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Cerveteri, intervista all’ex magistrato Gherardo Colombo: oltre 300 gli studenti oggi al Mattei

Più di 300 studenti del istituto superiore E. Mattei e delle classi medie degli istituti G. Cena, Salvo D’Acquisto, Marina di Cerveteri e Don Milani hanno partecipato questa mattina, presso l’Auditorium dell’I.S.I.S Enrico Mattei, all’incontro con l’ex magistrato, giurista e scrittore Gherardo Colombo.

Alla presenza del comandante della compagnia della Guardia di finanza di Ladispoli Antonino Spanó, del sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci, del vicepresidente del consiglio comunale Federica Battafarano che insieme all’Auser Civitavecchia ha organizzato l’iniziativa, l’ex magistrato ha intrattenuto i ragazzi dialogando con loro sui principi della nostra Costituzione e sul significato di parole come “legalità” e “regole”.

“Oltre ad essere stato un grande magistrato che ha segnato dei momenti storici della nostra Italia – ha detto nel suo intervento di apertura il sindaco Alessio Pascucci –  Gherardo Colombo è un grande maestro, capace di ispirare diverse generazioni. Dei suoi scritti mi hanno sempre colpito i passaggi sulla differenza fra educare alla libertà ed educare all’obbedienza.”

“Cosa significa legalità?” Questa la domanda da cui è partito l’ex magistrato. “Rispettare le leggi e i diritti degli altri”, è la risposta di una studentessa giunta dalla platea. Ma se dentro le leggi non ci sono i diritti? Sulla base di questo spunto il dott. Colombo ha invitato le centinaia di persone presenti – studenti delle medie, liceali, insegnanti, cittadini e giornalisti – a prendere in esame l’articolo 3 della carta costituzionale nella sua parte “spesso dimenticata”, ossia il principio di pari dignità sociale. Se prima del 1948 la donna non poteva votare significa che all’epoca la legalità consisteva nella negazione di questo diritto. Un’attenzione particolare alle discriminazioni di genere è stata riservata da Colombo per tutta la durata dell’incontro.

“Di per sè <<legalità>> è una parola piuttosto vuota, per capire se la legalità è qualcosa di apprezzabile bisogna andare a vedere cosa c’è dentro le leggi”, ha osservato Gherardo Colombo.

“Le regole vi piacciono?”, la risposta di pancia a quest’ulteriore semplice quesito è stata un bel no. Il dott. Colombo ha cercato di far ragionare i presenti su come le regole siano viste spesso come un’imposizione, nonostante l’esistenza di norme permissive o norme che statuiscono diritti, quali il diritto alla salute, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero o il diritto alla libertà personale. Ma “non c’è dovere previsto in Costituzione cui non corrisponda un diritto”, ha sintetizzato infine Colombo.

L’incontro è stato scandito da uno scambio costante, da un botta e risposta continuo e a volte anche ruvido tra l’illustre ospite, i ragazzi e gli adulti presenti. Attraverso un linguaggio semplice e la disponibilità a mettersi sullo stesso piano di chi ascolta, Gherardo Colombo è riuscito a stimolare una riflessione sul significato proprio del termine “regola”. 

“Ci sono persone che intendono il rapporto tra le persone secondo un modello di organizzazione verticale: chi sta in alto comanda, chi sta in basso ubbidisce. E chi, invece, la pensa in modo diverso. Tra quelli che la pensavano diversamente ci sono anche coloro che hanno scritto la costituzione.”

A margine dell’iniziativa si è approfittato della presenza del dott.Colombo per rivolgergli una breve intervista.

Lei da molto tempo gira l’Italia incontrando i ragazzi delle scuole. Dall’incontro di oggi ho notato con quale facilità lei riesca a tirare fuori da loro considerazioni sulle regole e sulla legalità. Per farlo lei in un certo senso si abbassa di livello per rendere comprensibili certi argomenti. Trova ancora stimoli nel visitare le scuole italiane? E quali novità ha rilevato negli ultimi tempi parlando con i ragazzi?

Innanzitutto secondo me non si tratta di abbassarsi, quanto di ascoltare. Che è una cosa che gli adulti fanno piuttosto poco nei confronti dei ragazzi. Per poter parlare loro è necessario riuscire a dialogare. Parlare significa dialogare, non vuol dire imporre il proprio pensiero, cosa che invece gli adulti fanno spessissimo. Per dialogare è anche necessario utilizzare un linguaggio comprensibile. Per quanto riguarda la mia valutazione su quello che faccio io credo che possa servire. Questa convinzione dipende dall’osservazione dei ragazzi che seguono. Anche oggi, nonostante i problemi col microfono che non mi hanno consentito di spaziare e andare un po’ da tutte le parti, avete visto che comunque i ragazzi erano interessati.

Anche nell’incontro di oggi Lei è partito dai primi articoli dalla Costituzione, ha parlato dell’art. 1, “L’italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Quello che ero curioso di chiederle è se lei crede che davanti a tutto quello che sta arrivando – l’avvento della robotica che sostituisce i lavoratori, l’industria 4.0, gli effetti più aggressivi della globalizzazione – la Costituzione del 48 possa ancora dirsi attuale e vitale.

Non so predire il futuro. Certo sarebbe anche possibile un’interpretazione molto pessimistica dell’evolversi delle relazioni. Qualcuno potrebbe temere che si vada verso una società sempre più discriminante. Ma se noi vogliamo evitare il ripetersi dei disastri che si sono verificati nella prima metà del secolo scorso o rendere più difficile che accadano…bhe se il nostro intento è quello la nostra costituzione continua ad essere estremamente attuale. Il punto di partenza della carta costituzionale, da cui derivano i principi fondamentali e poi tutta la Costituzione – la prima sui diritti e i doveri e la seconda sull’organizzazione delle istituzioni – è il principio del riconoscimento della pari dignità di ciascuna persona rispetto alle altre. Questo conduce all’esclusione di qualsiasi discriminazione. Le cose non vanno per conto loro, no? Noi una qualche possibilità ce l’abbiamo di aiutare ad indirizzarle. Se si vuole una società discriminante in cui le persone sono messe in ordine gerarchico e in cui una minima parte dell’umanità possiede le ricchezze quasi di tutti e gli altri sono sostanzialmente ridotti al livello di sopravvivenza…bisognerà rendersi conto che la stragrande maggioranza di noi sarà al livello minimo di sopravvivenza.

Forse quindi è necessario più applicarla, che pensare di cambiarla considerandola obsoleta?

La costituzione continua ad essere una grandissima novità. Le regole a cui ci riferiamo generalmente sono le regole del passato, sono quelle discriminanti. Noi dobbiamo essere capaci di arrivare ad applicare la costituzione, perché ancora non siamo stati in grado di farlo. Mi sembra che delle volte camminiamo come i gamberi…

Personalmente ricordo una sua metafora con cui spiegò anni fa ad un altro pubblico di studenti il perché aveva smesso di fare il magistrato. Disse che era inutile continuare a fare l’idraulico sulle tubazioni di casa, quando il problema si trovava a monte, nella conduttura principale. O qualcosa del genere. Un altro modo sarebbe l’impegno in politica, non crede?

Sarebbe come occuparsi di un altro rubinetto o di un tubo dello stesso complesso. Se non si va alla fonte secondo me serve a poco. E la fonte è la cultura.

15 marzo 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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