"Arianna" di David Ambrosini, c'era anche un po' di Cerveteri al Festival di Venezia - Terzo Binario News

C’è anche un po’ di Cerveteri al Festival di Venezia 2017. Il merito è di David Ambrosini 33 anni di Cerveteri. E’ sua la regia del cortometraggio presentato nei giorni scorsi alla 74esima mostra del Festival di Venezia. Un sogno, il Festival di Venezia, quello che accomuna un po’ tutti coloro i quali decidono di intraprendere la professione del regista, diventato inaspettatamente realtà. Il corto, prodotto dall’associazione culturale La Strada, si chiama “Arianna”: una persona che vuole semplicemente essere un avvocato ma che a causa della sua decisione di cambiare sesso, viene addirittura licenziata. A ispirare la trama del cortometraggio la storia vera di Francesca Busdraghi che Andrea Garofalo, la ‘mente’ di “Arianna” ha avuto modo di conoscere. “Andrea – ha raccontato David Ambrosini – ha conosciuto Francesca, una transessuale che gli ha raccontato gran parte della sua vita, del suo lavoro. Da qui abbiamo preso lo spunto per il cortometraggio.

“L’ho conosciuta dopo che aveva fatto la transizione e lei pensava di finirla lì perché non riusciva a trovare un lavoro vero. Lei mi ha aiutato molto, girare nei panni di Arianna a Roma mi ha cambiato la prospettiva”, ha infatti raccontato il protagonista, Andrea Garofalo.

Arianna, infatti, non riesce a trovare lavoro da quando ha cambiato sesso, addirittura è stata licenziata”. Grazie alla realizzazione dell’opera il regista e i suoi compagni d’avventura hanno appreso che “il 56% delle persone che cambiano sesso vengono discriminate. Quasi il 50% delle persone transessuali che ha tentato il suicidio – ha proseguito David Ambrosini – ha dichiarato di averlo fatto perché non riusciva a trovare un lavoro”. 

Stella Egitto, che nel corto interpreta Beatrice, la fedele amica di Arianna, punta l’attenzione sui numeri: “Andrea lo avevo conosciuto su un altro set, mi aveva parlato di questo progetto e lo abbiamo preparato davvero in fretta. Un’effettiva esperienza di discriminazione non l’ho mai avuta. È inspiegabile, stiamo raccontando la storia di un persona che voleva farla finita”.

Giampiero Judica parla così del suo ruolo di avvocato: “Mi diverte fare il cattivo, mi permette di fare nella finzione quello che non ho il coraggio di fare nella vita. Abbiamo cercato di dargli un po’ di umanità ma in realtà alla fine non sono neanche il vero cattivo. Cerco sempre di difendere i miei personaggi, ma qui è difficile farlo”.

Una storia a carattere sociale il cui intento era quello di “fare molto rumore”, spinti dalla “volontà di denunciare una situazione che riteniamo assurda”. Un desiderio, così forte che alla fine ha portato alla realizzazione di un sogno. Quel sogno che anima un po’ tutti coloro i quali ‘da grandi’ vogliono intraprendere la professione del regista. “Si tratta di una manifestazione importante – ha detto David Ambrosini – ed essere lì è stato emozionante”. A fare da apripista ad “Arianna” è stato Nichi Vendola: “Viviamo in un conflitto, come se vivessimo schiacciati tra il ritorno del Medioevo e i valori della rivoluzione francese. Ma come oggi c’è una rivendicazione dei diritti individuali, ma mai come oggi si rischia di esserne privati”. Queste le parole usate da Vendola all’anteprima del cortometraggio. 

Prossima tappa dell’avventura sarà Chicago dove il 24 settembre “Arianna” sarà “l’unico lavoro italiano – ha spiegato Ambrosini – all’interno del secondo festival di tematiche Lgbt più importante”. E “Arianna” ha riscosso così tanto successo che altri festival ne hanno chiesto la presenza durante le loro manifestazioni. Ora, però ci si concentra anche sul futuro e non è escluso che da un semplice cortometraggio possa nascere qualcosa di più “consistente”. 

“Ci hanno chiesto – ha concluso David Ambrosini – di lavorare a una versione più lunga di Arianna”. Ma cosa riserva il futuro è ancora tutto un piacevole mistero da svelare. 

 

Pubblicato mercoledì, 13 settembre 2017 @ 08:24:34     © RIPRODUZIONE RISERVATA