Benessere equo e sostenibile: un nuovo punto di partenza per l'Italia - Terzo Binario News

BES

Si chiama BES ed indica un insieme di 134 indicatori, riuniti in 12 ambiti per misurare il benessere equo e sostenibile del nostro paese.

Tale proposta si inserisce nell’animata discussione del cosiddetto “superamento del Pil”. Questo progetto, nato da un’iniziativa dell’Istat e Cnel, si basa sulla considerazione del carattere sociale ed ambientale del nostro paese come parametro sul quale valutare la crescita o decrescita della società. L’anziano Pil, infatti, basa le sue “ricerche di società” sul criterio di carattere economico.

Già Robert Kennedy in un discorso all’università del Kansas nel 1968 esprime l’inadeguatezza del Pil per rappresentare la ricchezza di un popolo: “il Pil- afferma Kennedy- comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana”.

E’ stato redatto, dal Cnel e dall’Istat, il primo rapporto Bes 2013 dove sono elencati i 12 ambiti dei quali si occupa il progetto. Il rapporto, di grande impatto per i dati che riporta, vuole sensibilizzare i cittadini riguardo temi comuni, con i quali dobbiamo fare i conti ogni giorno.

Ad esempio il tasso di mortalità in italia è notevolmente basso ma è in crescita la percentuale di persone obese e sedentarie; le donne sono più istruite degli uomini e migliorano le condizioni di lavoro, decrescescendo, così, la percentuale di morti sul lavoro. La quota di raccolta differenziata è aumentata sino al 35% anche se appare ancora lontano dagli standard dei migliori paesi europei. Cresce la percentuale dei lavori sovra istruiti ma, dal 2008 al 2011 il tasso di occupazione è sceso del 2%.

Dati confortanti, dati scoraggianti. Comunque il quadro sociale ed ambientale del nostro paese è chiaro e comprende indicatori da non sottovalutare per comprendere l’odierna situazione italiana.

L’inevitabile risposta di economisti e politici riguardo l’adozione del Bes non tarda ad arrivare: “Utile sì, ma non potrà mai sostiuire il Pil.- commenta l’economista italiano Tito Boeri– E’ singolare che queste operazioni vengano fatte da un paese in cui il Pil sta crollando. Non mi risulta che in stati come Brasile, Cina o India o anche in paesi anglosassoni che hanno conosciuto tassi di crescita molto più elevati siano state istituite commissioni per definire indicatori alternativi al Pil. Non vorrei che questa fosse un’operazione che deresponsabilizza la nostra classe dirigente“.

A riconoscere, invece, l’importanza del progetto Bes e quindi incentivare la sua attuazione vi sono nomi altrettanto noti come il Segretario Generale  di Confartigianato Cesare Fumagalli, che esprime il suo consenso affermando: “anche noi continuiamo ad avere una ferma convinzione sulla centralità della persona in tutte le vicende dell’economia: interpretiamo i fatti dell’economia attraverso la persona nella sua interezza”. Anche Patrizio Bianchi, docente di economia applicata all’Università di Ferrara sostiene il Bes: “ci dà un idea del vivere comune più articolata di quanto non sia solo il Pil”.

Non tutta la vita, quindi è riconducibile al tasso economico di un paese. Per capire le problematiche, i punti di forza e i mutamenti di un popolo bisogna “viverlo” ed analizzarlo in tutte le sue sfaccettature. Provare a dargli una misura è il primo passo per conseguire solidi e concreti risultati.

 

Pubblicato mercoledì, 13 marzo 2013 @ 19:04:48     © RIPRODUZIONE RISERVATA