29052017Headline:

Incidente ferroviario Bressanone, la stazione di Ladispoli nell’inchiesta fra i comportamenti da evitare

Nella relazione della commissione investigativa una foto del binario 4 descrive una pericolosa abitudine di chi prende il treno

di Ernest Everhard

Fig.1 Incidente di Bressanone

Dopo un incidente ferroviario il minimo che si può fare è predisporre tutte le misure più idonee a impedire che accada di nuovo. E’ per questo che il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dopo l’incidente occorso il 6 giugno 2012 alla stazione di Bressanone al treno 44213, ha incaricato una commissione investigativa di approfondire le cause dell’evento e di formulare precise raccomandazioni.

La relazione consegnata il 21 dicembre 2015 analizza in 235 pagine cause dirette, indirette e circostanziali dell’evento, prende in esame le imprese appaltatrici coinvolte, riferisce precedenti simili e illustra delle raccomandazioni da seguire. I rilievi chiarirono che in quell’occasione, principalmente a causa di un difetto di manutenzione, quel treno sviò e proseguì la sua corsa sino ad occupare la sagoma del 3° binario (fig.1).

Se a Bressanone si ferirono lievemente solo i due macchinisti e non si fece male nessun altro, fu probabilmente per una fortunata coincidenza. Al momento dell’incidente, infatti, era mezzogiorno e la stazione si presentava semivuota.

Ma cosa sarebbe successo se la stessa dinamica fosse accaduta al binario 4 della stazione di Ladispoli, magari all’ora di punta? E’ la stessa domanda che si sono posti probabilmente gli investigatori quando hanno fotografato e pubblicato a pagina 179 un’immagine del binario 4 della Stazione di Cerveteri-Ladispoli (fig.2).

Fig.2 Il binario 4 della stazione di Ladispoli a pagina 179 della relazione della commissione d’inchiesta sull’incidente ferroviario di Bressanone.

Nella fotografia ci sono una decina di persone sedute sul bordo della banchina “intente nelle attività più disparate: lettura di un libro, bere una birra, parlare al cellulare…”.

Poco prima il presidente della commissione ministeriale di indagine introduce la differenza tra  quello che gli esperti chiamano il “sistema della sicurezza patologica”, definito “il peggior sistema di gestione della Safety esistente” – secondo il quale “non interessa indagare finché non si è obbligati a farlo” – e quello più moderno e “maturo”. Secondo quest’ultimo approccio le indagini “non devono essere effettuate in base ai danni dell’inconveniente o incidente, bensì in base alle cause dello stesso e alla necessità di eliminare eventuali Hazard o eventualmente di mitigare opportunamente gli stessi”. 

In altre parole, occorre sia prevenire il verificarsi di un incidente simile ad uno già successo sia limitarne le conseguenze negative qualora dovesse ripetersi. Ma nel caso della stazione di Ladispoli, così come moltissime altre stazioni ferroviarie in Italia in cui gli utenti mettono in pratica gli stessi comportamenti scorretti, quali misure di prevenzione sono state messe in campo in questi anni? Le telecamere installate nel sottopassaggio sono state un fatto positivo e rispondono ad un’esigenza di “security”, ma installare telecamere anche sulle banchine potrebbe consentire una maggiore “safety”, magari trasmettendo degli annunci volti che ammoniscano gli utenti a non commettere simili leggerezze.

Fig. 3 Stazione Cerveteri-Ladispoli, binario 4. Maggio 2017

In passato sono stati scritti diversi articoli ( http://www.terzobinario.it/stazione-ladispoli-cerveteri-far-west-dellattraversamento-dei-binari/86763 ) sulla diffusa pratica di attraversare il binario 1 direttamente passando sulle rotaie, anziché imboccare correttamente la strada del sottopassaggio. Abitudini così radicate sono difficili da estirpare, ancor di più se confortate dall’assenza di controlli specifici.

Persino di sabato, quando la stazione è quasi deserta (e ciò che più dà all’occhio, in presenza di panchine libere) si può assistere a scene come quella della figura 3. Questo accade ogni giorno. Soprattutto nelle ore di maggior affluenza il binario 4 viene utilizzato come una poltrona da decine di persone, pur non essendo affatto un binario morto.

In conclusione giova ricordare che, secondo quanto riportato nel documento, ogni anno muoiono sulle ferrovie circa 50 persone per cause attribuite dal Gestore dell’Infrastruttura a suicidi quando nella realtà non sono suicidi, ma veri e proprio incidenti dovuti “ad Hazards eliminabili per comportamenti scorretti di persone che non conoscono appieno o sottovalutano i pericoli posti in essere dall’infrastruttura ferroviaria”.

19 maggio 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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