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Ladispoli, Moretti: “Presto il secondo pozzo a Statua”

L'opera sarà realizzata grazie ai soldi 'risparmiati' per il dearsenificatore

Il biologo ricercatore Enea Filippo Moretti

Dopo il dearsenificatore ora si guarda al secondo pozzo a Statua. L’opera sarà realizzata con i soldi che l’amministrazione comunale ha risparmiato nella realzzazione dell’impianto di dearsenificazione entrato in funzione già nella giornata di ieri e inaugurato questa mattina. Ad annunciare il prossimo step per l’indipendenza idrica di Ladispoli da Acea, è stato il consigliere comunale Filippo Moretti che è tornato a replicare all’ex assessore ai Lavori Pubblici Marco Pierini che ha rivendicato, per la precedente amministrazione, la paternità dell’opera.

“C’era un finanziamento di 400mila euro – ha spiegato Moretti – ottenuto dall’amministrazione comunale 2 anni fa e che doveva essere utilizzato per la realizzazione della nuova sede di Falvia acque all’interno del depuratore”. La precedente amministrazione comunale “ha speso 17mila euro per il progetto del dearsenificatore, peraltro mai realizzato e per il quale aveva però indetto un bando di gara. La ditta vincitrice del bando ha così fatto causa al Comune che ha dovuto pagare altri 28mila euro, presi dal finanziamento. Ben 45mila euro – ha sottolineato Moretti – sono dunque andati in fumo senza però realizzare nulla. Della restante cifra, 175mila erano stati accantonati per la realizzazione dell’impianto ma si trattava solo di una voce a cui non corrispondeva alcun progetto, alcuno studio né un incarico”. Dei fondi stanziati per la realizzazione del dearsenificatore l’attuale amministrazione comunale “ne ha spesi solo 131mila euro, i restanti – ha concluso Moretti – saranno usati per la realizzazione del secondo pozzo a Statua. In poche parole con i soldi non usati dalla precedente amministrazione, sui quali abbiamo pagato interessi per 2 anni, una multa e una progettazione mai attuata, abbiamo risolto i problemi di Ladispoli”.

12 agosto 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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  • Dario Petrini

    Bene questo vogliamo sapere, basta con le chiacchiere e i comunicati fumosi in politichese via social.Vogliamo sapere come e per quali progetti vengono spesi i soldi dei cittadini.Adesso quei 45.000 euro spesi per nulla chi ce li ridà? ?Chi ha sbagliato deve pagare e andare a casa.