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19082017Headline:

“Creare un grande comitato unitario per salvare il Lago di Bracciano”

Creare un unico grande comitato per salvaguardare il lago di Bracciano. La proposta arriva dal Comitato acqua pubblica del territorio, Coordinamento regionale acqua pubblica e Forum italiano. Solo insieme, come un unico corpo, si potrà, secondo i tre enti, “stimolare, affiancare e sostenere l’azione di tutti i rappresentanti delle istituzioni impegnati per la salvaguardia del lago di Bracciano”, sollecitando allo stesso tempo, “le doverose decisioni del Comune di roma e della Regione Lazio”. 

Quella che sta vivendo il lago di Bracciano è una crisi che per il comitato era annunciata da tempo e che ha origine nell’emergenza climatica globale, “da quella italiana, dovuta alla mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali, e da quella laziale e romana, legata di fatto alla politica monopolistica e privatistica di Acea”. 

“Occorre innanzitutto una grande sensibilizzazione al cambiamento degli stili di vita – scrivono dai comitati per l’acqua pubblica – per razionalizzare i consumi, salvaguardare l’acqua bene comune, e ridurre le emissioni di gas serra; così come servono nuove politiche nazionali e territoriali nel segno della gestione pubblica dell’acqua: in tutto questo, è essenziale il ruolo di istituzioni, scuola, e associazioni”.

Per la crisi idrica vissuta nella Regione Lazio dai tantissimi utenti, e anche per l’abbassamento dei livelli del lago di Bracciano, Il Comitato punta il dito contro Acea Spa, “detenuta – sottolinea – per il 51% dal comune di Roma, che da anni preleva acqua dal lago attraverso la propria società Acea Ato2 Spa che gestisce l’intero sistema idrico integrato dell’Ato2, cioè di Roma e provincia. Acea Ato2 trasferisce ogni anno, per un perverso meccanismo di gestione aziendale, 60-80milioni di euro ad Acea spa che a sua volta distribuisce cospicui dividendi al Comune di Roma, ai quali la sindaca Raggi non intende rinunciare”. 

E poi c’è la Regione Lazio che “svolge un ruolo – prosegue il Comitato per l’acqua pubblica – un ruolo ancor più determinante, avendo la Pisana da tempo approvato la legge n.5/2014 ‘Tutela, governo e gestione pubblica delle acque’, che fissa alcuni importanti obiettivi tra cui: abolizione dei 5 Ato della Regione Lazio, introducendo gli ambiti di bacino idrografici (Abi) sulla base della reale conformazione del sistema idrogeologico, e un maggior ‘potere’ decisionale e trasparenza per sindaci e cittadini”. Una legge approvata “da oltre 3 anni – prosegue la nota – non può essere applicata perché non sono stati ancora istituiti gli Abi, per la volontà del Pd di privatizzare i servizi, affidando a 5 grandi aziende la gestione dell’acqua in Italia”.

Ma come risolvere dunque l’emergenza vissuta dal lago di Bracciano prima che sia troppo tardi? “Il primo passo – spiega il Comitato per l’acqua pubblica – è mettere all’ordine degl giorno del Consiglio regionale la discussione e approvazione della legge di istituzione degli Abi. Altre proposte, localistiche e limitate al solo contesto del lago di Bracciano, e magari anche a quello di Martignano, sono del tutto inappropriate e inefficaci, forse utili ad attrarre l’attenzione della popolazione ma senza speranza di incidere”. 

Parallelamente, però, per gli ambientalisti e i ‘difensori’ dell’acqua, è necessario che “il Comune di Roma trasformi Acea Ato2 in un’azienda speciale e non venda le proprie quote (3,5%) come annunciato pochi giorni fa: solo così soldi che i cittadini pagano con la tariffa saranno utilizzati per la riqualificazione del servizio idrico. Chiediamo che, parallelamente ad un intervento emergenziale per arginare il disastro ambientale ed ecologico in corso – interrompere subito, o diminuire drasticamente, il prelievo di acqua da parte di Acea Ato2, si mettano immediatamente in campo le azioni per attuare la soluzione di tipo strutturale, cioè: pubblicizzazione della gestione dell’acqua a Roma/città metropolitana e nel Lazio, svincolata da logiche di profitto e basata sulla tutela dei bacini idrografici (saranno le autorità degli Abi a gestire e razionalizzare l’uso delle acque);programmazione di medio/lungo periodo, e investimenti in infrastrutture e impianti specialmente considerando che le reti di distribuzioni sono obsolete;trasparenza nella gestione, e coinvolgimento dei cittadini con l’istituzione di Comitati per la Trasparenza e Partecipazione”.

Tutte azioni che per il Comitato Acqua pubblica Cprn/Anguillara, coordinamento regionale acqua pubblica Lazio e forum italiano dei movimenti per l’acqua, possono essere portate avanti con l’unità dei movimenti e delle associazioni che ad oggi si stanno battendo per la salvaguardia non solo del mantenimento pubblico del servizio idrico, ma anche per la salvaguardia di un lago che ad oggi sembra destinato a sparire. 

17 giugno 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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