% dei casi e il 95% entro i 5 anni. Dobbiamo però tener conto che è possibile che un secondo tumore del colon-retto compaia nel 3% dei soggetti ogni 6 anni.

Quali sono i concetti che nascono da queste semplici considerazioni? Che è necessaria una valutazione periodica, programmata tale da anticipare, prevenire e migliorare la qualità di vita.

I dati epidemiologici, considerando la progressiva cronicizzazione delle neoplasie, l’aumento della vita media e la possibilità di trattare alcune neoplasie anche in pazienti cosiddetti anziani, sono già da ora destinati ad aumentare.

Il termine di confronto è di “Survivorship care plan” o Sorveglianza clinica periodica (SCP).

Negli Stati Uniti d’America questo concetto si è strutturato fin dal 2006, coinvolgendo le strutture di Medicare e Ospedaliere ed in Italia sta emergendo ora, confrontandosi con costi economici, appropriatezza, percorsi d’accesso a strutture ed indagini e sul tipo e la qualità della stessa Sorveglianza.

Gli elementi alla base della SCP sono infatti: la differenza tra la storia naturale delle diverse neoplasie, gli effetti collaterali a lungo termine dei trattamenti adottati (chirurgici, farmacologici, radioterapici), l’individuo che effettua la SCP e il suo status psico-sociale, la possibile anticipazione diagnostica, la destabilizzazione del vissuto, il coinvolgimento familiare. A questo dobbiamo aggiungere il consigliare e far adottare dei cambiamenti dello stile di vita (attività fisica, alimentazione sana e mantenimento del peso corporeo) soprattutto monitorandone e mantenendole nel tempo.

Cosa significa tutto questo? Un paziente di qualsiasi età guarito da una neoplasia deve poter godere di un percorso di cure e controlli periodici che, adattandosi alla malattia pregressa, consentano di prevenire, stabilizzare, migliorare per quanto possibile le sue condizioni di vita.

In sostanza la SCP- Sorveglianza Clinica periodica- è una sequenza di diagnosi, riabilitazione e prevenzione che coinvolge più professionisti (specialisti, medici di medicina generale, caregivers e familiari) che valutino, per quelle che sono le proprie competenze e specificità, il soggetto (giovane, anziano, fragile) le sue condizioni fisiche (comorbidità), il suo ambiente  e le sue prospettive di vita, coordinandone l’iter terapeutico e diagnostico.

Pubblicato venerdì, 12 gennaio 2018 @ 17:04:03     © RIPRODUZIONE RISERVATA