21082017Headline:

Come difendersi dal Redditometro. Il Prestito tra familiari.

Federico-ParisIn tempi di crisi economica e scarsa propensione degli istituti di credito a concedere finanziamenti alle famiglie ed imprese si ricorre sempre più spesso al prestito di familiari o amici, il cosiddetto prestito tra privati.

È bene precisare che questo tipo di prestito è consentito dalla legge quando si tratta di erogazioni occasionali che non siano rivolte nei confronti di un numero non determinato di persone. Il Decreto Legislativo n.385 del 1993 punisce chiunque eserciti in modo abusivo un’attività finanziaria e precisa che è necessario che l’attività sia svolta nei confronti del pubblico.

Lo scambio monetario tra famigliari, amici oppure conviventi può avvenire sotto questa forma quando è finalizzato per esempio all’acquisto di una casa oppure di un’automobile o più semplicemente come esigenza di liquidità per la vita di tutti i giorni (pagare bollette, tasse e spese impreviste).

Bisogna però stare attenti e capire bene come non incorrere in problemi seri come la mancata restituzione oppure l’accertamento fiscale per mezzo del Redditometro.

Pur trattandosi di parenti e amici, è sempre meglio formalizzare il prestito secondo la legge utilizzando una serie di strumenti che ci consentono di rispettare il detto: “Patti chiari amicizia lunga”. Inoltre la formalizzazione dettagliata, chiara e univoca del prestito, ci consente di munirci di una serie di “pezze d’appoggio” utilissime in caso di un controllo fiscale.

Il fisco in seguito all’acquisto di un bene, per esempio un’automobile o un’abitazione, da parte di un cittadino, è incaricato di verificare se quella spesa è giustificabile dal reddito complessivo di quest’ultimo. L’accertamento, il cosiddetto Redditometro, scatterà quando il reddito complessivo ipotizzato dall’Amministrazione Finanziaria, è superiore a quello dichiarato in dichiarazione dei redditi. A tale proposito diventa fondamentale saper giustificare le somme e il patrimonio di cui si è entrati in possesso.

Perciò nel caso di prestito tra privati, quando si tratta di una somma ingente, rimane utile – per non dire necessario – stipulare una scrittura privata che formalizza l’accordo. Questo tipo di tutela serve anche a tutelare i contraenti nel caso di morte di uno dei due.

La scrittura privata assume la forma di un contratto di prestito – che per correttezza giuridica è a tutti gli effetti contratto di mutuo secondo ex art.1813 del codice civile – dove le parti stabiliscono la somma erogata, il tasso d’interesse se previsto, i tempi e le modalità di restituzione, le eventuali penali in caso di ritardo e le eventuali garanzie a tutela del creditore.

Come in tutte le forme contrattuali, bisogna stare attenti ai formalismi che possono invalidare il contratto, oppure va sottolineato nel caso d’interessi attivi alla somma concessa in prestito, gli stessi vanno dichiarati nella dichiarazione dei redditi. Inoltre c’è da sapere che nel caso di pagamento degli interessi passivi, per esempio per la concessione di somme utilizzate per l’acquisto dell’abitazione principale, non c’è la possibilità di detrarli in dichiarazione.

Infine ci sono alcune utili consigli da dare per una corretta tracciabilità della scrittura privata. La corrispondenza deve essere scambiata attraverso l’uso di raccomandata A/R, posta elettronica certificata (PEC), firma elettronica oppure con una registrazione della stessa presso l’Agenzia delle Entrate. A una prima lettura tutti questi formalismi potrebbero sembrare adempimenti inutili e dispendiosi in termini di tempo ma sono fondamentali nel caso si scegliesse di ricorrere a questa forma di prestito.

Per non incorrere in errori che possano invalidare il vantaggio di questa forma di prestito, è sempre meglio affidarsi a professionisti specializzati che sappiano consigliarvi e “guidarvi” nella difficile realizzazione burocratica dell’atto.

Maggiori informazioni su www.studiofedericoparis.it

13 marzo 2015 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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