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17082017Headline:

La “Juvecchia”, una pittata che cancella la storia

Oggi alle 19 si sarebbe dovuto giocare un derby. Rinviato, e sui motivi dello slittamento a giovedì meglio sorvolare, come sulle comunicazioni relative al rinvio. Su cosa non si può sorvolare è l’accadimento avvenuto in settimana ossia la cancellazione in un colpo solo di vent’anni di calcetto civitavecchiese.

Il presidente Antonello Quagliata ha preso e stravolto quello che è stato il sancta sanctorum del pentacalcio cittadino ossia ha tolto i colori sociali al Civitavecchia che da nerazzurro diventa bianconero con un colpo di pennello ben assestato. E al di là delle considerazioni cromatiche, c’è molto altro dietro. Eloquente il fatto che Quagliata si sia limitato a creare una pagina Facebook raccogliendo amicizie: convocare una conferenza stampa avrebbe scatenato un – logico – fuoco di fila del quale dover rispondere. Che poi le bordate sono arrivate lo stesso, persino da oltreoceano, e senza confronto diretto, come da buon social che si rispetti. Giocatori, dirigenti, appassionati hanno chiesto conto a Quagliata del motivo per cui abbia agito in questo modo. Tacendo, una decisione ad oggi incomprensibile rimane senza una spiegazione plausibile, doverosa nei confronti di chi ha seguito per 20 anni le sorti del sodalizio. Doverosa nei confronti della città, che ha cinto la testa della società con il suo nome e con i suoi colori. L’idea di fondo è quella di dare un taglio netto con il passato, che serva a prendere le distanze da chi nel Civitavecchia calcio a 5 non solo c’è stato, ma lo ha pure creato.

Questa società è sorta quando il sottoscritto si stava avvicinando alla professione: il Civitavecchia storico della serie A era già sciolto, l’Amatori Civitavecchia era in B e dalla fusione fra Nuovo Civitavecchia 1991 ed Erg Moscatelli si diede vita all’As Civitavecchia calcio a 5. Correva l’anno 1997 e si partì con prima squadra in C1, under 21 e serie A femminile: praticamente il mesozoico del calcetto. Molti dei protagonisti dell’epoca ancora giocano o allenano, segno di un movimento cresciuto meno del previsto ma pur sempre significativo in città. Non che i momenti siano sempre stato felici: ci sono stati gli onori della promozione in B, la Coppa Italia regionale così come l’onta della retrocessione in C2. Nel frattempo è nato l’Atletico, capace di ritagliarsi un suo spazio fino a questa estate, quando dopo la salvezza – nello spareggio proprio contro gli allora nerazzurri – la società non si è iscritta al campionato. Passi (a fatica) la seconda retrocessione consecutiva; passi (con tantissima fatica) il ritiro di under 21 e juniores (mai accaduto prima) ma il cambio di colori sociali, no. Questo è inaccettabile, specie se la Futsal attuale la si vuole far passare per la figlia della società precedente. Piaccia o no, quella a tinte bianconere è diversa geneticamente da quella nerazzurra. È come se un interista si vedesse trasformare la Beneamata nell’Internazionale bianconera: ad Appiano Gentile si assisterebbe all’assedio dei cinesi.

Non basta un cambio di divise con colori diversi per rompere con il passato. Confrontarsi con il passato non è esercizio umiliante, anzi è costruttivo e va vissuto con orgoglio se si vuole migliorare. Buttarlo nel cestino o passando una mano di vernice al massimo si copre, e pure malamente. Non si cambia di certo, né si migliora. Io a chiamarla As o Civitavecchia, mi scuserete, non riesco. Per identificarla, al massimo posso usare un neologismo, che non la rende né carne né pesce, o se preferite, né bianca né nera: al massimo, la società di futsal attuale può essere una Juvecchia. E non è un complimento.

11 febbraio 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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